Il ruolo dei padrini/madrine nei battesimi

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Il Battesimo rischia di essere celebrato all’insegna della formalità e della contraddizione. Spesso si ha l’impressione che si pronuncino dei , dei rinuncio e dei credo soltanto perché così prevede il rito, senza preoccuparsi più di tanto della coerenza. Ciò capita soprattutto con i padrini, sovente scelti con criteri che hanno poco a che fare con la fede cristiana e la tradizione autentica della Chiesa. C’è, infatti, chi ritiene i padrini dei semplici testimoni, come nel Matrimonio, dove prevale l’aspetto giuridico.

 Così può succedere che i padrini siano scelti come persone che ci rappresentano, anziché essere l’espressione di una Chiesa che si preoccupa di crescere nella fede i suoi figli. Uno svuotamento di questa figura che ha condotto alcuni a porsi qualche interrogativo e a concludere drasticamente ed erroneamente per l’abolizione dei padrini.

 Alla luce della tradizione, il padrino è così chiamato perché il suo compito è di esprimere la Chiesa, che genera e accoglie i suoi figli. Per questo il padrino (o madrina) è descritto dalle norme per il Battesimo di un adulto come «delegato della comunità locale. È suo compito mostrare con amichevole familiarità al catecumeno la pratica del Vangelo nella vita individuale e sociale, soccorrerlo nei dubbi e nelle ansietà, rendergli testimonianza e prendersi cura dello sviluppo della sua vita battesimale».

Qualità che sono richieste anche per il Battesimo di un bambino, pur tenendo conto della diversa situazione. Infatti, dopo aver ricordato ai genitori l’impegno che si assumono per far crescere il loro figlio nella fede, nell’osservanza dei comandamenti e nell’amore del prossimo, il celebrante si rivolge ai padrini con queste parole: «E voi, padrino o madrina, siete disposti ad aiutare i genitori in questo compito così importante?». La risposta affermativa non intende essere una formalità.

Il rito prevede che i padrini traccino un segno di croce sulla fronte del bambino; gesto che, insieme ai genitori, impegna a instaurare con il battezzato un rapporto di testimonianza cristiana. I padrini devono fare con i genitori la professione di fede e con loro manifestare anche la volontà a far battezzare il bambino.

 Infine, consegnando la fiamma del cero pasquale, il celebrante dice: «A voi, genitori, e a voi, padrino e madrina, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli».

 Il Battesimo non è una “cerimonia” mondana; non è un rito della cosiddetta “religione civile” per sacralizzare la nascita. È un sacramento della fede e i padrini ne sono garanti, non figure ornamentali.

IL PADRINO/MADRINA NEL DIRITTO CANONICO

Can. 874 – §1. Per essere ammesso all’incarico di padrino, è necessario che: 1) sia designato dallo stesso battezzando o dai suoi genitori; 2) abbia compiuto i sedici anni; 3) sia cattolico, abbia già ricevuto la confermazione, il sacramento dell’Eucaristia e conduca una vita conforme alla fede e all’incarico che assume; 4) non sia irretito da alcuna pena canonica legittimamente inflitta o dichiarata; 5) non sia il padre o la madre del battezzando.

§2. Non venga ammesso un battezzato che appartenga ad una comunità ecclesiale non cattolica, se non insieme ad un padrino cattolico e soltanto come testimone del battesimo.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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