La missione continua “in uscita” e la gioia diventa più grande

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Situazione delle nostre comunità

Nella verifica di fine anno pastorale del cinque giugno scorso i nostri tre Consigli parrocchiali hanno constatato un certo progresso delle nostre comunità di Leno, Milzanello e Porzano circa la risposta al progetto pastorale dal tema “Comunità di discepoli missionari del vangelo della gioia”, anche se non in modo uniforme da parte delle diverse categorie di persone e discontinuo rispetto alla risposta alle proposte offerte. Soprattutto rimangono ancora da approfondire la coscienza di appartenenza alla Chiesa, il senso dell’identità cristiana, la consapevolezza del significato comunitario della fede, il primato della Parola e dell’eucaristia domenicale. La collaborazione di tanti volontari, soprattutto negli oratori, non corrisponde sempre ad una motivazione di fede o di appartenenza cristiana ed è difficile condurli su questa strada. E’ positivo, comunque, il fatto che essi si avvicinino in questo modo, anche perché ci dà la possibilità di esercitare la missionarietà ecclesiale.

Le molte proposte offerte durante l’anno per creare occasioni di annuncio del Vangelo di Gesù (lectio divina, catechesi, itinerari di formazione, esercizio della carità, liturgia, esperienze spirituali, testimonianze …) sono state occasioni ottime, ma non sempre accolte e vissute allo stesso modo e non sempre sono riuscite a suscitare una “conversione” nello stile di vita o una continuità, al fine di poter maturare vere scelte cristiane all’interno della vita famigliare, professionale, scolastica, ricreativa e sociale in genere. Pare, anzi, che anche la frequenza alla Messa domenicale sia ancora in calo, non solo da parte dei ragazzi e giovani, ma anche degli adulti.

Con questo, ci sono molti volontari che vivono il loro servizio alla comunità in senso missionario: col desiderio, cioè, di aiutare i fratelli ad incontrare Gesù, scoprendo che è Lui il senso pieno della nostra vita, Lui la gioia che cerchiamo, Lui il compimento di ogni nostra ricerca e di ogni nostro desiderio. Questi fratelli hanno compreso che per essere veri missionari non è sufficiente collaborare alla missione della Chiesa, che è la continuazione di quella di Gesù, ma è necessario sentirsi corresponsabili, assumendo in pieno il mandato di Gesù: “Andate! Io vi mando … Voi mi sarete testimoni … chi ascolta voi, ascolta me”, condividendo, nello stile laicale, l’impegno dei sacerdoti. Questo mandato, infatti, non è solo per i Dodici Apostoli, ma è per tutti i discepoli, per ciascuno di noi e con Paolo anche noi dobbiamo saper dire: “Guai a me se non predico il Vangelo” (1 Cor 9,16).

Ci rimane, dunque, l’impegno di immedesimarci con il Vangelo di Gesù e diventare “vangelo vivente”.

E’ necessario, per questo, prendere coscienza che esercitare la missionarietà non consiste soprattutto nel tendere la mano a coloro che non frequentano più la comunità cristiana e “tirarli dentro”; oppure cercare di ottenere adesioni al cristianesimo di coloro che appartengono ad altre religioni, ma è urgente “uscire verso” gli altri, avendo il coraggio di cambiare stile di vivere l’appartenenza alla comunità cristiana e di approccio a coloro che non vi appartengono ancora o ne sono usciti. Non dobbiamo aspettare, dobbiamo uscire ad annunciare e a chiamare. Forse è necessario dire meno rosari e dare più tempo alle relazione personali; fare meno chiacchiere e più opere di bene (“lungo il cammino non attardatevi in lunghi saluti” Lc 10,4b); prendere sul serio l’ impegno di vita cristiana (sembra, infatti, che tutti gli altri impegni prevalgano sempre, come se gli impegni che ci prendiamo con la comunità cristiana e con il Signore fossero aleatori, quasi insignificanti, al punto che basta poco per venir meno all’impegno assunto); impegnarsi di più per la formazione cristiana propria e dei propri figli che per la cura estetica del corpo, l’attività sportiva e fisica, per evitare la schizofrenia di vita, che è lo squilibrio tra un’esagerata crescita fisico-culturale-sociale e, a volte, un’inesistente o minima vita spirituale, che pure è necessaria quanto o più della prima.

