La famiglia tra opera della creazione e festa della salvezza

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Al centro della riflessione la casa, non solo edificio, ma “luogo” delle relazioni famigliari, del casato, delle generazioni, aperta al mondo; la casa/famiglia ecclesia domestica dei primi secoli, sede dell’eucaristia domenicale. Il Card. Ravasi dipinge con pennellate bibliche la casa simbolica, non un’ideale irraggiungibile, ma quella che permette di vivere e custodire “l’intima comunione di vita e d’amore” (GS 48), quella a cui Gesù si rifà in Mt 19,3-9 riportandoci al “principio” e ricordando con Lévi -Strauss che la famiglia è un fenomeno universale, reperibile in ogni e qualunque tipo di società.

Per edificare la casa sono necessarie solide fondamenta. Alla base, la coppia, descritta nell’ebraico di Gn 2 con sette termini: ‘ezer (aiuto), ke-negdô (come di fronte), costola, dabaq (unirsi), basar ‘ehad (un’unica carne), ‘isshah (donna), ‘ish (uomo). Per ognuno di essi è offerto un breve approfondimento.
Ma la casa bisogna anche di pareti, di “pietre vive” attorno alla “pietra viva” che è Cristo. Sono i figli. Dopo il nome divino Jhwh nell’AT la parola più ricorrente è ben (figlio). La fecondità della coppia rimanda al suo essere “ad immagine di Dio” proprio in quanto coppia “maschio e femmina” (Gn 1,27). La relazione generativa umana “diverrà l’analogia illuminante per scoprire il mistero di Dio… la visione trinitaria cristiana di Dio Padre, Figlio e Spirito d’amore. Dio Trinità è comunione d’amore e la famiglia ne è il riflesso vivente”. Un duplice monito sulle pareti della casa definisce l’impegno di chi la vive e ne custodisce i legami: l’amore totale e indissolubile e il quarto comandamento.

Poi ci sono le tre stanze, tre locali simbolici abitati quotidianamente, la stanza del dolore, la stanza del lavoro, la stanza della festa e della gioia familiare. Nella relazione il Card. Ravasi si ferma su ognuna di esse, sottolineando per la festa l’importanza dell’attesa e della preparazione, per assaporare nel tempo l’eterno e imparare ad aprirsi a quella festa senza fine che ci attende: l’eternità nella comunione con Dio. Primo luogo di questa educazione/catechesi è la famiglia.

La visione della casa si chiude sulla necessità che sia abitata da due virtù: la speranza, che apre al futuro, alla novità, al desiderio di conversione, alla possibilità di cambiamento perché non incatena le persone nel tempo presente; la tenerezza, che ha un volto materno ma anche paterno, come quello del quadro di Os 11,1-4.

card G. Ravasi

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