Impronte di un cammino

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Passi nella polvere, impronte di un cammino, traccia di un pensiero, di un sogno, di una meta da raggiungere.

La nostra vita, il nostro pellegrinaggio su questa terra, lo splendido gioco del cercare l’orizzonte lontano che nasconde la luce dell’alba e del tramonto, del Dio che è venuto e che verrà. Cosa cerchiamo al momento della nostra partenza, quale forza muove i nostri passi, quali spalle sostengono il nostro “zaino”? Chi è colui che si mette in cammino?

Il pellegrinaggio è partire da sé, dalla nostalgia che sentiamo nel profondo del nostro cuore.

Il pellegrino è colui nel quale la nostalgia del Paradiso prende coscienza di se’, dentro il suo cuore, e lo indirizza alla ricerca dei luoghi e dei momenti in cui Dio si è fatto più vicino agli uomini, si è manifestato. Questa nostalgia, questo desiderio di conoscere, di approfondire di lasciarsi stupire e meravigliare ha spinto noi suore e un numero grande di lenesi, accompagnati da don Ciro, d’incamminarci per trovare quel pezzo di paradiso, di scoprire e approfondire attraverso un pellegrinaggio a Viterbo, alcuni luoghi significativi e importanti della vita di S. Rosa Venerini.

Il giorno 7 ottobre ci siamo messi in cammino per raggiungere la città di Viterbo che è stata la prima tappa del nostro pellegrinaggio. Qui, in questa antichissima città, Santa Rosa Venerini diede inizio alla sua opera per il bene delle persone e la salvezza delle anime. Con il suo moto: “Educare per liberare”, Santa Rosa ha dedicato tutta la sua vita per liberare le ragazze e le mamme di Viterbo da tutte le catene morali, culturali e spirituali che le tenevano schiave.

Consapevoli che non tutto serve per trovare, che non tutto ha senso che sia cercato, che il proprio andare ha una direzione perché è una sola la cosa che cerca: il cuore del suo Creatore, ci siamo lasciati sorprendere e stupire dal cuore del Creatore nelle meraviglie e nell’arte di questa bellissima città.

Ripercorrendo i passi di Rosa Venerini abbiamo visitato alcuni luoghi cari e significativi per noi Mestre Pie Venerini come il centro storico circondato dalle mura antichissime, il quartiere San Pellegrino che molte volte, durante la giornata, è stato attraversato dalla Rosa Venerini per andare incontro ai bisogni della gente.

Il quartiere San Pellegrino rappresenta uno dei luoghi più caratteristici della Tuscia, pare che il tempo si sia fermato al medioevo ed è facile perdersi nell’atmosfera suggestiva creata dalle originali linee architettoniche, che quasi con dolce ostinazione ci vogliono far immergere in un passato di ineffabile bellezza.

In seguito, siamo andati a visitare il duomo di Viterbo e il Palazzo dei Papi che si trova accanto al Duomo. Il Palazzo dei Papi, sul colle della Cattedrale di San Lorenzo, fu la residenza-fortezza dei pontefici in una città orgogliosa di essere centro e sede del cattolicesimo. Proseguendo, siamo andati a visitare una casa a noi cara, la comunità di San Carluccio che purtroppo non è più abitata dalle suore.

Qui, guidati dalla passione e dalle parole di Suor Enrica, la superiora provinciale, abbiamo visitato il museo di Rosa Venerini nel quale abbiamo potuto vedere alcuni suoi effetti personali, scritti e oggetti d’epoca.

Proseguendo il nostro pellegrinaggio, siamo andati a trovare la comunità delle nostre suore a San Giovanni, che ci hanno accolto con tanta delicatezza, dolcezza e premura. Oltre a saziare la curiosità dei pellegrini, hanno saputo saziare anche il palato con un abbondante rinfresco tipicamente viterbese.

Abbiamo concluso il nostro primo giorno nella chiesa di San Giovanni in Zoccoli, dove la nostra fondatrice è stata battezzata e dove il nostro carissimo don Ciro ha celebrato la Santa Messa.