Ci aspetta, allora, un nuovo anno impegnativo, ma certamente entusiasmante, se preparato e vissuto nella consapevolezza che la nostra ricompensa riposa nella gioia di poter vivere e annunciare il vangelo, come dice l’Apostolo: “Quale sarà, dunque, il mio merito? Che, predicando io offra il Vangelo gratuitamente” (1Cor 9,18); Gesù stesso ci dice: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8), così che la nostra gioia consiste non tanto in ciò che riusciamo a fare, a far fruttificare e ad avere come ritorno di successo, di immagine, di quantità di persone “convertite”, ma semplicemente nel fatto che “i nostri nomi sono scritti in Cielo” (Lc 10,20) e nella certezza che davanti al Padre, che si interessa anche dei passeri del cielo, noi “valiamo ben più di molti passeri” (10,31).

Ecco il senso e il motivo della nostra missionarietà: vivere e annunciare il Vangelo di Gesù perché siamo convinti che è bello essere cristiani ed è giusto che tutti lo sappiano e abbiano la possibilità di partecipare alla nostra gioia. L’Apostolo Paolo ritiene che i vantaggi acquistati attraverso l’impegno umano di fatica, intelligenza, conoscenza, appartenenza originaria al popolo Ebreo e tutto ciò che l’ha portato al successo umano sono una “perdita a paragone della sublime conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il cui amore ho accettato di perderli tutti, valutandoli rifiuti, per guadagnare Cristo ed essere in Lui e per conoscere Lui con la potenza della sua risurrezione e la partecipazione alle sue sofferenze … per giungere alla risurrezione dei morti” (Fil 3,8-10).

Se nella vita non facciamo tutto per la gioia di appartenere a Cristo e di offrire anche agli altri la possibilità di entrare in questa gioia e abbiamo altri fini, non possiamo dirci cristiani e tanto meno possiamo essere missionari.

Il mondo adulto deve impegnarsi in questo senso, per poter manifestare alle generazioni giovani che il mondo può rinnovarsi e migliorare la vita solo se riconosce le sue origini in Dio e nell’amore che Dio ha riversato in noi con Gesù Cristo.

Obiettivi di questo anno pastorale

Ecco allora le mete del lavoro che ci aspetta in questo nuovo anno pastorale.

  • Approfondire la conoscenza della nostra realtà, zona per zona, per essere meglio preparati ad annunciare il Vangelo e ad esercitare la carità
  • Approfondire la coscienza della nostra appartenenza alla Chiesa missionaria
  • Motivare cristianamente ogni scelta, ogni iniziativa, ogni proposta pastorale, facendo emergere la gioia.
  • Cercare vie nuove per andare incontro ai giovani e aiutarli a trovare la gioia della scelta di Cristo, per il compimento pieno della loro vita.
  • Far diventare la vita della comunità una festa, non perdendo occasione per sottolineare che, al di là dei risultati, ciò che importa ed è motivo di gioia e di festa è l’appartenenza a Gesù Cristo nella sua Chiesa.

Itinerario da percorrere e mezzi da utilizzare

Lavorare sul materiale consegnato ad ogni zona per approfondire la conoscenza di coloro che la abitano: numero degli abitanti e dei nuclei famigliari, loro composizione, nazionalità, distribuzione nelle varie fasce di età, ecc. Anche questa conoscenza, che pure è ancora superficiale, ci aiuta a farci un’idea più chiara di come ci si deve muovere all’interno del territorio. Certo, si tratta poi di approfondire il rapporto con le persone e le famiglie, per entrare in un dialogo che permetta loro di aprirsi ed esprimere i loro veri bisogni, ma anche le loro disponibilità a contribuire al bene della comunità, secondo le proprie capacità e caratteristiche.

