La famiglia e il lavoro oggi: tra opportunità e precarietà

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Tutta l’attività umana appartiene all’ambito del lavoro, non solo quella remunerata. Il lavoro è la risposta effettiva che gli esseri umani danno al dono della vita e a tutti gli altri doni che ricevono dagli antenati e dalle famiglie, dai maestri, dagli educatori… Esso è un elemento essenziale della reciprocità dei vincoli sociali. Nella nostra società post-industriale il fattore decisivo della produzione è l’uomo stesso con la sua capacità di conoscere, di organizzare, di intuire e soddisfare il bisogno altrui (CA n.32) e la famiglia è un fattore essenziale nella formazione del “capitale umano”. Un secondo fattore sociale determinante del XX secolo è stata l’entrata della donna nel mercato del lavoro remunerato con la conseguenza della redi nizione dei ruoli sociali. Per la famiglia ha significato il rafforzamento del potere d’acquisto, d’investimento, di risparmio. Ma la redifinizione dei ruoli all’interno della famiglia non è stata semplice e indolore.

Opportunità è precarietà che la nostra epoca presenta alla famiglia e al lavoro.

– Oggi al lavoratore sono richieste anche “abilità sociali” (capacità di lavorare in team, leadership, gestire database e generare informazione) e questo implica uno sguardo allo sviluppo d’insieme della società e delle sue richieste. Perciò il “capitale umano” ricercato include anche “capitale sociale” (capacità di lavorare in ampie reti di collaborazione) e “capitale culturale” (continuo aggiornamento delle conoscenze e delle proprie competenze). Ma è la famiglia che forma primariamente la personalità e il carattere di ogni uomo, lo aiuta a sviluppare le sue attitudini, alimenta la sua curiosità intellettuale…

– Gli elementi di precarietà per la famiglia: molte delle funzioni che prima svolgeva la famiglia oggi sono appannaggio di altre istituzioni. “Le reti sociali e la comunicazione virtuale fa sì che ogni membro della famiglia abbia una sua rete di comunicazioni indipendentemente dagli altri e coabitazione non significa più frequenza di interazione e compresenza nelle relazioni”. Il tempo dedicato alla famiglia si concepisce come tempo di riposo e non occasione di esperienza educativa per tutti. C’è uno sbilanciamento dell’esperienza famigliare come unicamente affettiva.

Serve un nuovo orizzonte culturale che rilanci la famiglia come luogo della vita e del lavoro, della formazione del capitale umano integrale che le persone offrono alla società per raggiungere la convivenza pacifica e il bene comune. E la famiglia ritorni con coraggio ad avere come criterio ermeneutico “la verità nella carità”, per rinnovare la comunione e per orientare il lavoro umano allo sviluppo integrale delle persone.

Pedro Morandè Court

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