La specificità del cristianesimo

4

In concreto non esiste «la» religione, ma esistono «le» religioni: cioè la religione si traduce e vive nelle religioni.

Il concetto di «religione» non dev’essere inteso in senso «univoco» nel senso cioè che si possa applicare nello stesso modo e nella stessa misura a tutte le religioni, ma «analogico», nel senso che quelle realtà che noi chiamiamo «religioni» per alcuni aspetti possono entrare nel concetto di religione, ma per altri aspetti, che pure si considerano essenziali perché si possa parlare

di religione, possono non entrarci. Ciò che specifica il fenomeno religioso è il «senso religioso».

L’homo religiosus è colui che ha il «senso religioso» proprio di ogni uomo, «sente» e «sperimenta» nella sua vita e nel mondo che lo circonda la presenza di una Realtà che trascende la vita e il mondo, nella quale vita e mondo si radicano e da cui hanno origine, consistenza e valore. Questo «senso religioso» si traduce in esperienze religiose che variano secondo le circostanze storiche, le culture e, soprattutto, secondo la storia personale, la psicologia degli uomini religiosi e le circostanze ambientali e culturali in cui vivono. Questo spiega la grande diversità delle religioni del mondo.

La loro diversità può riguardare la struttura: alcune infatti, come le religioni animistiche e naturalistiche, hanno credenze piuttosto semplici, anche se i loro riti e il culto possono essere, talvolta, assai complessi; altre, come le religioni «storiche» (che hanno cioè un fondatore storico), sono assai complesse dottrinalmente e fortemente strutturate e istituzionalizzate. Soprattutto la diversità tra le religioni può riguardare la concezione che esse hanno del «Divino»: per alcune il Divino è molteplice (religioni politeistiche); altre tendono a escludere le divinità diverse da quella preferita o a ridurre le divinità a una sola (enoteismo); per altre ancora il Divino è unico (religioni monoteistiche); per alcune è trascendente il mondo, per altre è immanente al mondo e alla natura (religioni panteistiche).

Questo spiega la grande diversità delle religioni del mondo.

+ La loro diversità può riguardare la struttura.

+ Soprattutto la diversità tra le religioni può riguardare la concezione che esse hanno del «Divino».

+ Le religioni sono dunque diverse; ma parlando della loro diversità è importante rilevare che sono profondamente diverse anche negli elementi comuni a tutte (o quasi tutte). Si prenda il caso della preghiera.

Perciò si deve fare grande attenzione quando si opera un confronto tra le varie religioni per non cadere in banali facilonerie, vedendo somiglianze e possibilità di incontri là dove le somiglianze possono essere reali, ma per lo più sono superficiali e apparenti. Si deve infatti ricordare che ogni religione ha una propria identità dottrinale e cultuale che si fonda sul suo nucleo centrale. Ogni religione ha dunque la propria identità, e quindi la propria «specificità», per cui si differenzia da tutte le altre.

Qual è la «specificità» del cristianesimo rispetto alle altre religioni? Quando si parla di «specificità» del cristianesimo bisogna distinguere la specificità assoluta a quella relativa.

La specificità relativa riguarda quegli aspetti del cristianesimo che, da un lato, sono caratteristici di esso, ma dall’altro si trovano anche in altre religioni. Tra gli altri si possono segnalare i seguenti:

a) È specifico del cristianesimo l’essere «storico» cioè una religione di cui è storicamente noto il fondatore.

 b) È specifico del cristianesimo essere «universale», cioè una religione destinata a tutti gli uomini e a tutte le culture, tale che può e deve «inculturarsi» in tutte le culture e i modi di vivere, di essere e di pensare degli uomini.

c) È specifico del cristianesimo, insieme all’ebraismo, essere una religione «rivelata», nel senso che le verità in cui crede non sono sempre frutto della saggezza umana, ma sono rivelate per mezzo di uomini da Lui «ispirati» (i profeti, Gesù di Nazaret, gli Apostoli).

d) È specifico del cristianesimo essere una religione «escatologica». Il cristianesimo, cioè, è una «storia di salvezza», che, iniziata con la creazione dell’uomo, è continuata con la vocazione di Abramo, con l’elezione del popolo d’Israele e l’Alleanza del Sinai, è giunta alla sua pienezza e definitività nella persona di Gesù, il Verbo di Dio incarnato, morto e risorto e, dopo il tempo della Chiesa, si concluderà con la seconda venuta di Gesù alla fine della storia umana, quando l’umanità, verrà giudicata da Cristo, entrerà nel regno di Dio e Dio sarà tutto in tutti.

In che cosa consiste tale specificità assoluta? Essenzialmente in due «misteri», cioè in due verità inattingibili dalla ragione umana e tali che possono essere conosciuti dall’uomo solo per rivelazione

personale di Dio stesso.

