La comunicazione in famiglia

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Rimango dell’idea che la psicologia femminile e la psicologia maschile siano molto diverse tra loro e che questa profonda differenza di vivere se stessi, l’altro e il mondo circostante sia la ragione vera della stragrande maggioranza dei conflitti coniugali. Il vivere insieme, giorno dopo giorno, con psicologie diverse, acuisce inevitabilmente la sofferenza, l’intolleranza, l’incomunicabilità, l’incomprensione tra i coniugi.

La prima cosa da non dimenticare, dunque, è che il matrimonio porta, sempre e comunque, difficoltà, crisi, conflitti, problematiche tra l’uomo e la donna. Iniziare a vivere insieme con la certezza che si dovrà affrontare la comunicazione con una persona dell’altro sesso, con mentalità, aspettative, attese, sogni, desideri completamente diversi dai propri, è il modo più intelligente per inoltrarsi nella vita matrimoniale. La comunicazione è l’unico mezzo che due coniugi possono usare per creare e mantenere tra loro vicinanza, complicità, comprensione. È l’unico mezzo per tenere in piedi un matrimonio.

Per comunicazione non intendo soltanto quella verbale, benché di solito sia predominante, ma anche quella dei gesti, della mimica del volto, della postura del corpo, del comportamento, degli atteggiamenti, del tono della voce… Molte volte si usano parole dolci o formalmente ineccepibili, ma qualcosa, un segno, una sfumatura, un’inflessione della voce, uno sguardo, tradisce e fa capire il vero messaggio, ciò che veramente si prova. La comunicazione tra persone di sesso diverso deve essere costruttiva, dal momento che, secondo me, le rispettive nature porterebbero all’incomunicabilità, all’incomprensione.

Per essere costruttiva, la comunicazione coniugale:

  • non deve accusare
  • non deve esigere
  • non deve deridere
  • non deve dominare
  • non deve portare rancore
  • non deve essere pedante, ripetitiva.

Deve essere aperta, disponibile, pronta al cambiamento di opinione, deve divenire luogo e mezzo per comprendere meglio l’universo dell’altro, così diverso e così lontano dal proprio.

Dunque la comunicazione deve essere sempre nuova, autentica, mai ripetitiva o ridondante. Non deve contenere lamentele o vittimismi, ma deve permettere all’uno di conoscere la profonda intimità dell’altro. Deve far assumere le proprie responsabilità a chi offre soluzioni e anche a chi, invece, non le offre ma le subisce passivamente, salvo poi essere pronto alla critica. Non deve mai lanciare accuse contro l’altro, non deve mai stare sulla difensiva, ma rischiare di farci apparire per quello che si è, soggetti a essere criticati, puniti, derisi, oltraggiati. Non deve mai portare a vendette o punizioni, ma deve rassicurare, portare alla reciproca accettazione e al cambiamento, alla trasformazione, in un cammino di vicendevole crescita psicologica e spirituale. Non deve essere mai sleale, falsa, ma coraggiosa, sempre attiva, capace di permettere una maggior consapevolezza personale da parte di entrambi i coniugi.

Don Domenico

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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