Il sacramento diventa dramma: la crisi nel matrimonio (parte I)

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Con questo scritto vorrei parlare, a partire dalle sollecitazioni odierne e dalla situazione attuale, della drammatica possibilità che il sacramento del matrimonio si trasformi in tragedia, che il matrimonio “fallisca”, come si suole dire. Dobbiamo ora riflettere su questo tema, perché sappiamo vivere queste situazioni nel Signore e/o aiutare chi le vive a non distruggere il senso della loro vita.

1. LE RADICI ULTIME DI OGNI CRISI.

Cominciamo subito col richiamare la nostra attenzione su una certezza della nostra fede, che forse stiamo troppo dimenticando: esiste nel cuore di ciascuno di noi e nel mondo in cui viviamo una lotta, uno scontro fra il bene e il male.
E chi sono i personaggi, diciamo così, che prendono parte a questo scontro, i contendenti?
Anche per rispondere a questa domanda dobbiamo metterci in ascolto profondo della Parola di Dio, come ci è stata predicata dalla Chiesa.
Essa ci dice che il primo partecipante a questo scontro è il demonio, il satana: egli esiste, è sempre attivo e cerca di indurre ogni sposo ed ogni sposa a trasgredire la santità, a deturpare la bellezza dell’amore coniugale.
Ma esiste anche ed è sempre attiva un’altra persona: è lo Spirito Santo che abita nel cuore di ogni credente e lo spinge soavemente e fortemente verso tutto ciò che nel matrimonio è vero, è buono, è bello, è santo.
E poi, in questo scontro, ci siamo noi: ciascuno di noi, ciascuna sposa e ciascuno sposo nel suo matrimonio. In forza del sacramento del matrimonio, gli sposi sono resi partecipi dello stesso amore di Cristo, come abbiamo spiegato in una catechesi precedente; sono resi capaci di amare collo stesso amore di Cristo. Ma questo avviene in un cuore nel quale continua a permanere la suggestione e l’attrattiva del male.
Ecco, abbiamo individuato il luogo più profondo  (il nostro cuore) dove hanno origine anche le crisi del matrimonio, poiché in questo luogo ha semplicemente origine la storia di ciascuno di noi.

Tuttavia, proprio a questo punto devo richiamare un’altra verità della nostra fede: la potenza vittoriosa del Signore Risorto. Se leggiamo attentamente la S. Scrittura, vediamo che spessissimo quando Dio si rivolge a qualcuno, inizia sempre il suo dialogo con un “Non temere…”. E se leggiamo attentamente le lettere di S. Paolo, vediamo che spessissimo Egli ricorda ai suoi fedeli la forza invincibile del Signore, la “straordinaria grandezza della sua forza” (Ef. 1, 19), la “efficacia della sua forza” e inviterà i suoi fedeli con queste parole: “attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza” (Ef. 6, 10). Ecco perché in qualunque situazione possiamo trovarci nel nostro matrimonio, il Signore è sempre più grande e più forte del male in cui, responsabilmente o non, possiamo cadere.

2. LE CRISI DEL MATRIMONIO

Alla luce di queste verità della nostra fede possiamo ora vedere quali crisi possono investire un matrimonio e come  comportarsi in esse.

2. 1. Cominciamo da quelle quotidiane, così possiamo chiamarle, crisi che possono accompagnare la vita matrimoniale. Esse possono nascere da mancanza di dialogo fra i due sposi, di confidenza reciproca profonda, a volte anche dai piccoli muri di incomprensione e di risentimenti che possono gradualmente sorgere. È assai importante che gli sposi siano vigilanti nella custodia del loro cuore da tutte queste attitudini che spesso nascono dall’orgoglio. Per costruire una profonda comunione coniugale, attraverso l’usura del quotidiano, è necessaria una grande umiltà che sola permette di sciogliere ogni principio di ruggine, di incomprensione e di risentimento.

