L’ansia per l’unità dei cristiani

Il ricordo di Paolo VI da parte di mons. Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica

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La canonizzazione di Paolo VI è un evento che tutti abbiamo atteso e che, in chi l’ha conosciuto, fa rivivere momenti e ricordi indelebili. Anch’io ho avuto alcune occasioni di incontrarlo e di coglierne la profondità d’animo nonché la sua passione per la Chiesa. Vorrei riferirmi a tre circostanze particolari dalle quali ho potuto ricavare altrettanti aspetti caratterizzanti la sua straordinaria figura di pontefice che ha guidato la Chiesa in un tornante eccezionale della sua storia.

Anzitutto ricordo la festa celebrata in seminario per la sua elezione e l’udienza con i seminaristi di Brescia, nel giugno1964, ad un anno dall’inizio del pontificato. Ero adolescente e non potevo cogliere in profondità il significato di quell’incontro tanto fraterno ed affettuoso con il Capo della Chiesa, in cui avvertivamo un vero padre. La vicinanza così familiare con il Papa ha rafforzato in me l’atteggiamento di fede e di comunione che un seminarista e un prete devono avere per il successore di Pietro. Quell’evento, accaduto nel tempo del seminario e che coincideva con l’esperienza in corso del Concilio, ha caratterizzato tutto il periodo successivo; l’impressione del primo incontro con Paolo VI ha determinato in molti di noi la figura dell’autentica interpretazione dell’intera vicenda ecclesiale del Concilio. Gli studi della teologia e quelli delle scienze sociali a Roma, coincidenti con il passaggio dal pontificato di Montini a quello di Wojtyla, sono stati accompagnati dall’accostamento ai documenti conciliari, interpretati dall’ottica “montiniana”. A tale proposito, mi ha sempre colpito un passaggio del suo discorso pronunciato da arcivescovo a Milano, in occasione della festa di Sant’Ambrogio, il 7 dicembre 1962, al termine della prima sessione del Concilio dove, spiegando alla diocesi il senso dell’esperienza conciliare, anticipava quanto avrebbe scritto in seguito nell’enciclica Ecclesiam suam. Due giorni prima, nel suo intervento ai lavori conciliari, aveva posto obiezione alla discussione sul tema della Chiesa, evidenziando che nello schema proposto venivano presentati gli elementi del diritto ecclesiastico e non invece le verità che si riferivano più direttamente al “mistero della Chiesa”, alla sua vita mistica e morale che costituiscono la sostanza della vita ecclesiale. E poco dopo, nel duomo di Milano, diceva: “Ieri l’argomento della Chiesa pareva restringersi alla potestà del papa, oggi si estende all’episcopato, ai religiosi, ai laici, al corpo intero della Chiesa; ieri era la storia esteriore della Chiesa che ci interessava principalmente, oggi quella interiore, generata dall’arcana presenza di Cristo in essa”. Questo tema, sviluppato poi nella sua prima enciclica papale, contribuiva alla definizione della Chiesa come “sacramento di salvezza”, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano”, che il Concilio ci ha consegnato (LG, 1).

La seconda circostanza è stata l’udienza speciale del settembre 1977 delle diocesi di Brescia e Milano, in occasione dell’80° genetliaco del Papa. In quel tempo ero vicerettore dell’Istituto “C. Arici”, la scuola che G.B. Montini aveva frequentato quando era gestita dai Gesuiti. Mons. Cavalleri volle che anch’io andassi al baciamano del Papa insieme a lui e a due rappresentanti degli alunni. Fu per me un colloquio, breve ma indimenticabile, dal quale trasparì, insieme al suo ricordo degli studi, il suo animo di profondo educatore attento ai giovani. Dopo che Mons. Morstabilini mi ebbe presentato come il più giovane vicerettore, il Papa mi pose la mano sulla spalla e mi esortò ad investire le migliori energie culturali e pastorali nel campo dell’educazione cristiana, accanto ai giovani per aiutarli ad acquisire un’apertura della mente e dello spirito capace di misurarsi con i problemi europei e mondiali. Ho sempre nella memoria lo sguardo di meraviglia che ci scambiammo, dopo quelle espressioni, con il vescovo Morstabilini e Mons. Cavalleri. Tornando a Brescia, d’accordo con il vescovo, creai presso l’Arici il “Seminario Permanente Europeo”, quale laboratorio di iniziative educative per gli studenti, secondo l’ispirazione di Paolo VI. Il tema della passione educativa e dell’attenzione ai giovani aveva, infatti, caratterizzato l’intera vita di Montini: da giovane studente dell’Arici, già allora leader impegnato nelle forme di associazionismo, al compito di assistente della FUCI, ai numerosi interventi come arcivescovo di Milano, fino al magistero pontificio. Nel mio servizio pastorale in diocesi, poi alla CEI ed ora presso la Congregazione per l’Educazione Cattolica, i numerosi interventi di Paolo VI sull’educazione, la scuola, la vita universitaria, le associazioni professionali operanti in questi settori, sono stati la bussola costante e la fonte di ispirazione sempre nuova.

La terza circostanza fu la partecipazione ai funerali del Papa nell’agosto 1978. Sempre come vicerettore dell’Arici, venni invitato a rappresentare l’Istituto e mi trovai sul sagrato della basilica di San Pietro nelle prime file, subito dietro ai capi delle varie confessioni cristiane (ortodossi, anglicani e protestanti) e di altre religioni. Terminata la celebrazione, tutti questi rimasero in piedi in cerchio, commossi fino alle lacrime, e si dicevano: “Abbiamo avuto un padre che ci ha amati… Ora dobbiamo portare avanti quanto Paolo VI ci ha trasmesso e continuare a sviluppare i rapporti ecumenici e il dialogo interreligioso”. E’ questo l’ultimo ricordo che mi è rimasto di Papa Montini: la constatazione dell’ansia per l’unità dei cristiani e per il dialogo tra le religioni che egli ha saputo comunicare e che lì traspariva dai volti dei rappresentanti delle varie chiese e religioni. Venivano alla mente i momenti difficili delle discussioni conciliari in vista della approvazione dei documenti sulla Chiesa, sull’ecumenismo e sul dialogo interreligioso, e di come Paolo VI aveva saputo essere guida sapiente e illuminata.

Questi tre elementi coincidono con i tratti più significativi che ancora oggi orientano la Chiesa, guidata da Papa Francesco, e ai quali anch’io continuo ad attingere per il mio servizio: la Chiesa (unita e in “uscita”), l’importanza dell’educazione delle giovani generazioni (vedi il prossimo Sinodo), il dialogo (ecumenico, interreligioso e in tutti gli altri campi). Tra le competenze delle Congregazioni della Curia Romana c’è l’incontro periodico con i vescovi di tutto il mondo che si recano a Roma per la vista “ad limina”. In questi incontri, quasi settimanali, ai quali partecipo da sedici anni, accade molte volte che parlando della Chiesa venga citato Paolo VI; ebbene, posso testimoniare che non solo non ho mai sentito espressioni di critica nei suoi confronti, ma ho colto sempre e solo ammirazione per la sua figura di vescovo e di Pontefice, considerato da tanti un “Padre della Chiesa”, ed un esempio di santità moderna per tutti.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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