Il volto missionario della Parrocchia segno e strumento della misericordia di Dio

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Al termine di un anno pastorale intenso, come è stato quello che stiamo per concludere, credo doveroso fare alcune riflessioni da proporre alla comunità come motivo di gratitudine al Signore, ma anche come provocazioni per guardare avanti, con l’intento di intensificare l’impegno missionario di tutti, per rispondere al mandato di Gesù, in quanto suoi discepoli.

Un anno intenso, dicevo! Infatti ha visto, tra l’altro, alcuni cambiamenti e innovazioni, dovuti al normale evolversi della vita comunitaria.

Il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) uscente si è impegnato in una rilettura del territorio e della distribuzione degli abitanti nella parrocchia, secondo la diversità etnica, religiosa, culturale e anagrafica, per meglio orientare l’azione pastorale. Ha, così, deciso una rivisitazione delle zone pastorali, che ha sortito come esito la loro necessaria riduzione numerica delle stesse, appurato che dall’inizio di questa esperienza la situazione è molto cambiata. Alcune zone si sono notevolmente spopolate, altre sono abitate in prevalenza da immigrati normalmente non cristiani o non cattolici, altre hanno una popolazione prevalentemente anziana. Per questo, volendo unire le forze e offrire anche alle zone più in difficoltà una possibilità di azione pastorale vivace, si è deciso di ridurle a dieci, ridefinendo la geografia della parrocchia.

Inoltre, il CPP, insieme con i catechisti e le famiglie che hanno partecipato al cammino di iniziazione cristiana per i loro figli, si è cimentato nella non facile impresa di verificare il nuovo cammino di iniziazione cristiana, proposto dalla Diocesi, trovando modo di riflettere sulla necessità di dedicarsi con maggior impegno a questa “impresa”, ma anche di chiedere più serietà e continuità di partecipazione e coinvolgimento ai genitori. E’ emersa soprattutto la costatazione, evidente a tutti, che, nonostante il cammino compiuto, per molti genitori e ragazzi non crescono il senso di fede vissuta, la consapevolezza di appartenere alla comunità cristiana e la necessità di partecipare all’Eucaristia domenicale e festiva come momento centrale e alimento necessario alla fede e alla vita cristiana, oltre che risposta fedele all’invito del Signore Gesù ad incontrarlo vivo nel suo Corpo, che è la Chiesa, e nel sacramento offerto come pane di vita per il pellegrinaggio terreno.

La verifica ha, poi, toccato le varie dimensioni della pastorale, evidenziando il prezioso lavoro compiuto dall’oratorio, sia come ambiente per la formazione dei ragazzi, sia come luogo accogliente per momenti ludico-ricreativi e di festa, come per momenti di espressione culturale. Naturalmente questo è dovuto al fatto che è fisicamente una bella struttura, grazie alla generosità dei Lenesi che hanno contribuito economicamente alla progressiva ristrutturazione e mantenimento e all’opera di molti volontari. Tuttavia non possiamo dimenticare che coloro che lo rendono vivo sono i ragazzi che lo frequentano e gli educatori che vi si impegnano, donando il meglio di sé per amore dei ragazzi stessi, a partire da don Davide, che si sta prodigando con sincero amore, notevole impegno e acuta intelligenza, e gli altri sacerdoti che vi si alternano per le diverse attività: don Alberto che supporta don Davide e i catechisti, don Domenico per la pastorale famigliare, le Suore, disponibili oltre che per la catechesi anche per altri servizi, che vengono loro richiesti, l’Azione Cattolica, con la sua opera di animazione e formazione dei ragazzi (ACR) e degli adulti. Anche lo sforzo compiuto per il campo sportivo in sintetico è stato senza dubbio prezioso, al fine di offrire non solo una struttura moderna, ma un segno prezioso di amore e attenzione ai giovani.

