La santità famigliare nell’esperienza del lavoro

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Tavola rotonda internazionale dell’ IMF il 31 maggio a Brescia in Cattedrale

Il tessuto ecclesiale e sociale bresciano ha espresso grandi persone che hanno operato per migliorare la vita famigliare e dei luoghi lavorativi. Per questo ne sono state scelte tre, le cui vite sono state raccontate ai convegnisti internazionali con un dvd disponibile: S. Maria Crocifissa (Paola) Di Rosa, S. Arcangelo Tadini, il Beato Giuseppe Tovini. Nella sua comunicazione introduttiva alla Tavola Rotonda Fulvio De Giorgi si è soffermato sulle trasformazioni storico-sociali che l’Europa ha vissuto e sta vivendo, che sono epocali anche in riferimento al vissuto familiare. Ha citato la Caritas in Veritate n. 36 per chiarire la sfida odierna “fatta emergere dalle problematiche dello sviluppo in questo tempo di globalizzazione e resa ancor più esigente dalla crisi economico-finanziaria, è di mostrare, a livello sia di pensiero sia di comportamenti, che… nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica. Ciò è un’esigenza dell’uomo nel momento attuale”.

Qui si gioca la santità famigliare, perché la logica della gratuità e del dono appartengono al DNA costitutivo della coniugalità e dell’essere famiglia. E “l’icona efficace di questa santità è la povertà: non come mancanza di risorse ma come scelta di generosità; non come un non avere l’essenziale, ma come dare anche l’essenziale”. Una povertà che è sobrietà, legame disinteressato, reciprocità. É un consiglio evangelico per tutti. La famiglia che tende a questo stile di vita è un dono alla Chiesa, alla società, all’ambito sociale e lavorativo.

I coniugi Carlo e Maria Carla Volpini che facevano da moderatori, sul lavoro hanno proposto un testo del filosofo libanese cristiano-maronita K. Gibran e sottolineature dalla GS e dalla Laborem Excercens, affermando che la crisi attuale è anche un richiamo alla conversione del modo di vivere, una possibilità di riconsiderare il senso del lavoro e riposizionarlo in rapporto alla famiglia. Hanno lasciato due domande aperte: – esiste ancora il concetto di lavoro come condivisione per un bene comune? – Come cristiani quali interrogativi dobbiamo porci rispetto al nostro modo di pensare e vivere il lavoro, quali cambiamenti favoriscono la necessaria “conversione” nel rapporto famiglia, lavoro e festa?

Sono seguite le belle testimonianze di due coniugi. Maria Rosa e Alejandro Scarano, dall’Argentina. Hanno trasmesso il valore di un lavoro, anche di responsabilità, vissuto come servizio che permette di sperimentare il Bene e praticare l’Amore, perciò d’incontrare Dio. Vivere così il lavoro lo fa abitare dalla speranza, alimenta il senso di appartenenza e di solidarietà, di amicizia in Cristo, tra persone che passano a volte la maggior parte del tempo fuori casa. É un lavoro che umanizza.

I coniugi Marielle ed Eric Barthelemy, francesi, con la loro esperienza hanno raccontato il valore della preghiera per il discernimento famigliare sulle scelte lavorative, dell’affidarsi alla chiamata di Dio, anche quando essa comporta trasferirsi con tutta la famiglia per due anni in un altro Continente, dell’essere spogliati dalle proprie abitudini e confort. L’importanza di ascoltare le domande dei figli (“noi cosa facciamo per gli altri?”) e l’importanza di lasciarsi cambiare dagli incontri e dalle esperienze che vengono fatte anche in merito al rapporto tra famiglia, lavoro e festa. Per comprendere che anche la Francia è terra di missione.

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