La vita è mia, quindi sono io a decidere di essa!

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Siamo immersi in un dibattito culturale intorno ai temi della persona, della vita e della possibilità di scegliere riguardo alla conclusione di quest’ultima. Il pensiero che sembra farsi strada, anche invocando l’autorità della coscienza, si può riassumere nel seguente assunto: «la vita è mia e sono io a decidere di essa».

Ma la coscienza, che è ciò a cui ci riferiamo nelle decisioni importanti che riguardano la nostra esistenza, non è il tribunale che dà il placet per fare qualsiasi cosa.

Poiché da presupposti sbagliati si addiviene a conclusioni errate, ritengo che per affrontare l’argomento in modo corretto e onesto si debba procedere individuando il significato di “persona”. Solo a partire da qui, la nostra coscienza, illuminata dalla fede e dalla ragione, può esprimere giudizi sensati e giusti.

Distinguiamo, anzitutto tra cose e persone. Le cose sono oggetti, la persona è un soggetto personale singolarissimo e irripetibile. I diritti e i doveri sono dei soggetti personali, non degli oggetti. La persona è sempre l’unità di corpo materiale e anima spirituale . L’unione è tale che uno non esiste senza l’altra e viceversa. Il corpo non sarebbe un corpo “umano” senza l’unione con l’anima. Si tratta non di un’unione funzionale, ma vitale, sostanziale. Nel computer l’unione tra i componenti interni e la corrente elettrica è funzionale, ma computer ed elettricità sono realtà differenti e possono esistere separatamente l’uno dall’altra. Non così nella persona umana. Dire che la persona è un soggetto personale significa che ha un valore proprio, e non strumentale. Ad esempio, la matita ha valore strumentale, in quanto serve per scrivere.
La persona, poi, è unica, irripetibile, inconfondibile, insostituibile. E’ un individuo che possiede un’unità interna ed è differente dagli altri. Da qui la ragione propria e specifica del rispetto dovuto ad ogni essere umano. La persona è un essere razionale, non solo perché fa atti razionali, come il pensare, il parlare ecc., ma perché il suo essere è spirituale. La razionalità non è un atto che la persona compie, ma un modo di essere. Non è dunque richiesto che la razionalità sia presente come operazione in atto, ma è sufficiente che sia presente come capacità essenziale: così è persona anche chi dorme, chi è portatore di disabilità, l’embrione o il malato terminale. Qualcuno obietta che a noi la persona si manifesta attraverso la sua razionalità. Ebbene, un individuo non è persona perché si manifesta come tale, ma, al contrario, si manifesta così perché è persona. Il cane non è cane perché abbaia, ma al contrario, abbaia perché è cane. Dire persona è affermare una realtà ontologica (appartenente all’essere), pertanto o la persona è o non è: il possesso di uno statuto personale non si acquista o diminuisce gradualmente, ma è un evento istantaneo e una condizione radicale. Non si è più o meno persona, non si è “pre-persone” o “post-persone” o “sub-persone”. C’è poi chi afferma che l’uomo è persona quando è in grado di manifestare determinate proprietà, come la libertà, la capacità di stabilire una vita di relazione, la coscienza di sé. Ora, ridurre una persona alle sole sue funzioni, che può essere in grado di esercitare oppure no, comporta una limitazione del suo valore intrinseco e può introdurre una pericolosa discriminazione fra chi ha e chi non ha determinati requisiti.
La persona coincide con l’essere umano: unità di corpo e anima. Per questa ragione tutti gli uomini hanno la stessa dignità, anche se non hanno ancora o non hanno più la possibilità di manifestare alcune facoltà.

C’è poi differenza tra persona e personalità. Con “persona umana” si vuole indicare tutto ciò che è specifico dell’uomo, che lo differenzia da tutti gli altri esseri, quanto ne fonda la dignità e i diritti ed esiste in un individuo concreto. La “personalità”, invece, esprime la progressiva manifestazione delle caratteristiche della persona. Tali caratteristiche le consentono di raggiungere lo sviluppo grazie a fattori sociali, psicologici e morali.

Al concetto di persona è indissolubilmente legato quello di dignità e valore da rispettare. La ragione fondante del valore e della dignità sta nel fatto che la persona umana gode di un’interiorità che la costituisce come soggetto e la apre all’Assoluto, e dunque è fine in se stessa; ciò fa si che essa possieda un’inviolabilità indiscutibile, oltre a diritti-doveri fondamentali. Ne consegue che la sua dignità, il suo valore e la sua indisponibilità ad essere mezzo o strumento per l’altro, si fondano sul fatto che l’uomo non è soltanto materia, ma è uno spirito-incarnato.

Da ultimo, ci domandiamo come si forma il corpo e da dove viene l’anima. L’origine del corpo è ben documentata dalla scienza. L’origine dell’anima umana non può essere scientificamente documentata, ma neppure scientificamente smentita, perché è una realtà spirituale. Come tale non può provenire dalla materia, né inerte né organica. Ma neppure può avere origine dall’anima dei genitori, perché essendo essa semplice non può pensarsi come una particella che si stacca dall’anima dei genitori. La risposta è che l’anima spirituale di ogni essere umano è creata direttamente da Dio nel momento stesso del suo concepimento. Cioè, chi ha “progettato” l’uomo come unità di corpo e anima, ossia Dio, si serve della materia per formare ciò che è materiale; la realtà spirituale, invece, è l’orma diretta della sua presenza dentro di noi.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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