Con questo, sono molti i ragazzi, i giovani e le famiglie che non approfittano delle offerte dell’oratorio e perciò rimane viva la domanda: come arrivare a questi, perché anch’essi possano ascoltare la buona notizia di Gesù e vivere la gioia di appartenerGli attraverso la Chiesa?

Anche l’impegno profuso dalla comunità nei confronti degli adulti è stato notevole: abbiamo cercato di curare e vivere al meglio la liturgia nell’aspet- to celebrativo, nell’annuncio della Parola, nella cura della bellezza dei luoghi di culto; abbiamo proposto cammini di formazione per nutrire la vita cristiana (catecumenato quaresimale, esercizi spirituali, corso sulla Messa, centri di ascolto…), celebrazioni zonali e quant’altro. Sono stati molti coloro che vi hanno lavorato, a partire da don Renato ai numerosi lettori, ministranti, cantori, cori, strumentisti, sacristi e loro aiutanti, animatori di zona, catechisti … Naturalmente anche qui, a fronte dell’impegno di molti, dobbiamo notare l’asenza di tanti che, purtroppo, non approfittano mai di nessuna proposta per la crescita umana e cristiana, forse perché pensano che la vita, soprattutto quella spirituale, sia una specie di divenire spontaneo, che non ha bisogno di essere alimentato, quasi fossimo piante selvatiche che se crescono bene, diversamente possono morire che nulla cambia.

La stessa pastorale famigliare, che vede l’impegno di numerose persone nella fase di programmazione (a partire da don Domenico, Suor Graziella e commissione famigliare) e un buon numero di famiglie nei cammini di formazione, sia all’interno dei gruppi famiglia sia al di fuori di essi (ICFR, ritiri, convegni, catechesi per gli adulti … ), è il luogo di impiego di molte risorse da parte della comunità cristiana e motivo di comunione tra tante famiglie che si sotengono a vicenda e condividono i diversi momenti di gioia, di fatica, di dolore, di impegno educativo. Proprio per questo è necessario sostenere una più decisa apertura alla dimensione comunitaria in senso ampio (quindi non solo a livello ecclesiale, ma anche sociale) e ridurre il pericolo di chiusura all’interno dei gruppi, perché l’intento missionario della pastorale famigliare è quello di far passare il messaggio evangelico dall’esperienza famigliare e di gruppo alla comunità ecclesiale e da qui ai non praticanti, ai non cristiani e ai non credenti. Questa è la misura dell’impegno missionario della comunità cristiana.

Non possiamo dimenticare, poi, che in questo anno pastorale è stata rilanciata la Caritas parrocchiale, che si affianca al servizio caritativo di “non solo noi”. Coloro che partecipano a questo servizio ecclesiale si sono preparati attraverso un itinerario di formazione, offerto dalla Caritas Diocesana e si sono “buttati” a capo fitto in un’impresa davvero grande, difficile e molto impegnativa, accettando di viverla con continuità e dedizione, in diretto contatto con il Parroco, la Caritas Diocesana, in piena sintonia con “non solo noi” e in rete con l’Amministrazione Comunale, attraverso gli Uffici di servizio alla persona. Il servizio dei volontari della Caritas va inteso non come supplenza alla comunità, ma come segno di corresponsabilità e modo di animazione e sensibilizzazione della comunità stessa, che è tutta chiamata a vivere la carità nel nome di Gesù Cristo, in senso missionario. Questa è un’altra faccia della missionarietà della Chiesa. Nel servizio Caritas sono diversi i compiti che ciascuno si è assunto: ascolto delle persone, accompagnamento delle famiglie nella ricerca di soluzioni di alcuni problemi economici, sanitari, di inserimento, sociali, famigliari … l’assistenza spirituale agli anziani e ammalati (visita e comunione) … la preghiera per sostenere questo servizio. Non è forse questo un modo per vivere concretamente la missionarità e rendere leggibile il Vangelo della Misericordia, che si è incarnato in Gesù Cristo e oggi si esprime attraverso coloro che sono “di Cristo”?