Per approfondire la coscienza dell’appartenenza ad una Chiesa missionaria

  • l’assemblea parrocchiale d’inizio anno è uno dei mezzi: siamo convocati come comunità dei discepoli del Signore, ci riconosciamo fratelli, invochiamo lo Spirito Santo, che ci costituisce Chiesa di Cristo, ascoltiamo la Parola di Gesù ed accogliamo il suo mandato ad essere discepoli là dove e come il Signore ci vuole: battezzati, genitori, consacrati, ministri ordinati, studenti, professionisti, operai, imprenditori, sani, malati, pendolari, stanziali…
  • la Messa domenicale e l’ascolto della Parola sono fondamento e alimento per poter esprimere la nostra missionarietà. Per questo avremo cura speciale nel preparare e partecipare in modo attivo alla liturgia, attraverso l’esercizio dei diversi ministeri: presidenza, canto, musica, proclamazione della Parola, raccolta per i bisogni della comunità e dei poveri, pulizia e decoro degli ambienti comunitari …
  • momenti formativi per le diverse categorie di persone: catechesi battesimale e accompagnamento dei genitori degli infanti, catechesi per i ragazzi e genitori dell’ICFR; lectio divina settimanale per preparare l’annuncio domenicale della Parola; corso di formazione per i catechisti; centri di ascolto.
  • Approfondimento delle relazioni personali tra collaboratori-corresponsabili e volontari, coloro che svolgono un servizio o hanno un compito specifico nella parrocchia, anche attraverso alcuni incontri comunitari durante l’anno, per testimoniare la comunione all’interno della parrocchia.
  • Impegno a vivere la nostra missionarietà nei luoghi e nelle relazioni della nostra vita ordinaria. Ovunque siamo, qualsiasi stato di vita viviamo, qualsiasi professione abbiamo là il Signore ci manda a vivere la nostra testimonianza cristiana, là siamo missionari della gioia.
  • Esercitarci ad avere gli occhi e il cuore puro per non giudicare, non mormorare, non sentirci superiori agli altri, ma andare loro incontro e accoglierli per comunicare la gioia  evangelica.
  • Continuare le attività caritative e missionarie già in atto: centro di ascolto caritas (con le sue iniziative: briciole lucenti, micro-credito, prestito solidale, accompagnamento, alfabetizzazione, servizio sanitario, ecc.), distribuzione alimenti (nonsolonoi), menonera missionaria e il sostegno ai missionari “ad gentes”, il servizio ai malati e anziani da parte dei ministri della comunione eucaristica e di altri volontari, il Centro di aggregazione giovanile (CAG), i GREST e tutte le attività degli oratori.
  • Continuare le attività di pastorale famigliare: preparazione dei fidanzati al matrimonio, accompagnamento dei gruppi famiglia, approfondimento dei temi inerenti l’amore, la vita, la famiglia, attraverso incontri o piccoli convegni. Formare un’equipe battesimale per sostenere il cammino di preparazione delle famiglie al Battesimo dei figli e per l’accompagnamento successivo. Formare un gruppo preparato per l’animazione della pastorale famigliare.
  • Far funzionare la cappellania ospedaliera per un servizio più continuativo e  efficace ai malati nell’ospedale e nel territorio.
  • Potenziare l’uso della radio parrocchiale per giungere a coloro che non possono fisicamente partecipare alla vita liturgica e formativa della comunità. Per questo la lectio divina settimanale sarà radiotrasmessa.
  • Creare “laboratori” diversificati per giovani universitari e per giovani lavoratori, che diventino una fucina di “idee buone” per offrire autentiche prospettive di un futuro costruito non più su illusioni e progetti preconfezionati da chi vuole ricavare profitto, ma sull’amore che la Chiesa, “esperta in umanità”, offre in modo gratuito e oblativo, perché tutto ha ricevuto dallo Spirito di Cristo e tutto è chiamata a donare con gratuità.
  • Continuare la proposta della via Crucis vivente e quella per le strade del paese; come pure le Messe e il rosario del mese di maggio per coinvolgere nell’annuncio del Vangelo le persone nelle loro case.

Ricuperare le motivazioni del nostro agire

Il Consiglio pastorale è impegnato a fare discernimento per motivare cristianamente ed evangelicamente ogni scelta e ogni proposta pastorale, coinvolgendo i soggetti interessati. Questo stile deve diventare comune a tutti i gruppi e associazioni della parrocchia, ad ogni famiglia e ad ogni persona. Ci si deve sempre interrogare se ciò che stiamo facendo è conforme al Vangelo, in sintonia con la Chiesa, per il bene della comunità cristiana e della società e, quindi, risponde alla volontà di Dio. Ciò richiede di rimanere in atteggiamento di preghiera, di invocazione allo Spirito e in comunione con i fratelli.

