la Quaresima traccia lo stile di vita del cristiano: conversione e fede

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I primi cristiani chiamavano la sequela di Gesù e la fede in Lui “la nuova via”. Avevano compreso bene che non si trattava di imparare una nuova dottrina, quanto piuttosto di vivere una nuova relazione con Dio e con i fratelli. Avevano appreso che la fede non è basata semplicemente su delle conoscenze teoriche della Scrittura, ma su un particolare “stile di vita in movimento” verso una meta sempre da raggiungere: una comunione sempre più intensa con Dio e, quindi, con i fratelli, basata su un amore che si intensifica man mano viene vissuto.

La fede cristiana, dunque, non è mai qualcosa di pienamente acquisito, ma uno “stile di vita nuovo”, basato sulla novità  dell’amore che Gesù Cristo ha vissuto e vive nei confronti del Padre e verso di noi … un amore che si allarga in continuazione, non ha limiti di spazio e di tempo, è fecondo e genera continuamente altro amore. Uno stile di vita non teso semplicemente a una “piena realizzazione personale”, ma alla gratuità di un amore che “esce da sé e va verso l’altro” e realizza la persona in quanto parte di una umanità, intesa come famiglia, che fa riferimento all’unico Padre, che è Dio.

La vita del cristiano, allora, non è paragonabile ad un cerchio che si chiude, ma ad una linea che va verso un orizzonte infinito e, dunque, ha un fine, ma non una fine. Il fine è la comunione perfetta tra tutti gli uomini e Dio, raggiunto il quale il movimento non termina, perché questa comunione d’amore cresce e continua a generare altro amore in un eterno movimento.

Sbagliano i cristiani che credono, essendo andati a catechismo a loro tempo, avendo ricevuto tutti i sacramenti della iniziazione cristiana e avendo appreso le cose basilari della fede cristiana, di aver fatto la loro parte e di non aver più niente da ricevere e dare circa la fede cristiana. Questi sono cristiani “fermi” e, dunque, non sono su una “via”, ma in un “parcheggio” ritenendo di aver già raggiunto la meta. In realtà è solo uno spazio arido e insignificante, come lo può essere un “autogrill” e, se non si rimettono sulla via, rischiano di comporre un campo di “rottamazione”.

Ora, la quaresima, richiamandoci alla conversione e alla fede ci spinge ad “uscire dal parcheggio” e a “rimetterci sulla strada”, dove troveremo altri fratelli con i quale accompagnarci e imparare e insegnare l’autenticità delle relazioni cristiane con Dio e con il prossimo.

Conversione vuol dire innanzitutto cambiare il nostro modo di pensare e agire e renderlo sempre più simile a quello di Gesù; ma significa anche “convergere” continuamente verso la meta, anche se a volte le ruote della nostra vita (volontà, esperienze, relazioni, ecc) tendono a portarci fuori: dobbiamo imparare a tenere forte il volante della nostra vita, sostenuti dalla forza della grazia che riceviamo dai sacramenti, dalla Parola, dalla comunità cristiana. E questo esercizio non è di un momento, ma di tutta la vita.

Inoltre siamo chiamati a credere nel Vangelo. Significa “fidarsi” di Colui che è il “Vangelo del Padre”, Gesù: Lui è la buona e gioiosa notizia che il Padre ha mandato agli uomini per manifestare, nel modo loro comprensibile, che Dio ci ama e ci vuole eternamente felici con sé, nella sua famiglia. Credere significa, dunque, essere certi della verità che Gesù ci ha rivelato circa Dio e l’uomo e “affidarsi” al suo amore, nella certezza che Colui che ci ha donato la vita non solo non ce la toglie, ma la rende “eterna”.

Ecco lo stile di vita del cristiano: rinnovare ogni giorno l’atto di fede in un Dio che è Padre e ci offre il suo amore nel Figlio per mezzo del suo Spirito; adeguare (convergere) la nostra vita a questo atto di fede, anche quando ci chiede di rinunciare alle proposte della società odierna, che non dobbiamo combattere, ma accompagnare con l’annuncio del Vangelo; affidarci alla misericordia del Padre quando i tempi diventano calamitosi e difficili e quando abbiamo ceduto alla tentazione di “parcheggiare” o di adeguarci ad una direzione che è non converge alla meta che il Vangelo ci indica.

Insieme ce la possiamo fare!

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