1. Consiste anzitutto nel mistero trinitario. Nel cristianesimo Dio si auto-rivela e si auto-comunica come un solo Dio (cioè un’unica Sostanza o Natura divina) in tre Persone (il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo) tra loro uguali nella divinità e distinte nel loro essere tre «relazioni sussistenti» o tre «sussistenze» dell’unica sostanza divina: tre Persone divine che sono pure «relazioni», che cioè possiedono l’unica Sostanza divina, ma la possiedono ciascuna nella forma propria: il Padre la possiede come Principio e Fonte del suo Verbo che da Lui è generato per perfettamente uguale a Lui; il Figlio la possiede come Verbo generato dal Padre; lo Spirito Santo la possiede come «spirato» dal Padre e dal Figlio, cioè come comunione di unità e di amore del Padre col Figlio e del Figlio col Padre.

2. Il mistero dell’Incarnazione del Figlio eterno di Dio. Il cristianesimo afferma infatti che il Figlio di Dio è divenuto uomo, non nel senso che abbia cessato di essere il Figlio di Dio, ma nel senso che restando nella sua condizione divina, ha assunto una natura umana: non una natura umana apparente e transitoria, ma una vera natura umana, cosicché Gesù di Nazaret è vero Dio nella pienezza della sua divinità ed è vero uomo nella pienezza della sua umanità; e lo è non in forma transitoria, ma in forma definitiva, cosicché il Figlio di Dio non cesserà mai di essere uomo.

 A questo punto sorge un problema è proprio vero che la Trinità di Dio e l’Incarnazione del Figlio di Dio in Gesù di Nazaret sono «misteri» esclusivi del cristianesimo?

Esiste nell’Indiusmo la «trimūrti» indù che ha  qualche somiglianza con la Trinità cristiana, ma nel suo fondo è radicalmente diversa, perché sono  tre divinità , mentre la Trinità cristiana non ammette tre dèi. La specificità della Trinità cristiana sta nel fatto che essa professa un solo Dio in tre Persone uguali e distinte, le quali non sono tre dèi, ma un solo Dio.

Anche l’Incarnazione è da alcuni assimilata alla dottrina delle avatāra dell’induismo. Avatāra significa «discese» e indica le discese o manifestazioni di Vishnu sualla terra per combattere le forze del male. Nei Purāna si parla di dieci avatāra, di cui l’ottava è Krishna, la nona il Buddha e la decima Kalkin. Queste avatāra sono manifestazioni passeggere; per mezzo di esse mai Vishnu entra nella condizione umana, ma se ne mantiene al di sopra. Invece con l’ incarnazione, il Figlio di Dio si è fatto uomo in maniera unica, definitiva e non reiterabile, ed è entrato nella storia umana, assumendo la condizione umana fin nella sua capacità di soffrire e di morire per espiare i peccati degli uomini. L’Incarnazione è dunque radicalmente diversa dalle avatāra dell’induismo.

Così per i due «misteri» della Trinità e dell’Incarnazione che comportano una serie assai lunga di altri «misteri» il cristianesimo si colloca in una zona che non è se non per certi aspetti minori – quella comune alle altre religioni. Queste infatti hanno tutte un’origine umana. Ciò non significa che gli uomini delle altre religioni, se sono aperti a Dio, alla verità e al bene e praticano con fedeltà e sincerità la loro vita religiosa e morale seguendo i dettami della propria coscienza, non siano sotto l’influsso della grazia salvatrice di Dio. Significa solo che tali religioni sono opere di uomini: certamente ammirabili e degne i ogni rispetto, ma sempre opere umane, in cui perciò -come in tutte le opere umane, anche le più ammirabili e sante- c’è una mescolanza di verità e di errore, di bene e di male.

Affermando che il cristianesimo è la religione assolutamente vera, perché è opera non di un uomo, per quanto santo e vicino a Dio possa essere, ma di Dio stesso che si è incarnato in Gesù di Nazaret e ha rivelato agli uomini con la sua parola e con il suo esempio la «via» che conduce a Dio, siamo obbligati per coerenza ad affermare che il cristianesimo si pone su un piano diverso da quello nel quale si pongono tutte le altre religioni.

 Ancora: quando si afferma che la religione di Gesù è la religione che Dio vuole per tutti gli uomini, non si desidera incoraggiare o giustificare né il fondamentalismo né il fanatismo religioso: non si vuole, cioè, affermare che le altre religioni non hanno diritto di esistere né che bisogna costringere a essere cristiani; si vuole solo affermare il principio che la, volontà di Dio è che tutti gli uomini credano in Gesù Cristo e trovino in lui la pienezza della verità e della grazia; è evidente, però, che tale principio deve attuarsi nella concreta situazione storica dell’umanità e nella libera risposta dell’uomo alla chiamata di Dio.

In ogni caso, nessuno deve pensare che il posto singolare che, per la sua origine divina, noi attribuiamo al cristianesimo tra le religioni del mondo comporti atteggiamenti non rispettosi verso i loro seguaci.

•―•• •― / ••• •――• • ―•―• •• ••―• •• ―•―• •• ― / ―•• • •―•• / ―•―• •―• •• ••• ― •• •― ―• • ••• •• ―― ―――
don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


Commenti