La crisi di coppia ed i sintomi (I parte)

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Quando due fidanzati si sposano portano nel loro cuore il sogno di essere felici e realizzarsi nell’amore; un amore connotato di affetto e di tenerezza e orientato al “tutto” e al “ per sempre”; un sogno essenziale (guai se non ci fosse), ma non facile da concretizzare, mantenendo viva la freschezza dei primi tempi.

Il vissuto coniugale, per quanto sanato, confermato, santificato dall’evento sacramentale delle nozze, rimane un’esperienza fragile, come fragile è la natura dell’uomo e della donna, il loro unirsi e il loro impegno per divenire “una sola carne”. La possibilità della crisi riguarda tutte le coppie, comprese quelle credenti; nessuna può dirsene esente. Non si tratta di un’esperienza che attraversa solo alcuni sposi, ma è presente – potenzialmente – in ogni matrimonio, anche quello più riuscito. Rimane il fatto che, specie con il passare degli anni e in particolare dopo l’arrivo del primo o secondo figlio, oppure in seguito a modificazione di ruoli o a ingerenze delle famiglie di origine, si possono presentare situazioni inaspettate, impreviste.

Gli anni nei quali sembra manifestarsi con maggiore probabilità la crisi sembrano essere i quaranta per la donna e i cinquanta per l’uomo:

quarant’anni per la donna, quando le succede di innamorarsi di un altro uomo che le offre quell’ebbrezza passionale che ella ritiene di aver smarrito con il marito, ed è quindi fortemente tentata di lasciarsi andare a varie forme di evasione, specialmente quando da tempo cova dentro di sé rancori o rabbie per le “carezze” mai ricevute o per non essersi mai sentita pienamente amata;

cinquant’anni per l’uomo, quando – anche per la paura di non essere più quello di prima – può essere portato a ricercare avventure nuove, specie verso ragazze più giovani, ventenni o trentenni, che lo fanno sentire “uomo”, pienamente apprezzato per le sue doti e capacità, a differenza della moglie con la quale tutto sembra essersi ridotto a un vissuto amorfo e standardizzato.

Non si deve aver paura della crisi. L’importante è non chiudere gli occhi davanti agli indici che la rivelano e guardarli come segnali positivi nella misura stessa in cui rendono consapevoli di uno stato di malessere e chiamano a intervenire e provvedere.

I sintomi di crisi, di fatto, sono segnali di sanità per la coppia. Sarebbe un cattivo segno se i due non li avvertissero più; significherebbe che sono già morti spiritualmente, come coppia!

Non esiste male da cui il Signore non possa liberare. Prima tuttavia è necessario, da parte degli sposi, discernere le “malattie” da cui possono essere colpiti e attivare tutte le contromisure necessarie, anche sul piano umano, per farsi aiutare e individuare le vie per uscirne fuori.

Non si dimentichi che la grazia suppone la natura, nel senso che prima gli sposi devono fare tutta la loro parte per far in modo che poi agisca la grazia liberante del Signore Gesù.

Il primo segnale di crisi di coppia è la solitudine, la cui  forma più immediata si riscontra quando i due sposi non si parlano o lo fanno molto di rado e con fatica; quando non si ricercano o non trovano più occasioni per stare insieme, non ne avvertono la voglia oppure le ritengono inutili; quando non si dedicano più tempi forti per guardarsi negli occhi, dialogare ed esprimersi affetto.

Quando gli sposi non si dedicano più momenti forti solo per loro o lo fanno molto raramente; quando i loro discorsi riguardano solo i figli o questioni esterne relative agli aspetti materiali della vita, e non i loro stati di animo profondi, si è di fronte a un segnale di pericolo che non va sottovalutato, ma va anzi affrontato con molta serietà.

Perché non si parla più fra noi e di noi? Perché non ci confidiamo più i nostri vissuti? Che cosa ci sta succedendo?

L’assenza di comunicazione è il lamento comune di un gran numero di mogli; meno dei mariti.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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