Il secondo giorno, alle prime ore del mattino, siamo andati a visitare e a pregare al santuario della Madonna della Quercia. Questo santuario è molto caro a noi suore perché ai piedi di questa dolce e bellissima Madonna, la nostra Santa Rosa Venerini, ha promesso di donare la sua vita per la salvezza e il bene delle persone. Attraverso il Rosario, ai piedi di questa icona della Vergine, Rosa, il 30 agosto 1685, con l’approvazione del Vescovo di Viterbo: Cardinal Urbano Sacchetti e la collaborazione di due compagne, Rosa lasciò la casa paterna per dare inizio alla sua prima scuola, progettata secondo un disegno originale che aveva maturato nella preghiera e nella ricerca della volontà di Dio. Il primo obiettivo era quello di dare alle fanciulle del popolo una completa formazione cristiana e prepararle alla vita civile. Senza grandi pretese, Rosa aveva aperto la prima «Scuola pubblica femminile in Italia». Le origini erano umili, ma la portata era profetica: la promozione umana e l’elevazione spirituale della donna erano una realtà che non avrebbe tardato ad avere il riconoscimento delle Autorità religiose e civili. Gli inizi non furono facili. Le tre maestre dovettero affrontare le resistenze del clero che si vedeva privato dell’ufficio esclusivo di insegnare il catechismo. Ma la diffidenza più cruda veniva dai benpensanti che erano scandalizzati dall’audacia di questa donna dell’alta borghesia viterbese che prendeva a cuore l’educazione delle fanciulle di basso rango. Rosa affrontò tutto per amore di Dio e con la forza che le era propria e continuò nel cammino che aveva intrapreso, ormai certa di essere nel vero progetto di Dio.

In seguito, siamo andati a Oriolo Romano, unico in Tuscia a livello architettonico: Oriolo è infatti uno dei pochissimi insediamenti razionalmente pianificati dal punto di vista urbanistico già a partire dalla sua fondazione. È uno dei primi esempi di pianificazione urbanistica moderna, una fondazione civica “ex-novo” in un luogo spopolato. Si tratta di un progetto visibile ancora oggi nelle caratteristiche del sistema viario, nei rapporti e nelle proporzioni tra il palazzo signorile e il resto del borgo.

In questo borgo antico, siamo stati accolti dalla comunità delle suore che abitano in questa piccola borgata. Tutti noi siamo rimasti meravigliati e stupiti dalla passione e dalla profondità dei racconti di Suor Mariateresa Crescini, un’appassionata e studiosa della vita Santa Rosa Venerini. Abbiamo visitato la stanza dove per anni ha alloggiato la nostra Fondatrice insieme alla ragazze che educava. Oltre agli effetti personali, agli scritti ed ai ricordi cari, abbiamo visitato la capellina di questa comunità dove viene custodita la reliquia di Santa Rosa. Questa casa è stata donata dalla principessa Laura Altieri alla Rosa Venerini per aprire una scuola per le ragazze povere di questa borgata.

Accompagnati da Suor Maria Teresa, siamo andati a visitare il palazzo Altieri che oltre alle meravigliose e bellissime stanze affrescate si possono visitare diverse gallerie. Delle collezioni presenti nel Museo, la più originale e di notevole importanza storico-documentaria è la galleria dei Papi, voluta da Clemente X, che comprende ritratti raffiguranti i papi che si sono succeduti nella storia della Chiesa.

La raccolta è particolarmente importante poiché è l’unica completa esistente di tutte le serie di ritratti papali e che attualmente consta di 268 ritratti di sommi Pontefici, dal primo San Pietro, a Giovanni Paolo II, mancano Benedetto XVI e l’attuale Papa Francesco.

Questa, è stata l’ultima tappa del nostro pellegrinaggio prima di riprendere la strada del ritorno a casa. Un ritorno a casa diverso, ognuno ha portato nel suo cuore un pezzo, una frase, un ricordo di questa donna cosi semplice ma così forte, così piccola ma così grande di cuore.

Questo pellegrinaggio è stata una bellissima e arricchente esperienza per tutti noi. Scoprirsi pellegrini, persone in cammino, è insito nell’uomo, fa parte dell’essere uomo. Fa parte di ciascuno di noi mettersi in cammino per trovare, verificare, toccare l’Infinito, ascoltarne la chiamata e partecipare così, alla fine, ad una realtà più vera di quella materiale. Quella realtà che parla dell’uomo come figlio di Dio, con una casa e un Padre al quale tornare. Quella realtà di una vita che è uno splendido viaggio di ritorno, con tappe e soste, momenti di felicità e di visioni dell’orizzonte verso cui si è destinati.

Quella realtà che chiede di essere toccata da ciascuno di noi e proprio perché è reale non può essere raccontata ma solo vissuta nel corpo e nello spirito da ciascuno di noi. Realmente Dio chiama ogni singola persona sulla sua strada e noi ci sentiamo dei chiamati che camminiamo ancora.

Un immenso grazie va al Monsignor Giovanni e ai sacerdoti di Leno, che hanno pensato di festeggiare il 20° di presenza a Leno delle Maestre Pie Venerini con questo bellissimo pellegrinaggio.

Grazie a Don Ciro, Suor Graziella e ai parrocchiani di Leno che hanno voluto condividere questa esperienza insieme a me camminando sui piccoli passi di questa grande donna: Santa Rosa Venerini.

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Pellegrinaggio Viterbo 2017

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