L’amore paterno e come realizzarlo

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4 anni: Il mio papà sa fare tutto.

5 anni: Il mio papà sa tante cose.

6 anni: Il mio papà è più bravo del tuo.

8 anni: Mio papà non sa proprio tutto.

10 anni: Ai vecchi tempi quando è cresciuto mio papà le cose erano sicuramente diverse.

12 anni: Oh, bè, naturalmente papà non sa niente di questo. E’ troppo vecchio per ricordarsi della sua infanzia.

14 anni: Non badare a mio padre. E’ così all’antica!

21 anni: Lui? Oddio, è inguaribilmente antiquato.

25 anni: Papà ne sa qualcosa, ma per forza, è da tantissimo che è al mondo.

30 anni: Forse dovremmo domandare a papà cosa ne pensa. Dopo tutto, ha molta esperienza.

35 anni: Non farò niente prima di averne parlato con papà.

40 anni: Chissà come si sarebbe comportato papà. Era così saggio e aveva un’esperienza enorme.

50 anni: Darei qualunque cosa perché papà fosse qui adesso per parlarne con lui. Che peccato non aver capito quanto fosse in gamba. Avrei potuto imparare molto da lui.

Al di là di queste battute iniziali, in cosa consiste psicologicamente essere padri? O Meglio, qual è la funzione psicologica della paternità?

Sulla psicologia della maternità e quindi sull’importanza dell’amore della madre nei confronti del bambino, specie nei primi anni di vita, si sono scritti fiumi di parole, mentre sulla psicologia dell’amore del padre poco e niente.

La psicologia della paternità consiste essenzialmente in due funzioni psichiche: rassicurazione e incoraggiamento.

All’inizio della vita del bambino la figura del padre appare generalmente più distante e meno incisiva, ma gradualmente si fa sempre più importante nell’educazione del figlio. L’efficacia e la positività della sua influenza è in relazione alla sua disponibilità a essere un buon amico per la moglie, i figli e la società.

Deve, in altre parole, avere risolto positivamente i tre grandi problemi della vita: il lavoro, l’amore e la socializzazione.

 Importante è, per il figlio maschio, la figura paterna per il modello di personalità che può offrire, mentre per la bambina il padre può rappresentare un esempio sintetico di virilità che potrà influenzare il suo futuro rapporto con l’uomo sia sul piano affettivo-sessuale che sociale-relazionale.

Se la relazione padre-figlio può essere ritenuta meno importante della relazione madre-figlio nei primi anni di vita, in quanto i legami diretti di nutrizione e di cure fisiche sono in genere vissuti in tale periodo prevalentemente dalla madre, non si può, d’altra parte, trascurare il fatto che il padre costituisce un modello importante, importanza che cresce con la crescita del figlio.

Alcuni psicologi hanno addirittura rilevato che la privazione paterna è più importante della separazione materna nel determinare i problemi sociali e relazionali dei figli. E ciò la dice lunga sul fatto che la normale evoluzione psicologica richiede un equilibrio tra la funzione materna e quella paterna.

La “funzione indiretta” del padre è quella che esplica come marito, in quanto offre alla moglie l’amore e la sicurezza affettiva di cui essa ha bisogno per essere una madre valida. La “funzione paterna indiretta” si esercita quindi attraverso le modificazioni affettive ed emozionali prodotte nella madre dal comportamento del marito: un bambino cova nel suo inconscio non tanto il desiderio di essere amato, bensì quello di vedere mamma e papà che si vogliono bene.

La “funzione diretta” del padre, invece, deve essere tesa a favorire nel figlio il passaggio da una rassicurazione di tipo statico, acquisita dalla madre, a una rassicurazione di tipo dinamico, in cui il bambino si trova costretto a misurare e a esercitare le proprie forze nascenti di fronte al mondo esterno. Ciò significa aiutarlo a sganciarsi dalla dipendenza rassicurante della madre e accettare i rischi che il processo di maturazione presume, incoraggiandolo.

Rassicurare e incoraggiare sono, appunto, le due direttrici educative essenziali della funzione psicologica del padre nel suo rapporto col figlio.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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