Io non ti dimenticherò mai

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26 febbraio 2017

Noi siamo sempre in agitazione, soprattutto gente che viene da altri paesi, quando vede noi, coglie persone che non sono mai ferme, che corrono continuamente, non risparmiano niente di fatica, l’interesse è quello di guadagnare, e quando capita una disgrazia, capita un momento di povertà, anche materiale, un momento di crisi, anche spirituale oltre che economica, noi che in quei momenti siamo preoccupati di arrangiarci da soli, ci siam preoccupati delle cose materiali, magari buone, che riguardavano l’aiuto alla nostra famiglia, e poco ci siamo ricordati del Signore, in quel momento ci viene in mente anche il Signore. forse per pregarlo andrebbe anche bene, il Signore ci ha detto di chiedere, di cercare, di bussare alla porta del suo cuore, ma spesse volte per lamentarci. “Il Signore mi ha abbandonato”, “il Signore mi ha dimenticato”, è la frase che riporta il profeta Isaia, ed è il popolo che si lamenta di Dio.

Il Signore risponde “si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?” anche se costoro si dimenticassero, io non ti dimenticherò mai. Quella domanda retorica che Dio fa sottende anche però un aspetto di sottolineatura negativa. Si dimentica forse una madre del suo bambino? Purtroppo a volte capita anche questo tra gli uomini. Ma in Dio no. Se anche questo capita nell’umanità, ed è assurdo che una madre si dimentichi del proprio figlio, non si preoccupi di lui già qui sulla terra, è assurdo questo, Dio non si dimentica di nessuno.

Dio che è questo padre che ha viscere materne non si dimentica di nessuno. Ma è necessario che per comprendere questo e per vedere Dio all’opera sempre, anche nei momenti difficili, dove sembrerebbe che Dio guardi da un’altra parte, occorre che noi impariamo a cercare prima di tutto il Regno di Dio, cioè a cercare prima di tutto la Sua presenza in mezzo a noi e dentro di noi. A riconoscere questa sua presenza in Gesù nella nostra vita. Perché solo allora, quando avremo imparato a riconoscere la Sua presenza, anche nei momenti belli della nostra vita, anche quando abbiamo il lavoro, anche quando abbiamo mezzi sufficienti per vivere, anche quando la nostra vita è immersa nella serenità e nella gioia della condivisione d’amore dentro la nostra famiglia, se noi cerchiamo la presenza di Dio in quei momenti, allora anche negli altri momenti più difficili e più tristi, ci accorgeremo che Dio non  ci ha abbandonato, ci accorgeremo che Dio è pronto a raccogliere il nostro dolore, il nostro pianto, la nostra sofferenza e anche il nostro sfogo, perché allora la domanda “ma forse ci hai abbandonato Signore?” diventerà preghiera, e non imprecazione.

E il Signore volentieri accoglierà questa domanda, accoglierà il nostro pianto, il nostro dolore, il nostro sfogo e come padre tenero, tenendoci in braccio, ci consolerà. Ma è necessario che cerchiamo prima di tutto il Regno di Dio, sempre, nella nostra vita. cosa vuol dire? Che crediamo che tutto quello che siamo, abbiamo, facciamo, è dono di Dio innanzitutto. E allora ogni mattina, quando ci svegliamo, il primo pensiero va a Lui, pieno di gratitudine. Quante volte sento degli anziani, acciaccati e magari anche in modo abbastanza grave, che dicono “quando mi alzo la mattina la prima cosa che dico al Signore è <<grazie che anche questa mattina ho aperto gli occhi>>”. Eppure sono lì, mezzo acciaccati, incapaci di gestire da soli la propria vita. Questo è cercare il Regno di Dio.

Allora sì che ci convinceremo, perché vedremo i segni dell’amore di Dio nella nostra vita, che Lui che si preoccupa degli uccelli del cielo e dei gigli del campo, tanto più si preoccupa di noi che siamo suoi figli. Non siamo fiori, non siamo animali, siamo suoi figli. E Lui lo sa bene, e ci conosce bene, e sa ciò di cui abbiamo bisogno. É questo l’atteggiamento vero del cristiano, e questo i genitori devono insegnare ai figli. Stamattina, durante la messa delle 10, ho chiesto all’inizio dell’omelia ai bambini “a cosa avete pensato questa mattina appena svegli?”. “Alla colazione”. Ce ne è voluta per trovarne uno che ha detto “a Gesù”. E loro sono il riflesso di quello che insegna gli adulti. Perché se noi adulti non insegnano loro a volgere il pensiero al Signore perché è il fondamento della nostra vita, prima di tutto il resto, è chiaro che loro mica si inventano. Le cose devono impararle dalla nostra testimonianza. É questo che dobbiamo imparare, e chissà che la quaresima in questo ci svegli un poco.

Se noi cerchiamo prima di tutto il regno di Dio, troveremo Dio presente in ogni momento della nostra vita, e ci accorgeremo che la provvidenza non è mai distante da noi, e noi sessi diventeremo provvidenza per gli altri, e gli altri saranno provvidenza per noi, perché così Dio compie la sua provvidenza nei nostri confronti, attraverso di noi. Ma fintanto che cerchiamo di arrangiarci nella vita, e arrangiarci vuol dire a volte accumulare beni materiali, anche in modo disonesto, anche sfruttando gli altri, magari gli operai, anche sfruttando le situazioni di disagio, anche tenendo gelosamente quel molto di più che abbiamo rispetto a quelli che non hanno niente, giustificandoci con operazioni macchinose della nostra mente, allora noi certamente arriveremo ad un momento in cui quando noi siamo nel bisogno, a volte bestemmiano nel senso che diremo cose gravi contro Dio, ci lamenteremo di Lui, perché non abbiamo riconosciuto prima la provvidenza, non riusciamo a riconoscerla dopo. Prima non l’abbiamo riconosciuta perché abbiamo pensato che tutto quello che abbiamo e siamo è merito nostro, è roba nostra, e allora non riusciamo prima a veder la provvidenza, perché riteniamo che la provvidenza non c’entri niente, con quello che siamo ed abbiamo, non la vedremo neanche dopo, quando saremo nel bisogno spirituale o materiale.

Ecco chiediamo al Signore di aiutarci a ricercare prima di tutto il Regno di Dio, perché il resto ci verrà dato in sovrappiù. Ogni volta che apriamo gli occhi alla luce del giorno, impariamo a dire grazie Signore. Come sarà la giornata ti ringrazio già adesso, perché so che tu sarai presente. So che tu sarai provvidenze. So che tu sarai provvidenze magari attraverso di me nei confronti di qualcun altro. oppure sarai provvidenze nei miei confronti attraverso qualcun altro. Chiediamo al Signore davvero questa capacità perché questo è essere cristiani.

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