La chiesa di San Michele: attualità di una storia sorprendente

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Siamo in vista del traguardo. L’impresa di restituire la chiesa di San Michele ad una nuova vita è quasi terminata. Intanto si riapre. Dopo un lungo laborioso restauro e completati gli ultimi interventi sulla struttura, sarà di nuovo luogo di culto e di quotidiana preghiera per la comunità cristiana lenese, riscattato dagli usi impropri del secolo scorso. Ma sarà pure un monumento restituito ai Lenesi tutti, consegnato sia a chi sa apprezzare uno scorcio del centro storico restituito alla bellezza, sia a chi non si accontenta e vuol conoscere la storia di questa chiesa in centro al paese, dedicata all’Arcangelo Michele.

Si tratta in effetti di una storia straordinaria e sorprendente allo stesso tempo per le origini della chiesa da un lato e dall’altro per le circostanze e le coincidenze del suo ritorno a nuova vita.

Le inequivocabili forme settecentesche dell’edificio ne suggeriscono la costruzione in quel secolo, per iniziativa di una delle confraternite devozionali o penitenziali, che avevano la loro sede negli spazi dell’annesso chiostro, da tempo destinato ad usi privati. La dedicazione all’Arcangelo Michele, tuttavia, suggerisce una storia diversa. Ne testimonia in effetti un’origine più risalente un affresco, celato dal grande quadro seicentesco dell’arcangelo effigiato nel tradizionale gesto di sconfiggere il drago, che l’altare nasconde alla vista anche per la sua attualmente incongrua collocazione. Molto deteriorato, bisognoso di un urgente restauro, l’affresco presenta la scena di una Natività con il Bambino disteso su un giaciglio, la Madonna in ginocchio sul lato sinistro e a destra in piedi una figura maschile con una corta corazza e alti gambali con in mano una lunga lancia, interpretabile come la raffigurazione dell’Arcangelo Michele nel gesto di trafiggere il drago.

Ad un attento esame si constata che la sua attuale collocazione è il risultato dell’ampliamento di una chiesa precedente, di più ridotte dimensioni. Originariamente l’affresco doveva occupare la posizione centrale sopra l’altare della chiesa, evidenziando così sia la figura dell’Arcangelo, sia quella della Vergine Maria e del Salvatore.

All’inizio dei lavori di restauro dell’edificio, rimossa la pala seicentesca, la vista dell’inusuale Natività evocò immediatamente l’iniziativa di re Desiderio. Un documento dell’anno 821, nel quale si racconta della fondazione dell’abbazia di San Salvatore/San Benedetto, si dice infatti che a Leno sulle proprietà della sua famiglia Desiderio, prima di diventare re, aveva fatto costruire una chiesa dedicata al Salvatore, alla Vergine Maria e a San Michele Arcangelo. Che, dunque, si potesse collocare proprio qui la chiesa ducale di Desiderio, le cui tracce gli archeologi hanno tanto a lungo cercato nel parco di villa Badia? L’unica possibilità di trovare una risposta era di scavare nel pavimento per trovare nelle fondamenta gli elementi utili a datare correttamente l’edificio. Con il contributo della Fondazione Dominato Leonense la Soprintendenza di Brescia ha avviato un rapido scavo, che tuttavia ha dato risposte ancora diverse. Pur non escludendo nessuna ipotesi (si tratterebbe di compiere sondaggi ben più ampi), i pochi dati emersi ci dicono che non si trattava di una costruzione risalente all’alto medioevo, bensì di un edificio basso medievale. Un edificio che, secondo le stime degli archeologi, poteva essere datato al XV secolo, un periodo cui, a detta degli storici dell’arte, ben si poteva riferire anche lo stesso affresco della Natività.

Se tale è dunque il giudizio degli esperti, quale fu la circostanza che indusse nel Quattrocento ad edificare a Leno una chiesa posta oltre le mura del castello?
Si tratta di un periodo di resilienza, come si usa dire, cioè di ripresa da una grande crisi. I decenni precedenti erano stati segnati dalla carestia seguita alla pandemia della peste nera, quella narrata dal Boccaccio nel suo Decamerone, che a metà del Trecento aveva fatto un gran numero di vittime in Europa, non risparmiando il Bresciano e il territorio di Leno.

Gli abati che ressero l’abbazia in quei decenni promossero iniziative geniali, come la bonifica e messa a coltura della vasta area oltre il Molone al confine con il territorio di Manerbio, facendo sorgere il borgo nuovo di Mirabella con la chiesa di San Bernardo e il mulino del Torchio a servizio delle esigenze del nuovo centro abitato.
E’ dunque in questo clima che va collocata anche l’iniziativa, promossa di comune accordo con i rettori del Comune, di edificare la chiesa di San Michele con il significativo affresco, che richiamava la pratica di un culto risalente all’età di re Desiderio. La scena della natività con il Salvatore, la Vergine Maria e san Michele costituiva, nella tradizione di lungo periodo tramandata nell’abbazia, la testimonianza della volontà di rinascita, che animava la comunità lenese, dopo che la grande sofferenza generata dal morbo era finita. Certo anche per l’intervento dell’Arcangelo, invocato per contrastare, lui vincitore del drago, i pericoli più gravi, compreso il morbo terribile della peste nera.

Che tale fosse il sentimento comune lo prova anche l’attuale intitolazione della chiesa, dedicata esplicitamente al solo Arcangelo Michele. Ulteriori indagini ci potrebbero confermare l’ipotesi che proprio al suo patrocinio i Lenesi abbiano fatto ricorso per superare anche la grave crisi della peste scoppiata nel 1630 e così ben raccontata dal Manzoni nel suo capolavoro I promessi sposi e che proprio a seguito di quel tragico evento e alla carestia che ne seguì, si sia deciso di ampliare la chiesa precedente, completandone la costruzione agli inizi del secolo successivo con l’elegante facciata settecentesca ora restituita alla sua bellezza da un sapiente accurato restauro.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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