Il mondo giovanile

Andare incontro al mondo giovanile per offrirgli la gioia del Vangelo di Gesù, che dà senso alla vita. L’obiettivo è aiutare i giovani a

  • prendere coscienza del valore della fede cristiana come necessario fondamento per vivere con intensità la propria vita
  • maturare il senso di appartenenza alla comunità cristiana, in una celebrazione gioiosa della vita nella celebrazione domenicale della Parola e dell’eucaristia, per attingere qui l’alimento per la propria fede e la gioia di sentirsi chiamati e mandati ad essere testimoni del Risorto.

Oggi sappiamo quanto sia difficile coinvolgere i giovani nella vita cristiana. E’ necessario che facciamo un’analisi sul perché i giovani si allontanano dalla comunità cristiana e se ne stanno lontani; perché gli adolescenti partecipano alle attività dell’oratorio, ma non alla Messa domenicale e agli altri sacramenti. Occorre che, con molta onestà e serenità, ricerchiamo quali sono le responsabilità degli adulti, della comunità cristiana, delle famiglie e, perché no, degli stessi giovani per poter trovare una strada per andare loro incontro e riproporre il Vangelo nei modi loro comprensibili, che facciano cogliere loro la bellezza dell’incontro con Gesù, riprendere ad assaporare la vita come meravigliosa avventura e ritrovare speranza in un futuro pieno di risorse anche per loro.

Per questo, come ha fatto Gesù con i due discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24) è necessario che andiamo a “cercarli” là dove stanno fuggendo, sospinti dalle delusioni, incomprensioni, illusioni, per “accompagnarli” lungo un tratto di cammino che risvegli in loro la memoria di un incontro che ha segnato la loro vita (quello con Gesù mentre erano bambini), di un gesto che ricorda loro momenti belli (quello della Chiesa che li ha avvicinati a Gesù e li ha accompagnati), di un dono che ancora portano in cuore (il primo incontro con Gesù nell’eucaristia), di una Parola che li faceva sognare e li portava in Cielo con la loro fantasia. E poi, “renderci trasparenti” e tirarci in disparte perché possano incontrare non noi, ma Gesù che si è servito di noi per riportarli a “Gerusalemme”, alla Chiesa, la comunità fondata sulla fede in Colui che era morto ed ora vive, dove possano gioire con i fratelli per l’incontro con il Risorto e ripartire, non più per allontanarsi da Gerusalemme, ma per portare la “Gerusalemme” della fede e dell’incontro con il Risorto a coloro che ancora non l’hanno incontrato e non possono godere di questa gioia e di una vita piena.

La festa

Come comunità, anche per manifestare la gioia della nostra appartenenza a Cristo mediante la Chiesa, siamo chiamati a far festa, soprattutto nei momenti del “raccolto dei frutti della grazia”. Ecco allora l’invito a partecipare e condividere i momenti di gioia: battesimo, cresima e prima comunione, matrimonio, anniversari di matrimonio, mete particolari (maturità, laurea, inizio di una nuova azienda, ecc.), guarigione da una malattia insidiosa, ecc. Tutti questi non sono eventi privati, ma fanno parte del cammino della comunità: perché allora non partecipare alla celebrazione comunitaria dei battesimi, della cresima, della prima comunione, anche se non abbiamo parenti o amici fra quelli che ricevono questi sacramenti? Perché, invece che stare solo a guardare la sposa che arriva sul sagrato, non entriamo in chiesa a condividere il momento della preghiera e testimoniare la nostra gioia per il sacramento che i due nubendi celebrano?

Uno degli impegni che chiediamo al gruppo di pastorale famigliare è che sia disponibile ad aiutare i fidanzati a preparare la liturgia del matrimonio. Il desiderio è che essi non debbano andare a questuare qua e là l’organista, il cantore, i lettori, ecc. per preparare il loro giorno di festa, perché a tutto questo pensa la comunità, che è loro vicino nella preparazione e, poi, nell’accompagnamento.

Un momento importante di festa per la comunità è la festa patronale, che riesce a coinvolgere, almeno in parte, anche la comunità civile.

