Il sacramento diventa dramma: la crisi nel matrimonio (parte II)

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Riprendo con le ragioni delle crisi matrimoniali:

2. 3. E qui dobbiamo parlare del passo successivo ancora più terribile: l’infedeltà coniugale o adulterio.
Certamente è necessario fare una distinzione importante. La libertà umana è sempre fallibile, anche la libertà dei santi e questi per primi ne erano profondamente consapevoli. Dunque, è sempre possibile qualsiasi “capitombolo”: è sempre possibile una “sbandata”. Insomma: ci può essere una infedeltà di un momentaneo ottenebramento della mente e del cuore.
Ma in questi casi, la persona riavutasi, solitamente si rende conto della gravità del fatto e deve operare immediatamente la sua conversione. Alessandro Manzoni scrisse profondamente che il male è un padrone così fatto che se non vuoi servirlo, devi ribellarti completamente: col male non si può venire a patti.
Ma ancora più grave è la situazione di chi deturpa e rovina la santità del matrimonio con relazioni adulterine. La posizione di fronte a Dio di questa persona è di indescrivibile gravità: essa introduce il peccato nel santuario dell’amore coniugale e sconsacra il segno dell’amore stesso di Cristo, violando il tempio santo in cui Dio celebra il suo amore creatore. A queste persone non resta che dire: ritornate al Signore, poiché se rimanete in questa situazione, andate verso la vostra autodistruzione ora e alla dannazione eterna poi.
Ma qualcuno potrebbe chiedere, e giustamente: ed il coniuge innocente che cosa deve fare in queste condizioni? Facciamo le due ipotesi: il coniuge adultero si pente e chiede perdono. Il coniuge innocente non può non perdonarlo.
So che sto dicendo una cosa difficile. Ma non lo dico io, lo dice il Signore: Egli non ha fatto eccezioni quando ci chiese di perdonare sempre. Oppure, altra ipotesi, l’adultero non ha nessuna intenzione di smettere, anche se richiamato. È una situazione drammatica in cui il coniuge fedele deve vigilare nella preghiera. Se non si oppone il bene dei figli, in questa situazione solitamente è meglio la separazione.
Ma non vorrei terminare questo grave argomento senza ricordare la parola di Gesù: “Se uno guarda…”. C’è un adulterio nel corpo e c’è un adulterio nel cuore. La purezza del cuore, l’appartenenza totale, non solo fisica, allo sposo/a deve essere esclusiva. In questo sta la grandezza e la bellezza della fedeltà coniugale.

2. 4. Siamo così giunti alla situazione veramente più grave, il divorzio.
Vorrei prima di tutto richiamare alcuni punti fondamentali della dottrina cristiana al riguardo.
Ci sono delle situazioni nelle quali il continuare a convivere significherebbe la distruzione spirituale, umana degli sposi o di uno di loro, la rinuncia alla propria dignità di persona. In questi casi si può, si deve ricorrere alla separazione, cercando di tutelare nel modo migliore possibile il bene degli innocenti, cioè dei figli.
Ma la separazione non significa rottura del vincolo coniugale che è infrangibile da parte degli sposi, non significa divorzio che fra battezzati non esiste, non può esistere.
Tuttavia può accadere che uno dei due chieda, ottenga il divorzio e si risposi. Resta nel coniuge abbandonato l’amarezza di una solitudine che può essere pessima consigliera, in tutti i sensi. Mai come in questa situazione il coniuge deve vigilare nella preghiera per ottenere la forza di continuare a rimanere nella fedeltà ad un amore che è stato tradito. In questa situazione, come non ricordare a questo coniuge una verità centrale della nostra fede: Dio resta sempre fedele, ci ama sempre, anche quando lo tradiamo? Il coniuge è chiamato a dare alla Chiesa questa straordinaria testimonianza: la testimonianza vissuta della verità dell’amore che ama sempre e comunque.
Ecco abbiamo visto quattro delle principali crisi in cui può trovarsi un matrimonio. Ora alcune riflessioni conclusive per rispondere ad una domanda naturale: ma come fare per non entrare in questi casi e per guarirne quando esistono?

3. CONCLUSIONI

Sono sempre più convinto che la stragrande maggioranza delle crisi matrimoniali sia causato dalla mancanza di preparazione al matrimonio. Anche recenti studi hanno confermato questa convinzione.
Come vi dicevo qui si incrociano tre libertà, quelle di Dio che vuole la nostra salvezza, quelle di Satana che vuole la nostra perdizione e la nostra libertà che deve sempre più radicarsi nella volontà, nell’amore del Signore. Come? attraverso la preghiera e la pratica frequente del Sacramento della confessione e la partecipazione profonda all’Eucarestia.

don Domenico

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don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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