La risurrezione è già operante

“‘Quando sarò innalzato da terra io attirerò tutti a me’. Vorrei suggerire di guardare alla Festa di Pasqua a partire da questa frase di Gesù, che troviamo nel Vangelo di Giovanni. È una frase piuttosto misteriosa, che tuttavia lascia intuire qualcosa di decisamente profondo”. L’editoriale del vescovo Pierantonio Tremolada

Mi piace

“Quando sarò innalzato da terra io attirerò tutti a me”. Vorrei suggerire di guardare alla Festa di Pasqua a partire da questa frase di Gesù, che troviamo nel Vangelo di Giovanni. È una frase piuttosto misteriosa, che tuttavia lascia intuire qualcosa di decisamente profondo. Proviamo a capirne il senso. L’allusione è alla vicenda dolorosa, umiliante e sconcertante della crocifissione. Gesù è innalzato tra cielo e terra perché inchiodato sul legno infame, che tanto spaventava i cittadini dell’impero romano in quegli anni: orrendum patibulum lo definiva Cicerone. Ma non bisogna fermarsi qui. Nel pensiero del quarto evangelista, che coltiva una spiccata sensibilità per la dimensione simbolica, l’innalzamento di Gesù significa anche la sua esaltazione e glorificazione. Con la sua morte in croce, non imposta ma accolta come decisione personale, si avvia il movimento di Gesù verso il cielo, il suo ritorno nella gloria che da sempre condivide con il Padre. È importante notare che questo movimento verso la gloria è già avviato nella morte in croce e non successivo. Sarebbe del tutto erroneo pensare che la morte di Gesù sulla croce sia un fallimento vergognoso da dimenticare al più presto, per fissare finalmente lo sguardo sullo splendore appagante della resurrezione. La resurrezione non segue alla morte in croce del Signore, ma è già operante in questa. La potenza che fa rotolare la pietra del sepolcro in cui Gesù era stato posto e spezza per sempre le catene di morte che umiliano l’umanità non viene dopo l’evento della morte ma da lì scaturisce, erompendo come dall’interno verso l’esterno. C’è qualcosa che nella passione e morte di Gesù è già presente ma è nascosto: è la forza dell’amore che anima il suo cuore in mezzo a quella devastazione mortale.

Nel momento stesso in cui Cristo china il capo e muore, questa forza diventa splendore che si irradia, come dice appunto la nostra frase: “Quando sarò innalzato da terra, io attirerò tutti a me!”. La carica d’amore che lo ha portato a decidersi per il suo sacrificio cruento oltrepassa in quel momento i confini del suo cuore umano e diventa – per così dire – forza magnetica che si diffonde nello spazio e nel tempo. Questa forza sarà in grado di raggiungere e conquistare ogni cuore umano. Percepire la bellezza e la carica rigenerante di questo amore significherà fare l’esperienza della resurrezione di Cristo. Quando lo stesso evangelista Giovanni ricorda l’episodio immediatamente successivo allo spirare di Gesù sulla croce e cioè la trafissione del suo costato con l’acqua che ne uscì insieme al sangue, sta pensando proprio a questa frase di Gesù. Quell’acqua risanatrice, che lambisce la terra uscendo insieme al sangue dal cuore trafitto del Cristo, è – per chi sa leggere i simboli – la conferma di quelle parole. Ora si può capire in che senso Gesù attirerà tutti a sé. L’amore che riempiva il cuore del Dio-uomo è ormai donato ad ogni uomo e ad ogni donna. Dal roveto ardente della morte in croce, divenuto sorgente di luce e calore, il cuore di Cristo attirerà il nostro. Si creerà così una sorta di sintonia nella carità, che riunirà i figli di Dio dispersi e ne farà dei veri testimoni a favore dell’intera umanità. Carità come comunione e carità come servizio: ecco il frutto della Pasqua del Signore.

•―•• •― / •―• •• ••• ••― •―• •―• • ――•• •• ――― ―• • / / ――• •• / ――― •――• • •―• •― ―• ― •

Commenti