Anche le altre feste non liturgiche hanno la loro importanza nella vita della comunità: pensiamo alla festa dell’oratorio, della solidarietà della caritas-nonsolonoi, della famiglia, di “mezza estate”, del torneo di calcio, alle feste delle varie associazioni ospitate dall’oratorio, al torneo di briscola, ecc. Tutte diventano, non solo momento bello di aggregazione, ma occasione per curare e approfondire le relazioni e scambiarsi esperienze arricchenti. I nostri oratori ospitano spesso anche le feste di compleanno: anche queste sono occasioni per dimostrare l’accoglienza della comunità e intessere relazioni nuove, che, forse non avrebbero altre occasioni.

Certo, noi non dobbiamo mai dimenticare che il fine di ogni nostra attività è l’incontro con Gesù Cristo; ma ad alcuni serve una gradualità che passa attraverso esperienze propedeutiche, che fanno fare l’esperienza della bontà e capacità di accoglienza della comunità ecclesiale; è l’esperienza dello star bene con i cristiani. Da qui può nascere un cammino che porta all’incontro personale con Gesù.

Conclusione

Le mete che ci poniamo in questo cammino non sono molto diverse da quelle dello scorso anno, anzi, alcune si ripetono, come pure le attività e i cammini proposti. Questo a significare che il cammino non raggiunge immediatamente la meta e che è necessario perseverare nell’esercizio della pazienza, dell’impegno missionario e della carità.

Il Signore ci concede ancora tempo, energie e grazia; lo Spirito Santo rinnova i suoi sette doni dentro di noi, perché abbiamo fiducia che nulla cade nel vuoto e che, se accettiamo la sfida della fatica della ricerca condivisa con la comunità e mettiamo in atto tutto il nostro amore per testimoniare, in una visione missionaria della vita cristiana, la gioia dell’incontro con il Risorto nella Chiesa, i frutti verranno e lo Spirito li farà maturare a tempo debito. Questa è la fede: operare come se tutto dipendesse da noi, nella consapevolezza che l’opera è di Dio.

Così ha fatto la Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa: attenta ai bisogni degli uomini, li ha indicati a Gesù e ha lasciato che fosse Lui a decidere il da farsi; ha però incoraggiato i servi a fidarsi di Lui e a fare ciò che Lui avrebbe chiesto. Ella invita anche noi a essere attenti ai bisogni dei fratelli e ad andare loro incontro, secondo le modalità che Gesù ci indica, anche se al momento possono sembrare strane e inefficaci, col rischio di fare brutta figura, come quando i servi sono stati invitati a portare in tavola l’acqua: e se non si fosse trasformata in vino? Che figura! Ma loro, su consiglio di Maria, si sono fidati e hanno operato come Gesù ha loro chiesto, così sono stati veicolo di un prodigio e la parola di Gesù si è compiuta attraverso di loro.

Invochiamo Maria perché ci aiuti a fidarci di Gesù e, come lei, a lasciare agire in noi la grazia dello Spirito Santo, perché si compia in noi e attraverso di noi la parola del Signore.

Scheda di lavoro per consigli pastorali

  • L’impostazione della “Proposta di progetto pastorale” può essere accolta e proposta alla comunità? Quali tagli fareste? Quali eventuali aggiunte? Quali altre correzioni?
  • Circa la presenza dei giovani nella nostra comunità, proviamo a valutare le seguenti realtà:
    Come è la loro presenza nella vita della comunità? Quanti sono, che tipo di presenza, come sentono la loro appartenenza alla comunità, che cosa prendono e che cosa danno alla comunità?
    Ci sforziamo di comprenderli nei loro bisogni, nei loro linguaggi, nel loro entusiasmo, nelle loro paure, nelle loro solitudini … non per giudicarli, ma per incoraggiarli, sorreggerli, illuminarli e lasciarci ammaestrare anche da loro, soprattutto per imparare i “nuovi linguaggi del Vangelo”?
    Come raggiungerli, quali mezzi o occasioni possiamo utilizzare per farci loro compagni, in modo da poter entrare in dialogo con loro e parlare del Vangelo?
    Ci avviciniamo ai giovani come amici e li accompagniamo quasi come “padri e maestri”, irradiando gioia e speranza?
  • Se ci fosse offerta la possibilità di parlare ai giovani della nostra comunità, che messaggio potremmo offrire loro: quali speranze, quali domande, quali sollecitazioni, quanto tempo, quali consolazioni, quali testimonianze, quale annuncio? Proviamo a scrivere loro un messaggio.
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