Il sogno infranto

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La villetta di Piera e Giovanni si trova poco fuori dal centro abitato, seminascosta da un lauro alto e fitto che delimita il giardino. E’ una casetta bassa, ampia, dai mattoni a vista, con le persiane bianche e il tetto di ardesia. E’ molto graziosa, anche se ai tempi della costruzione qualcuno in paese aveva sentenziato che assomigliava più a una casa del Nord Europa che della provincia lombarda. C’è perfino una piccola piscina; ma forse nessuno vi ha mai preso un bagno. Certo non di recente: l’acqua è leggermente torbida e numerose foglie galleggiano sullo specchio verdastro.

La bellezza e la malinconia di quell’atmosfera sono, in fondo, lo specchio della vita di Piera e Giovanni. Entrambi sessantaquattrenni, ormai sono sposati da più di quarant’anni. A sessant’anni Giovanni aveva ceduto il negozio di ferramenta che si trovava proprio nel centro del paese e che gli aveva consentito di accumulare una piccola fortuna, e si era ritirato. La moglie aveva lavorato un po’ prima di sposarsi, ma poi aveva deciso di fare la casalinga a mezza giornata, dedicando l’altra mezza a dare una mano a Giovanni in negozio. Il tutto senza affanni: la salute era buona; gli affari andavano bene; Giovanni aveva assunto due commessi; un commercialista gli controllava i conti… Se la moglie avesse voluto, sarebbe potuta rimanere a casa.

Tutto è sempre andato bene, tranne un particolare: Piera e Giovanni ormai da molto tempo non si parlano praticamente più. Non che ci siano litigi, musi; non che i due in fondo non si vogliano bene o che abbiano mai pensato di lasciarsi. Anzi: nel profondo ciascuno dei due sa che l’altro è importante. Semplicemente è come se i due non avessero mai niente da dirsi.

Chi li avesse conosciuti da fidanzati, però, non li riconoscerebbe. E non già per i capelli bianchi e le rughe, ma proprio per il carattere.

Piera era una ragazza dolcissima, sensibile, ma pure allegra e perfino esuberante. Il suo sogno – un sogno coltivato fin da quando era adolescente – era una casetta dai mattoni rossi, con il lauro e magari pure la piscina, e poi… tanti bambini. Il suo sogno si era realizzato; tranne che per i bambini.

Non che Giovanni non ne volesse. Qualche volta, prima di sposarsi con Piera, sapendo le intenzioni di Lei, scherzando diceva: “Ma tu vuoi una famiglia o un’intera scuola materna!?”. Però, appunto, scherzava soltanto. Anche a lui, giovane buono, lavoratore infaticabile, un po’ taciturno, ma anche grande ascoltatore, piacevano molto i bambini.

Dopo i primi anni di matrimonio erano iniziate le visite, gli esami. E il problema era proprio in Giovanni. Iniziarono altri esami, e cure, e ancora esami…

Niente da fare.

Il sogno di Piera si era infranto proprio contro colui che avrebbe dovuto realizzarlo.

Lui iniziò a sentirsi in colpa e da taciturno che era si chiuse in una progressiva introversione. Lei iniziò a provare rabbia verso il marito, ma… riconosceva che non era giusto infierire contro di lui che, in fondo, non aveva colpa di tutto ciò. Così, anche lei divenne taciturna con lui.

Quando la persona che amiamo delude qualche nostra attesa, il gioco della rabbia e dei rancori può prendere molte strade, comprese quelle del silenzio o del mutismo reciproco. Eppure nella vita a due arriva sempre il momento in cui l’altro delude qualche mia aspettativa, piccola o grande che sia.

Il passaggio dai sogni, dalla idealizzazione dell’altro alla sua realtà e concretezza è un passaggio critico, ma inevitabile. Forse è la vera prova del nove di un matrimonio. Il rischio è vivere questo passaggio senza mai osare guardarlo in faccia, con il risultato di rendere più difficile o triste la nostra vita, come nel caso di Piera e Giovanni. Invece, sapere che la delusione nella vita matrimoniale in qualche misura ci deve essere dovrebbe aiutare a dire: “Ora i miei sogni li costruisco con te, con ciò che tu sei, e non invece con ciò che vorrei tu fossi”. 

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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