La voce di un testimone

Quaresima missionaria

2

In occasione della Quaresima, che da sempre è caratterizzata anche da uno spirito missionario, mediante un’intervista, abbiamo voluto dare la parola ad un testimone della nostra parrocchia che, in forma molto semplice, ha fatto un’esperienza missionaria significativa: Battista Tosini.

Che cosa ti ha spinto a partire?

Io avevo uno zio missionario in Togo. Si chiamava Fra Onorio Tosini ed era di Inzino in Valle Trompia. Spesso mi faceva vedere le foto della sua missione, con tantissimi bambini. Più volte mi ha invitato ad andare con lui, ma io ho sempre detto di no. Eppure quelle foto e quei racconti senza saperlo sono penetrati in me. Aspettavano soltanto l’occasione per produrre il loro frutto. Questo venne, dopo l’esperienza a Monstar, durante la guerra bosniaca. Di fronte a tanti segni di odio e di morte, decisi di fare qualcosa per dare il mio contributo a rendere il mondo più umano e fraterno. E così sono partito per l’Africa.

Dove sei stato?

La prima esperienza “missionaria” l’ho fatta in Angola in collegamento con i Piamartini. Abbiamo costruito una scuola per cinquemila bambini. Una cosa impressionante. Sono ritornato stanchissimo e sfinito per il superlavoro e mi sono detto: “Basta!”. Ma dentro di me c’era un richiamo fortissimo: mi mancavano quei bambini, che mi guardavano con occhi imploranti e pieni di gratitudine. Mi mancavano soprattutto quelle Messe della domenica, che non finivano più; ma erano belle, meravigliose. Una vera festa di tutti davanti a Dio, il Padre di tutti, buono e misericordioso. E così sono ritornato in Africa, ad intervalli, per 22 anni. Sono stato in Tanzania, Burkina Faso, Mali, Congo, Zambia, sempre in accordo con i vescovi del luogo o con delle Congregazioni religiose. Sono stato anche in Romania e Albania, dove c’era il nostro compaesano don Roberto Ferranti.

Che cosa facevi?

Pur essendo io infermiere, in Africa ho esercitato soprattutto la mia professione di piastrellista. Ovunque arrivavamo, costruivamo soprattutto scuole e ospedali. Non vi dico quanti pavimenti ho dovuto piastrellare con l’aiuto di tanti giovani africani, a cui ho lasciato poi i miei strumenti di lavoro perché potessero continuare il mestiere che ho loro insegnato. Mi ricordo ancora un gesto che mi ha commosso terribilmente:
Il vescovo Zerbo, oggi cardinale e responsabile della Conferenza episcopale del Mali, un giorno si è inginocchiato davanti a me. Io stupito gli ho chiesto cosa stesse facendo, cosa gli saltava in mente. E lui mi ha risposto: “Tu stai ore e ore in ginocchio a piastrellare per noi. Lascia che almeno una volta io possa mettermi in ginocchio per te e dirti grazie”.
Alla sera, dopo il lavoro, andavo a giocare con i bambini e mi divertivo con loro. Ho incontrato tantissimi bambini; parecchi ammalati, denutriti. Ho visto bambini che, per fame, mangiavano topi e uccelli con le loro penne.

Che valutazione dai della tua esperienza?

Ho ricevuto molto; più di quanto io posso aver dato. Ho imparato a non lamentarmi. Loro hanno poco o niente, ma non si lamentano mai. Qualcuno mangia ogni due o tre giorni. Ma sono contenti ugualmente e condividono quel poco che hanno. Quando vedo un rubinetto d’acqua inutilmente aperto, mi arrabbio e penso a cosa vuol dire l’acqua potabile per tanta gente che non riesce ad averla. Mi hanno insegnato a dialogare, a perdere tempo parlando e ascoltando, senza aver fretta. Mi hanno anche insegnato a pregare con gioiosa calma fraterna; così come mi hanno aiutato a credere di più nella Provvidenza di Dio. Purtroppo quando si ritorna, non sempre si riesce a resistere al fascino della nostra società frettolosa e consumistica. Ma è un vero peccato.

Hai qualcosa da dire ai nostri giovani?

Mi piacerebbe che qualcuno facesse qualche esperienza analoga a quella che ho fatto io. Ho provato a sollecitare alcuni giovani; finora non ho trovato risposta. Ma la speranza è l’ultima a morire!

•―•• •― / •••― ――― ―•―• • / ―•• •• / ••― ―• / ― • ••• ― •• ―― ――― ―• •

ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


Commenti