Ogni sacerdote, poi, continua la sua visita agli ammalati, col prezioso aiuto di don Riccardo, che si è preso a cuore anche gli anziani di “Casa Garda” e i malati del reparto di psichiatria dell’ospedale, mentre don Alberto continua egregiamente il suo servizio ai malati dei due reparti di lungodegenza.

A tener desta la dimensione missionaria in tutto ciò che la Parrocchia propone si cimenta la “Commissione missionaria” e tutto il numeroso gruppo di volontari in questo settore, che, in modi diversi, sollecita ciascun membro della comunità a ricordare che Gesù ha mandato la Chiesa per essere nel mondo segno a tutti gli uomini del volto misericordioso di Dio Padre. Tutto ciò viene fatto in maniere diverse: formazione degli operatori (incontri parrocchiali e zonali, preghiera, testimonianze di missionari), attività di raccolta fondi, sostegno economico ai missionari. Dalle continue verifiche emerge la necessità di intensificare la convinzione che la missione non può guardare lontano se non guarda vicino: è più facile compiere un gesto di aiuto ai missionari e alle comunità lontane che porgere la mano e riconoscere fratello in Cristo chi ci vive a fianco e annunciargli e ascoltare da lui l’annuncio del Vangelo della misericordia; è più facile ascoltare il grido che viene da lontano che sentire il gemito di chi è vicino; è meno impegnativo sentirsi in comunione con le chiese giovani e povere del cosiddetto “terzo mondo” che condividere e sostenere i passi stanchi della nostra comunità, l’insuccesso e la fatica dell’annuncio in casa nostra. Occorre contribuire a costruire un’autentica comunità missionaria “ad intra” (annunciarci reciprocamente il Vangelo con parole e opere) per poter compiere la missione “ad extra” (verso i lontani: spiritualmente o geograficamente).

Per ultimo, è stato notevole l’impegno nella preparazione dell’elezione del nuovo Consiglio Pastorale parrocchiale. Attraverso “La Badia”, gli intereventi in chiesa di noi sacerdoti e le schede per l’elezione si è cercato di rinverdire il profondo significato di questo organismo nella comunità. A ogni consigliere uscente e a ogni membro della comunità cristiana è stato chiesto il contributo di segnale persone adatte e disponibili a prestarsi per un servizio quinquennale nel nuovo CPP. Non è stato un lavoro facile, ma alla fine si è trovata la disponibilità di 130 persone, di diversa età e condizione sociale, a mettersi seriamente in gioco per un servizio alla comunità, onde sostenerla nel dispiegare le sue più belle energie per la missione affidatale da Gesù.

Ora ci attende l’impegnativo periodo estivo: GREST e campi scuola. Qui si cimenteranno centinaia di ragazzi, decine di famiglie, una moltitudine di educatori ben motivati e preparati allo scopo: nulla è stato lasciato al caso e anche lo sforzo notevole e le energie che assorbiranno queste attività sono stati ben ponderati per non rimanere a metà del guado.

Una missione, col volto della Misericordia, che non ha sosta, quella della parrocchia! Forse tanti non si rendono conto! Eppure tutto è fatto alla luce del sole e con tutto l’amore possibile!

Nel ringraziare tutti coloro che mettono a disposizione tempo, energie, intelligenza, mezzi … chiedo a coloro che, forse solo ora, si rendono conto, magari anche solo marginalmente, della serietà, dell’amore, del peso di un generoso servizio alla comunità, di domandarsi se il Signore non stia chiedendo qualcosa anche a loro, a partire dai doni che si trovano ad avere gratuitamente da Dio: la fede, l’intelligenza, beni materiali, capacità educative, titoli per servizi particolari, amore … di rendersi disponibili subito o in un futuro prossimo a servire la comunità, condividendo la responsabilità di coloro che sono deputati a guidarla. Grazie!

Monsignor Giovanni

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