2. 2. Tuttavia può essere l’inizio o il segno di una crisi ben più profonda che può investire il matrimonio. È la crisi che potremmo chiamare di “stanchezza“, di “abitudine”, di “noia”: si è stanchi del proprio matrimonio, perché ci si è abituati in un modo che spesso se ne è perfino annoiati. È una situazione che è molto grave, e purtroppo oggi più frequente di quanto si pensi. Molto grave perché può portare fino alla rottura vera e propria. Significativamente veniva chiamata la “crisi del decimo anno”. Veniva chiamata. Infatti anche una recentissima inchiesta svolta in una regione del Nord Italia ci ha detto che spesso questo accade nei primi quattro anni di matrimonio.
Dobbiamo riflettere molto profondamente su questo tipo di crisi, per prevenirla e per guarirne. Proviamo a chiederci: quando ci annoiamo di qualcosa? Se facciamo attenzione, vediamo che la noia è la conseguenza della ripetizione. Ci si annoia quando si ripetono sempre le stesse cose. Ci si annoia quando non esiste più l’imprevisto; quando si esclude che possa esistere o accadere qualcosa di nuovo nella nostra vita: sempre lo stesso, sempre uguale. Ecco il terreno di cui si nutre la noia.
Ma se è così, allora noi comprendiamo subito che esiste un solo, vero antidoto alla noia: l’amore. Chi ha il cuore pieno di amore possiede un tale anticorpo che appena il germe patogeno della noia si introduce nel nostro organismo spirituale, esso viene subito espulso. Perché l’amore non si annoia mai? perché, come dice un antico proverbio, anche se esso dice e fa sempre le stesse cose non si ripete mai. S. Francesco passò intere notti e giorni dicendo sempre: “Dio mio e mio tutto!”: come ha potuto farlo senza annoiarsi mai? l’amore non ripete mai, anche se continua a dire le stesse parole. L’amore è la novità continua; è sempre imprevedibile.

Abbiamo così raggiunto una convinzione assai importante: ci si annoia del proprio matrimonio quando fra gli sposi non vi è vero amore coniugale. E ora dobbiamo fermarci con molta attenzione su questo punto. E lo voglio fare nella maniera più semplice possibile.
In generale, di fronte ad un bicchiere di acqua non ci poniamo il problema se è acqua vera o falsa, poiché ciò che si presenta come acqua di solito è acqua. La cosa cambia col vino: ci si deve spesso preoccupare di sapere se ciò che ci si presenta, che appare come vino è vino. Dunque: esistono delle apparenze che ingannano, nel senso che ci fanno credere di essere ciò che non sono. In questo caso si parla di vero/falso: vino vero – vino falso. E dell’amore coniugale si può parlare di vero amore coniugale e di falso amore coniugale. Cioè: esiste un’apparenza di amore coniugale cui non corrisponde la realtà dell’amore coniugale. Ora l’apparenza può ingannarci per qualche tempo, più o meno lungo. Ma arriva il momento della verità e ci si rende conto della menzogna con cui i due sposi si erano ingannati ed allora dicono: ma noi non ci amiamo! Ed è la crisi di cui stiamo precisamente parlando.

Ma allora quando si confonde l’apparenza colla realtà dell’amore coniugale? molto brutalmente: quando si crede di amarsi perché semplicemente si sente una forte attrazione sessuale e subito si compiono, già prima del matrimonio, atti sessuali.

La confusione è di pensare che l’amore coniugale sia questo. Perché questo, dopo un po’ di tempo, stanca e genera la noia? Ancora una volta vorrei aiutarvi con alcuni esempi. Avete mai notato una strana differenza? L’occhio è fatto per la luce, tuttavia quando la luce è troppo intensa, esso ne soffre; non solo, ma non può stare sempre nella luce: ha bisogno di riposarsi nel sonno. L’orecchio è fatto per il suono, tuttavia il rumore continuo lo distrugge: ha bisogno di momenti di silenzio. La nostra intelligenza è fatta per la verità, tuttavia essa non si stanca mai di conoscerla: vorrebbe conoscere sempre più ed essere sempre meno ignorante. La nostra volontà è fatta per il bene e non si stanca mai di amare ciò che è bene, ciò che è bello, ciò che è giusto. Vedete: i sensi si stancano, si annoiano; lo spirito non si stanca mai perché è sempre nuovo. Se riduco l’amore coniugale ai sensi o poco più, prima o poi ci si stanca, ci si annoia perché si ripete.
Al contrario, ho sentito tanti sposi che dopo venti, trenta o cinquant’anni di matrimonio, mi dicono: “Ci amiamo come e più del primo giorno”. Ecco la perenne giovinezza dello spirito anche nel corpo che si va disfacendo, perché l’amore vero non può invecchiare…(continua).

Don Domenico

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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