La voce del pastore

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Carissimi parrocchiani,
anche se le festività del S. Natale si chiudono con l’Epifania, il dolce mistero del Dio fattosi bambino continua, e viene richiamato dalla domenica sacra alla Famiglia di Gesù, Giuseppe, Maria, che propriamente viene a coronare il periodo natalizio. Questo, perché essendo il Redentore divino, venuto a riordinare quello che era andato perduto, Iddio volle cominciasse dalla famiglia, purtroppo decaduta per il peccato di Adamo.
Ma la famiglia, quantunque riordinata, elevata, santificata da Cristo Salvatore, ha trovato, specie ai nostri tempi, quanto la profana, disgrega, sconsacra. La Chiesa, continuatrice dell’opera di Cristo, con sollecitudine materna, ha sempre però difesa, salvata la famiglia e ne ha richiamato incessantemente, con la voce e con ‘opera, la dignità e la grandezza.
Ecco la voce della Chiesa, la più vicina ai nostri tempi: Papa Leone XIII, includendo nei 1892, la festa della Sacra Famiglia nel ciclo natalizio, Così si esprime nella sua lettera apostolica al mondo: «L ’esempio della Sacra Famiglia, riassume nel modo più perfetto, le virtù che devono ornare il focolare domestico. Siano implorati quindi, tra le pareti domestiche, i benedetti nomi di Gesù, Giuseppe, Maria; a Loro si consacrino le famiglie cristiane, affinché vi mantengano l’amore, i buoni costumi e siano conforto nelle difficoltà e sofferenze ».
Papa Benedetto XV, l’angelo della pace nella prima guerra mondiale, « elevava in seguito a festività la Sacra Famiglia, estendendola a tutta la Chiesa, affinché l’ineffabile mistero fosse di esempio a tutte le famiglie cristiane ».
Papa Pio XI nella sua memorabile enciclica « Casti Connubii » richiamata la alta dignità e nobile missione della Famiglia, esprimeva poi, questo voto augurale: « Possano i coniugi porgersi il dovuto conforto nelle vicende liete e tristi e molto più nel procurarsi la salute eterna.. e grazie alle loro cure assidue ed al loro pio amore, la casa paterna diventi per i figli, in questa valle di lacrime, quasi un anticipo, di quel paradiso di delizie, ove il Creatore, aveva collocato i nostri progenitori ».
Papa Pio XII, rivolgendosi ai padri di famiglia ed a tutti i genitori cristiani così esortava: «Padri di famiglia, in nome delle vostre famiglie difendete la santità del matrimonio e l’unità del focolare. Difendete l’infanzia e l’adolescenza contro le propagande empie e disoneste, contro le seduzioni di spettacoli scandalosi, contro le licenze perniciose di stampa o di mezzi di comunicazione senza controllo. In nome delle vostre famiglie, difendete la pubblica decenza e dignità umana. In nome delle vostre famiglie, procurate il regno di Dio e del Cuore di Gesù, nelle vostre case, nella santificazione delle feste, nello esercizio della religione, nella pratica della giustizia e carità sociale, nella fraternità cristiana e nella pace ».
Papa Giovanni XXIII: nelle paterne, amabili sue esortazioni, più volte affermava: «L a famiglia è un dono di Dio; essa implica una vocazione che viene dall’alto, alla quale non ci si improvvisa. Essa è principio della vera buona educazione; la famiglia è tutto, o quasi tutto per l’uomo ».
Papa Paolo VI, annunziando la Costituzione del Concilio, sull’apostolato dei laici, parlando ad un numero cospicuo di sposi cristiani, così illustrava la grandezza della famiglia: « Ci piace vedere in voi, sposi cristiani, quanto il Concilio ha detto sul posto che debbono avere i coniugi cristiani nella vita della Chiesa. Nella vita matrimoniale e famigliare, dove la religione cristiana pervade tutto il tenore di vita, si ha l’esercizio di eccellente apostolato. Là i coniugi hanno la propria vocazione per essere l’uno all’altro ed ai figli, testimoni della fede e dell’amore di Cristo. La famiglia cristiana proclama altamente le virtù del Regno di Dio, come la speranza della vita beata. Così con il suo esempio e con la sua testimonianza è condanna del peccato ed « illumina quelli che cercano la verità. « E così nell’amore di Cristo, sempre più l’amore umano acquista profondità e vigore — si tempera nella pazienza e perseveranza — si impreziosisce nella custodia del cuore, si fortifica nelle prove ». La voce dei Papi, Supremi Pastori, è la voce di Cristo.
Ascoltiamoli!

