Il tranello dei sentimenti

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Capitò un pomeriggio di fine maggio. E non ci fu un perché.

Quando Andrea tornava a casa dal lavoro, dopo le 18, Francesca, aprendogli la porta di casa, esclamava: “Bentornato James Bond!”. Lo ripeteva ogni volta. Però non lo esclamava sempre allo stesso modo: a volte la voce era trionfante; a volte più stanca; talora sembrava perfino che lo facesse, perché ormai era di routine.

Eppure… la cosa andava avanti da quando erano fidanzati, ai tempi in cui Andrea studiava all’università e Francesca, fresca di diploma, lavorava presso un negozio di profumeria. Quindi era ormai da più di dieci anni che Francesca andava incontro ad Andrea chiamandolo James Bond.

Quella sera… non ci fu un perché: eppure ad Andrea quel soprannome diede fastidio.

Anzi: provò un senso di distacco, quasi un sentimento di rifiuto verso sua moglie. Che strano, vero? Già: che strano…

Che strano, visto che ai tempi in cui erano fidanzati Andrea si sentiva scoppiare il cuore di orgoglio e tenerezza quando Francesca, con il viso luminoso, felice di incontrarlo, lo chiamava da lontano: “James… ecco James… James Bond!”.

Andrea aveva ventiquattro anni quando aveva udito da Francesca quel soprannome per la prima volta.

Ad Andrea piaceva tanto Francesca. Però… aveva pensato bene di levarsela subito dalla testa: lei era davvero troppo carina per lui…

Lui, “topo” di biblioteca, che gli amici – ma erano davvero amici? – prendevano in giro perché dicevano che spendeva tutte le mance in lozioni contro i molti brufoli sul viso che – accidenti! – a ventiquattro anni ancora non volevano saperne di lasciarlo in pace. E poi Andrea si sentiva impacciato, imbranato, di tutto insomma…

Invece Francesca l’aveva chiamato sin dalla prima volta James Bond. E poi anche la seconda, e la terza… E proprio Francesca gli aveva voluto bene; e l’aveva sposato.

E non c’era volta che, in fondo, anche a distanza di anni – di fidanzamento prima e di matrimonio poi – quel soprannome non gli facesse almeno un pizzico di piacere.

Quella sera no. Niente piacere e, anzi, disagio, fastidio. Perché?

Perché in tutti quegli anni, con quelle parole Francesca non aveva soltanto dato ad Andrea affetto e stima, ma gli aveva anche insegnato una cosa importante: che lui era degno di essere amato e stimato. E quella era stata una scoperta importante per Andrea anche se mai resa esplicita.

Lei non era soltanto la donna che lo aveva amato per prima, ma anche la persona che, in qualche modo, lo aveva guarito dal suo poco amore di sé.

Ma allora, il fatto di non provare se non disagio per il “James Bond” di quella sera, forse stava segnalando ad Andrea un fatto importante. Che di sua moglie non aveva più bisogno come di un sostegno. Sua moglie era stata contemporaneamente fidanzata e medico; poi moglie e ancora medico: l’aveva amato e aveva cercato di guarirlo.

Il fatto di “sentire” meno sua moglie, paradossalmente, era il segno positivo che di lei non aveva più bisogno come si ha bisogno di un medico. Il distacco emotivo era il segno che ora poteva volerle bene semplicemente come alla propria moglie. Punto e basta.

A volte rileggiamo i sentimenti in modo sbrigativo, come se dovessimo obbedire a tutto ciò che suggeriscono. Invece un sentimento va sempre ascoltato ma anche decifrato, interpretato: sia quando è positivo, sia quando è negativo. Perché quello che custodisce può essere esattamente il contrario di ciò che sembra. E si rischia di  cadere in un tranello.

Forse quella sera Andrea stava facendo l’esperienza di essere completamente guarito da quel male antico che era il poco amore e il poco rispetto di sé.

Allora c’è da festeggiare: ad Andrea non serviva più di essere James Bond. Gli bastava essere Andrea e di avere per moglie quella donna splendida che era Francesca.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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