La parola del Parroco

3

Carissimi,

siamo nel pieno svolgimento dell’Anno Paolino, indetto dal Papa per commemorare i duemila anni della nascita dell’Apostolo delle genti.

Il Pontefice ha proposto a tutta la Chiesa questa commemorazione per “rivisitare” la persona, l’opera e il ruolo che S. Paolo ha avuto nel cammino della Chiesa primitiva e per ripresentarne la straordinaria ricchezza dell’insegnamento. Paolo è il personaggio a cui gli scritti del Nuovo Testamento riservano più spazio dopo il Signore Gesù, molto di più degli altri Apostoli. La seconda parte del libro degli Atti degli Apostoli, infatti, si concentra eclusivamente sull’azione di Paolo; inoltre le sue lettere costituiscono, dopo i Vangeli, una fonte unica per l’approfondimento del Mistero cristiano.

Afferma il papa nella Omelia tenuta in occasione della Solennità dei Santi Pietro e Paolo il 28 giugno scorso: “Maestro delle genti, apostolo e banditore di Gesù Cristo, così egli caratterizza se stesso in uno sguardo retrospettivo al percorso della sua vita. Ma con ciò lo sguardo non va soltanto verso il passato. «Maestro delle genti»: questa parola si apre al futuro, verso tutti i popoli e tutte le generazioni. Paolo non è per noi una figura del passato, che ricordiamo con venerazione. Egli è anche il nostro maestro, apostolo e banditore di Gesù Cristo anche per noi”.

Illustrarne, quindi, la vita e l’opera, anche se in maniera molto semplice e soprattutto inadeguata alla statura del personaggio, può esserci utile per conoscere questo grande apostolo. Teniamo presente, poi, che è uno dei Patroni della nostra parrocchia: un motivo in più per approfondire il suo messaggio.

Noi sappiamo che la vicenda umana e spirituale di Paolo (o Saulo) è nettamente divisa dalla “folgorazione” avvenuta sulla via di Damasco, che segnò il suo radicale cambiamento.

Chi era Paolo prima della conversione?

Lo dice lui stesso, nel Tempio di Gerusalemme, davanti alla folla agitata che voleva ucciderlo: “Io sono un giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città, formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge paterna, pieno di zelo per Dio…” (Atti degli Apostoli, 22,3).

Paolo nasce nell’8-10 d.C. a Tarso, nel sud dell’attuale Turchia, in una città di mare, non molto popolosa ma cosmopolita e crocevia di popoli, culture e religioni.

È figlio di un ebreo emigrato dalla Palestina, e, come tutti gli ebrei, rimane saldamente legato alla sua terra, ma soprattutto alla fede di Abramo. Scrive il Card. Martini: “Bisogna aver conosciuto gli ebrei per sentire con quanta intensità, anche oggi, dicono di essere ebrei, confessano la loro stirpe e la loro tradizione. È qualcosa che entra nella carne come una seconda natura, un modo di essere irrinunciabile” (Il Vangelo di Paolo, pag. 13).

Trasmigra da giovane a Gerusalemme dove si fa discepolo alla scuola di Gamaliele, fariseo, dottore della legge, un rabbino di grande cultura e universalmente stimato nel mondo giudaico. Di lui si parla anche negli Atti degli apostoli, quando a proposito dei cristiani afferma nel Sinedrio: “Non occupatevi di questi uomini e lasciateli andare. Se infatti questa teoria o questa attività è di origine umana, verrà distrutta; ma se essa viene da Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi accada di trovarvi a combattere contro Dio” (Atti 5,38-39). Purtroppo questo saggio consiglio rimase inascoltato.

Paolo frequenta, quindi, una scuola rabbinica, divenendo un esperto conoscitore della “teologia ebraica”: non è uno sprovveduto, ma una persona molto competente nelle scienze religiose. Questo spiega la profondità della riflessione presente nelle sue lettere.

Entra a far parte del gruppo dei farisei. Dice di se stesso “fariseo quanto alla legge”, un ebreo quindi “di stretta osservanza, del rigore morale più assoluto, che vive le tensioni spirituali profonde del giudaismo. Fariseo era nome glorioso che sottolineava l’impegno di vita vissuto nell’ambito della legge, con grande carica morale interiore” (Card. Martini, opera citata). Per usare un’espressione attuale, si potrebbe definire Paolo un ebreo dalla religiosità un po’ “integrista”! Ciò spiega il suo accanimento verso i primi cristiani: egli vedeva in nella nuova “setta” un pericolo per l’integrità della fede giudaica. Combattere tale setta era per lui un imperativo morale assoluto.

Ebreo convinto, scrupoloso osservante della legge, zelante difensore della religione dei padri: ecco in sintesi la personalità di Paolo al momento della sua conversione. Tutta questa “passione” egli la trasferirà nella missione alla quale “il Gesù che egli perseguitava” lo chiamerà.

È la seconda parte della sua vita che cercheremo di illustrare più ampiamente in seguito, con l’augurio che di questa straordinaria figura di cristiano sappiamo cogliere quei valori perenni che possono edificarci.

Il Parroco
don Giambattista

•―•• •― / •――• •― •―• ――― •―•• •― / ―•• • •―•• / •――• •― •―• •―• ――― ―•―• ―――
Stefano

Stefano

Stefano è un progetto dei primi anni '90. Musica, teatro e tecnologia, l'ordine non è rilevante. - Per aspera ad astra -


Commenti