La fatica della semina, la pazienza dell’attesa, la gioia del raccolto

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Mi ricordo quanto hanno faticato e sospirato gli agricoltori lo scorso anno perché, a causa del tempo inclemente, non riuscivano a preparare i campi per la semina. Hanno seminato in ritardo e alcuni hanno dovuto seminare più volte, sperando che qualche frutto potesse ancora venire. Alla fine qualche buon risultato è venuto e la loro fatica e pervicacia sono state premiate. Quest’ anno le cose pare vadano meglio. Certo, la fatica della preparazione dei campi e della semina rimane, ma la clemenza del tempo dà maggior garanzia circa la risposta dei campi e del seme gettato.

Così è anche l’esperienza della crescita in umanità della nostra società e della nostra comunità. Il seme della vita in questi anni è stato gettato in un terreno non favorito dal clima culturale, morale, mediatico…; clima attraversato da varie turbolenze: intolleranza, fondamentalismi, corruzione, litigiosità, relativismo, egoismi, interessi di parte… Eppure noi educatori (genitori, insegnanti, sacerdoti, catechisti, adulti…) non
dobbiamo disperare: come gli agricoltori, dobbiamo approfittare di qualsiasi spiraglio di sole per preparare il campo della nostra gioventù ed essere pronti a gettare, se necessario più volte, il seme della Parola e iniziare la cura insieme del campo e del seme in quel campo: della comunità, delle singole persone nella comunità e della Parola in esse seminata. Sapendo che questa è una stagione turbolenta e difficile, ma che la caparbietà della Parola e del nostro lavoro ci assicurano un frutto, magari non così abbondante come in altri tempi, ma con la certezza che questo frutto diventerà a sua volta seme perché nelle prossime stagioni, che speriamo migliori, possa servire per una nuova semina, che potrà essere più produttiva sia nella quantità che nella qualità. Se l’agricoltore si lasciasse scoraggiare dall’inclemenza del tempo e decidesse di non intervenire per niente nel suo campo, rischia di precludere per sem- pre la possibilità di frutto per quel campo.

Così anche gli educatori che, vista l’inclemenza del tempo storico in cui viviamo, che sembra impedire l’educazione dei più giovani; vista l’apparente incapacità dei giovani a recepire i reali valori della vita e, soprattutto ad accogliere il seme della Parola; vista l’apparente inutilità della fatica profusa nel campo educativo… decidessero di abbandonare il campo, rischiano di precludere per sempre alle giovani generazioni di oggi di poter riconoscere la bontà e il valore della loro vita e di dare la possibilità al campo del- la società e della comunità di portare quei frutti che, pur in tempi calamitosi, è possibile produrre.

L’invito allora è quello di non scoraggiarsi e di approfittare di ogni momento favorevole e di ogni buon metodo a disposizione per far giungere ai ragazzi e ai giovani il messaggio evangelico della vita, della gioia, dell’amore. Non prestiamo il fianco ai catastrofisti e non cediamo alla tentazione del disimpegno o del sentire inutile il nostro sforzo: prima o dopo apparirà il Sole che darà valore a ogni nostro sforzo, renderà fecondo il campo della gioventù contemporanea e farà fruttificare il buon seme che, con fatica, sudore e amore, abbiamo sparso. Questo è anche il senso della nostra fede, fondata sulla speranza certa che Gesù porta a compimento ogni nostra opera buona. Ma gli adulti devono impegnarsi in prima persona a mostrare i frutti del proprio impegno di autentica vita cristiana, senza ostentazione, ma con profonda convinzione che le ferite inferte dall’aratro della Parola nel campo della nostra vita sono davvero salutari e che i sacrifici e le rinunce sono serviti a dissodare la nostra esistenza e a liberare tutte le energie sopite per dare più potenza alla vita stessa, oltre che a sradicare passioni, abitudini, desideri e pulsioni che, rubando energie, non portano nessun beneficio alla vita personale e sociale, anzi, sono controproducenti.

Anche l’estate è un tempo significativo e forte per l’impegno educativo: non lasciamolo passare in vano. L’agricoltore, dopo le fatiche della preparazione del campo e della semina, in estate gode del raccolto, ma questo gli richiede ulteriore impegno: la fatica e l’organizzazione del lavoro, lo stoccaggio del raccolto, in modo che non vada perduto, ma possa essere usato per ciò per cui è stato prodotto. A volte l’educatore compie l’errore, dopo aver lavorato sodo durante tutto l’anno, di sciupare i frutti del suo lavoro; di non aiutare, cioè, il giovane a mettere a frutto ciò che ha imparato. Faccio un esempio: il figlio è stato introdotto alla celebrazione eucaristica e accompagnato a ricevere la comunione e, siccome è venuto il tempo della vacanza, non lo si invita più a sostenere la gioia dell’incontro festivo con la comunità ecclesiale che continua ad offrirgli la possibilità di accostarsi all’incontro personale con Gesù nell’eucaristia. Così, pian piano, si spegne in lui il desiderio dell’incontro con Gesù. Invito tutti gli adulti della comunità a vivere il tempo estivo, che per molti vede anche la possibilità del meritato riposo dal lavoro, come un momento propizio per sostenere l’impegno di raccolta di quei frutti, che la grazia di Dio fa maturare per il bene di tutta la comunità.

Monsignore

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