La sofferenza ha un senso e salva il mondo

La spiritualità e l’insegnamento del Beato Luigi Novarese

5

La sofferenza ha un senso. “Il cristiano sa, dalla fede, che la malattia e la sofferenza partecipano dell’efficacia salvifica della croce del Redentore”. E ancora: chi cura il malato deve saper unire alla competenza professionale “una coscienza di valori e significati con cui dare senso alla malattia e al proprio lavoro e fare di ogni caso clinico un incontro umano”. Parole che si riferiscono ad aspetti importanti nella pastorale della salute: chiamano in cauusa il rapporto fra medico e paziente, sottolineano il valore terapeutico della fede, riportano l’attenzione degli operatori sanitari sulla visione integrale della persona, che è formata da corpo e spirito, fisicità e psiche. Parole che ricordano da vicino la spiritualità e l’insegnamento del beato Novarese. Interessanti, a questo proposito, sono gli spunti che si ricavano dalla lettura delle 140 pagine della Nuova Carta: sia per quello che riguarda i tempi centrali della fede (dalla difesa della vita al valore inviolabile della persona, al rispetto della legge morale) sia per quel che concerne l’accompagnamento spirituale del malato. Al paragrafo 31 si legge: “E’ dimostrato che in ogni patologia la componente psicologica ha un ruolo più o meno rilevante, sia come con-causa sia come risvolto sul vissuto personale. Di ciò si occupa la medicina psicosomatica che sostiene il valore terapeutico della relazione personale tra l’operatore sanitario e il paziente”.

Sessant’anni fa Novarese invitava i medici a non sottovalutare il modo con il quale il malato reagiva psicologicamente alla malattia. Sottolineava che alcune patologie erano il frutto di malesseri spirituali profondi. E, per quanto riguarda il rapporto fra medico e malato, sosteneva il valore di quella che oggi definiamo come “empatia”, il termine che indica la capacità del dottore di dedicare tempo e ascolto al paziente, di trasformare il rapporto umano in terapia. Altre voci della Nuova Carta intitolate “Psicofarmaci”, “Psicoterapia”, “Salute” ricordano, per alcuni aspetti, l’insegnamento di Novarese. Come la voce “Cura”, al paragrafo 3: “Nessuna istituzione assistenziale, per quanto importante, può sostituire il cuore umano quando si tratta di farsi incontro alla sofferenza dell’altro”.

La cura di sé per salvare l’anima

In una delle sue riflessioni spirituali, Paolo Marchiori, malato di SLA e responsabile del Centro Volontari della Sofferenza di Brescia, racconta il suo incontro con il Signore: “La sofferenza non deve spaventarci. Nel momento in cui soffriamo e abbiamo paura dobbiamo avere fede: Gesù arriva e ci prende per mano, scende dalla sua croce e carica sulle sue spalle la nostra”. Davanti alla malattia il beato Novarese invita il paziente a guardare dentro di sé e a fare leva sulle proprie potenzialità interiori. “Se il corpo è impedito, o spirito è libero…”. La vita spirituale è una risorsa potente: essa può essere indirizzata lungo il percorso interiore che Novarese ha sperimentato su di sé, durante la malattia. É così che l’infermo scopre la Via, Gesù risorto, che cambia la sua esistenza. “Infatti come sono esercizi corporali il passeggiare, il camminare, il correre, così si chiamano esercizi spirituali tutti i modi di preparare e disporre l’anima a togliere da sé tutti i legami disordinati e a trovare la volontà divina nell’organizzazione della propria vita”.

Per “preparare e disporre l’anima a trovare la volontà divina”, ci spiega Novarese, abbiamo bisogno di aiuto: possiamo affidarci a una guida spirituale, a un maestro di vita interiore che ci conduca ad aprire le porte più intime di noi stessi per fare spazio alla presenza del Signore. É questo un insegnamento utile per i nostri tempi. Nella società di oggi il malessere psicologico è diventato un business. Si prescrivono farmaci antidepressivi per curare le delusioni d’amore, gli stress scolastici, gli insuccessi professionali. I problemi umani sono diventati problemi medici: le difficoltà del vivere non si affrontano più con la formazione spirituale e il lavoro su se stessi, ma correndo in farmacia. Il beato Novarese ci propone un’altra strada. Ci invita a prenderci cura della nostra vita interiore per incontrare nella profondità di noi stessi Gesù e fare di lui il nostro maestro.

A cura di Maria Piccoli

•―•• •― / ••• ――― ••―• ••―• • •―• • ―• ――•• •― / •••• •― / ••― ―• / ••• • ―• ••• ――― / • / ••• •― •―•• •••― •― / •• •―•• / ―― ――― ―• ―•• ―――
ORANews

ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


Commenti