La “Cena Pasquale” fa la Famiglia

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Nell’itinerario quaresimale che iniziamo siamo invitati a ripercorrere la storia di un evento straordinario che continua oggi: il nostro Dio nel Figlio si dona all’umanità per diventare pane spezzato, mangiato e assimilato perché ogni persona in ogni tempo e in ogni generazione della storia umana possa vivere una piena comunione con Dio e con coloro che accolgono e condividono il dono di quel pane spezzato, che è la vita stessa di Gesù.

Questo dono d’amore di Dio ci viene offerto nell’Eucaristia ed è messo nelle nostre mani perché la nostra esistenza quotidiana possa assumere sempre più i lineamenti dell’amore trinitario. Questo cibo unisce intimamente la nostra vita con quella del nostro Signore Gesù e, attraverso Lui, con il Padre (cfr. Gv 6,56-57); ma nello stesso tempo, proprio perché ci fa essere una cosa sola con Cristo, il pane eucaristico ci unisce tra noi e ci fa diventare un unico corpo, appunto: il corpo di Cristo.

Da parte nostra, si tratta di lasciarci coinvolgere nel dinamismo che l’eucaristia produce. Infatti, non c’è nessuna magia nell’eucaristia. Il cambiamento dentro di noi non avviene automaticamente, per il solo fatto di parteciparvi e “fare la comunione”; avviene se il “fare la comunione” è un atto di fede, se siamo disposti a lasciarci trasformare dalla comunione, se accettiamo e confermiamo personalmente quello che l’eucaristia è e vuole fare. Essa vuole che noi stessi diventiamo “pane spezzato da mangiare”, cioè vita donata per amore di Dio e del prossimo. Siamo disposti a percorrere questo cammino? Lo percorreremo con tutta la nostra fragilità e forse non giungeremo a vette eccelse; ma faremo con sincero desiderio e lealtà quello che il Vangelo ci dona, quello che l’eucaristia ci trasmette (cfr. Vescovo Luciano Monari, Ricchi di misericordia, Lettera pastorale per l’anno 2015-2016).

Ora, l’eucaristia è scuola e alimento di vita piena, che si realizza quando è donata in modo gratuito e totale. Esperienza massima di questo nel mondo degli uomini e delle donne è il matrimonio, dove l’uomo e la donna si donano e si ricevono reciprocamente in un amore che genera amore e vita. Ma questo cammino, come quello di Gesù, pure denso di tante gioie, richiede altresì la disponibilità a lasciarsi “spezzare” dalla sofferenza, dal dolore, dall’incomprensione, dal disprezzo, dalla derisione, dal tradimento, dall’infedeltà di coloro a cui ci si è donati con gratuità, nella certezza che è questa la morte che conduce alla vittoria sulla morte, attraverso la risurrezione e produce una vita nuova. E non pensiamo solo alla vita nell’eternità. C’è una risurrezione, che riguarda ancora la vita qui sulla terra: ed è il riscatto sociale, il riconoscimento del nostro amore spezzato, la gratitudine (magari tardiva) di chi ci ha fatto soffrire, la richiesta di perdono di chi ci ha ferito o tradito … ma soprattutto la pace interiore per aver compiuto la volontà di Dio. Questa pace è certezza di vita, perché la Vita (Gesù Cristo) abita in noi.

La quaresima ci aiuta a ritrovare il senso di questo cammino penitenziale, la Pasqua ci fa vivere la gioia dei frutti della penitenza e l’eucaristia domenicale, che è la Pasqua settimanale, anticipa la risurrezione della vita interiore e della carne debole, attraverso la comunione di vita con Colui che ha già vissuto tutto questo e ora lo vive in noi e con la comunità dei fratelli che con coi condividono le gioie, i dolori e le speranze della vita nel tempo.

Allora l’eucaristia domenicale – vera Pasqua settimanale – per una famiglia cristiana non può essere un optional, ma il fondamento vero del suo sedersi a tavola ogni giorno per condividere quell’amore, a volte faticoso e causa di sofferenza, ed esprimere la comunione fondata nel battesimo e nel sacramento del matrimonio, sentendo lo sguardo misericordioso di Dio Padre, per poi guardare i fratelli con lo stesso sguardo e accoglierli con “viscere di misericordia”.

All’inizio di questo anno giubilare della misericordia abbiamo lanciato la proposta dei “cammini di riconciliazione”: li abbiamo iniziati, stiamo perseverando, li stiamo sostenendo con la preghiera …?

Non possiamo celebrare l’eucaristia domenicale e pretendere che porti frutti di bene in noi se non siamo disposti a spezzare i nostri rancori, i nostri odi, il nostro desiderio di vendetta: “non c’è magia nell’Eucaristia”.

La Pasqua sarà vera solo se vi arriveremo dopo un cammino lungo il quale ci impegnano a mostrare l’amore a Dio, attraverso l’amore verso i fratelli, al di là dei successi che avremo conseguito. Allora, accostandoci al banchetto pasquale dell’eucaristia, riconosceremo il volto misericordioso del Padre e ne diventeremo il riflesso nel banchetto pasquale che condivideremo con tutta la comunità nella liturgia e poi nelle nostre famiglie. Così la comunità sarà cresciuta e avrà maggior coscienza di essere, come il suo Signore, “pane spezzato” per la fame dei fratelli.

A tutti, auguri di Buona Pasqua.

Monsignor Giovanni

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