La Parola del nostro Parroco

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Carissimi, proseguiamo le nostre riflessioni sull’Apostolo Paolo, nell’intento di illustrare la figura e l’opera di una delle personalità più significative della Chiesa primitiva. Come accennavo nell’articolo della precedente “Badia”, quelle che offro sono considerazioni molto semplici, che tuttavia, mi auguro possano aiutare a cogliere la ricchezza del messaggio che egli ci ha lasciato.

La folgorazione sulla via di Damasco è, a ragione, considerata lo spartiacque della vicenda umana e spirituale di Paolo. L’irruzione straordinaria del Signore gli cambia drasticamente e radicalmente la vita: da persecutore accanito ad apostolo instancabile.

I primi passi della sua esperienza di “cristiano” li narra lui stesso nella lettera ai Gàlati: “Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio… senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, dopo tre anni, andai a Gerusalemme per consultare Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni” (Gàlati, 1,15 ss.).

Dopo la sua conversione Paolo si prende un periodo di meditazione in un luogo non precisato (la regione dell’Arabia è un riferimento molto vago): è un tempo di chiarimento, di approfondimento, di assimilazione, di consapevolezza. La rivoluzione che era avvenuta nella sua persona era talmente sconvolgente che non poteva essere “metabolizzata” in breve tempo.

Se da Ebreo si era formato alla scuola di Gamaliele, divenendo un fariseo illuminato e convinto, in questo periodo di isolamento egli ha maturato (alla scuola di chi?) quello straordinario patrimonio spirituale e dottrinale che avrebbe costituito la ragione della sua vita e il nucleo del suo messaggio.

Azzardando un po’ si potrebbe pensare che anche Paolo, come Gesù, come Giovanni Battista e i profeti si è preparato alla sua missione attraverso l’esperienza del deserto. Il deserto è luogo di purificazione, di silenzio, di interiorizzazione, ma soprattutto è “tempio” dell’incontro con Dio.

Dopo questo periodo ritorna a Damasco, luogo-chiave della sua vita. A Damasco Paolo è nato come credente in Cristo e come apostolo di Cristo. Qui egli ha ricevuto l’iniziazione cristiana alla scuola di Anania e con questa comunità ha condiviso la sua prima esperienza ecclesiale. C’è quasi un senso di riconoscenza da parte di Paolo verso questi cristiani che l’hanno accolto come fratello (nonostante fosse prima un loro persecutore) e lo hanno accompagnato nel suo cammino di conoscenza e amore verso il Signore.

Da Damasco si reca, poi, a Gerusalemme: è un’altra tappa decisiva nella vita di Paolo. A Gerusalemme c’è la Chiesa-Madre; c’è Pietro (Cefa), ci sono gli apostoli, i testimoni oculari della vita del Signore. Paolo si rende conto che non si dà genuina esperienza ecclesiale senza la comunione con la Chiesa di Gerusalemme. Questa sarà una delle preoccupazioni più avvertite di tutta la sua attività missionaria: dovunque egli fondava una comunità cristiana si preoccupava che fosse saldo il legame con la Chiesa-Madre di Gerusalemme. Anche nei momenti e nelle situazioni di acuta tensione egli vuol salvaguardare come valore primario la comunione ecclesiale.

Il suo viaggio a Gerusalemme ha un duplice scopo: da una parte vuole rassicurare tutti della autenticità della sua conversione (molti erano ancora parecchio scettici) e dall’altra desidera confrontarsi con Pietro e gli altri sui contenuti della sua futura predicazione.

A Gerusalemme egli riceve il “mandato” per la sua opera missionaria: destinatari privilegiati saranno i “gentili”, vale a dire tutti coloro che vivevano al di fuori del mondo religioso ebraico.

Nella persona e nell’opera di Paolo Gesù di Nazaret, morto e risorto, diventerà dono per tutti gli uomini: è la destinazione universale della salvezza realizzata nella Pasqua.

L’evento di Cristo morto e risorto sarà il cuore di tutta la predicazione paolina: è il Mistero pasquale che ci accingiamo a vivere in questi giorni. Il Signore ci conceda la grazia di accoglierlo con la stessa intensità con la quale Paolo l’ha predicato e vissuto.

Buona Pasqua.

Il parroco
Don Giambattista

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Stefano

Stefano

Stefano è un progetto dei primi anni '90. Musica, teatro e tecnologia, l'ordine non è rilevante. - Per aspera ad astra -


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