 Mons. Arciprete

IL primo gennaio in Duomo
Aperto il Giubileo
Con una partecipazione straordinaria di fedeli

Sabato 1 gennaio, con la solenne Messa Pontificale celebrata da S. Ecc. mons. Vescovo in Cattedrale è stato solennemente aperto il Giubileo straordinario, di cui il Papa Paolo VI ha fatto dono, alla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II , all’intera cattolicità.
Al Vangelo Sua Ecc. mons. Luigi Morstabilini ha pronunciato un breve discorso nel quale ha detto fra l’altro:
«Che cos’è il Giubileo? È un ’indulgenza plenaria che il Sommo Pontefice
concede in determinate circostanze sotto certe condizioni con annesse, di regola, delle speciali facoltà ai confessori in vantaggio di quanti intendono lucrare l’indulgenza giubilare. È una indulgenza plenaria, capace quindi, se esistono le disposizioni richieste, di cancellare tutta la pena temporale dovuta alle nostre colpe e che noi dovremmo scontare in questa vita e nel Purgatorio.
Quali sono le finalità che il Santo Padre intende far conseguire con questo Giubileo? Sono chiaramente espresse nella Costituzione apostolica di indizione e di promulgazione del Giubileo e sono:
1) Promuovere un rinnovamento spirituale nell’intimo santuario delle coscienze, mediante l’esercizio della virtù della penitenza e l’accesso ai SS. Sacramenti della confessione e dell’eucaristia, come pure mediante la partecipazione al Divino Sacrificio della S. Messa e la pratica delle virtù cristiane, specialmente della carità.
2) Una seconda finalità che il Santo Padre intende ottenere è quella di un accrescimento nel clero e nei fedeli del senso della Chiesa. Questa è anzi la vera caratteristica propria del presente Giubileo come lo fu anche del Concilio, definito appunto «Il Concilio della Chiesa».

Come è che il Giubileo intende contribuire a darci il senso della Chiesa?
Soprattutto in tre modi che sono anche consacrati nelle condizioni per lucrare l’indulgenza.
Primo modo: invitandoci ad approfondire i documenti conciliari e soprattutto la dottrina sulla Chiesa che è come l’anima di tutto l’insegnamento del Concilio Vaticano II. Ecco perché uno dei modi di lucrare l’indulgenza, supposta sempre la confessione e la comunione, è quello di assistere ad almeno tre istruzione circa i decreti del Concilio.
Un secondo modo per acquistare il senso della Chiesa è quello di stringersi con fede attorno al Vescovo, successore e pastore del suo gregge. Ai Vescovi, come sapete, fanno capo le chiese particolari delle diocesi, ma sopra di loro grava anche, in virtù di quella collegialità che è stata meglio definita e precisata dal recente Concilio, una certa corresponsabilità su tutta la Chiesa in dipendenza amorosa dal Sommo Pontefice.
Nel Vescovo quindi si compendiano in certo modo la cattolicità e l’unità della Chiesa. Stare uniti con lui, collaborare con lui, equivale a sentirsi uniti e a collaborare con tutta la Chiesa.
Al fine di sempre meglio realizzare questa unione fra il Vescovo e i suoi diocesani, la Costituzione giubilare stabilisce che l’indulgenza da parte di chi è confessato e comunicato la si possa acquistare ogni qualvolta si partecipa alla S. Messa celebrata dal Vescovo in Cattedrale con qualche solennità.
Un terzo modo di favorire nei fedeli il senso della Chiesa è quello del richiamo alla Cattedrale che è per eccellenza la chiesa della diocesi, la chiesa del Vescovo. Le varie chiese parrocchiali sono pure esse dei luoghi sacri, necessari per la comunità dei fedeli, luogo di ritrovo della famiglia parrocchiale, sotto la guida di un pastore, il parroco, che rappresenta ii Vescovo e agisce a nome e per autorità avuta da lui.
Il centro però della piena vita sia liturgica che sacramentaria sono la Cattedrale e il Vescovo. Sta bene quindi che i fedeli siano almeno in alcune circostanze richiamati a queste realtà. Ecco allora perché il Papa ha voluto fissare come sede naturale di questo Giubileo la Cattedrale a cui i fedeli della diocesi converranno nei prossimi mesi.
Per ragioni di necessità è concesso che il Vescovo possa anche fissare qualche altra chiesa, ma ciò non dovrà essere a scapito del principio sopra ricordato.
Altri motivi che hanno fatto assegnare alla Cattedrale un primato quasi assoluto ed esclusivo sono così indicati dal Santo Padre: la Cattedrale della diocesi è spesso luminosa, espressione d’arte e di pietà dei secoli passati e contiene non di rado mirabili opere d’arte; si distingue specialmente per la sua dignità (come dice il nome vetusto) di contenere la cattedra del Vescovo che è il fulcro di unità, di potestà e di autentico magistero in unione con Pietro.
«Se quelle ricordate sono le forme precipue con le quali questo Giubileo straordinario intende favorire il senso della Chiesa non bisogna però dimenticare che ogni anima avente la Fede e la Grazia fa parte della Chiesa. Corpo mistico di Cristo come un membro vivo e capace quindi, sotto l’azione dello Spirito Santo, di operare vitalmente nella Chiesa stessa.
Ecco perché fra le condizioni per lucrare questo Giubileo ve ne è una che accorda anche ai singoli fedeli di poter acquistare l’indulgenza, una sola volta, entro il tempo sacro, con la visita dovuta alla Cattedrale e con la rinnovazione ivi della professione di Fede usando qualsiasi forma approvata».

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mons Battista Galli

Arciprete di Leno dal 1943 fino al 1974, elevato al titolo di Abate da Paolo VI nel 1967


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