Il ricordo di don Michele

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Venerdì primo novembre è stata inaugurata una lapide commemorativa affissa nella cappella del cimitero della nostra frazione, in ricordo del compianto Don Michele Portesani, parroco di Porzano, dal 1973 al 2000.

Perché una lapide commemorativa? Che cosa rappresenta per la nostra comunità una lastra di marmo dedicata a Don Michele? La risposta a questa domanda subito trapela dalle nostre labbra, che s’inarcano in un sorriso semplice e profondo, che dal cuore sale fino agli occhi, un sorriso che solo il ricordo di una persona cara può evocare.

Ciascuno di noi porta dentro di sé un proprio ricordo del nostro don Michele, ciascuno di noi potrebbe raccontare tante cose, cose diverse, che si riferiscono all’intero periodo o agli ultimi anni della sua presenza in mezzo a noi. Chi non ha ammirato il suo bellissimo giardino con piante di ogni genere, che solo lui sapeva far crescere così rigogliose, i gerani che, come cascatelle colorate, apparivano in chiesa in alcuni momenti solenni, le fuxie che ci diceva risalissero alle talee dei fiori della sua mamma, il laghetto con i pesci rossi, le ninfee… E poi, come dimenticare la sua passione per l’arte, in cui si cimentava, decorando mobili, realizzando ritratti e dipinti, lo sfondo sul palco del teatro dell’oratorio, fotografie, immortalando momenti di vita della nostra frazione, tanto per citare alcune delle sue espressioni artistiche.

Uomo di cultura, non ostentava il suo sapere, lo utilizzava per dialogare e arricchire l’interlocutore, ancorando i suoi discorsi ai principi fondamentali della sua missione sacerdotale. Sapeva essere ironico, di una sottile ironia che ti faceva prima sorridere e poi pensare. Aveva aneddoti e battute per ogni situazione e, a distanza di anni, ancora le ripetiamo tra di noi. Il suo essere si è tradotto così nel nostro fare: molti porzanesi hanno colto il suo invito a mettersi in gioco e a partecipare attivamente alla vita parrocchiale, con particolare attenzione alle attività dell’Oratorio.

A lui si deve la nascita del CRP (Centro Ricreativo Porzanese) che allora come oggi, vede la partecipazione di molti volontari che, a seconda delle proprie abilità ed attitudini, si prodigano in diverse attività educative e ricreative. Con naturale riserbo ci ha fatto compagnia nello scorrere degli anni e anche quando affiorava qualche stanchezza o la disillusione rendeva più affannoso il cammino, la sua sollecitudine, discreta, invitava a ricominciare e riannodare la trama sfilacciata.

“Niente paura!” soleva dire in questi momenti. Già abbiamo parlato del suo amore per la natura, ma come non ricordare la sua grande passione per la montagna, le sue espressioni di meraviglia davanti a splendidi panorami che si aprivano davanti al nostri occhi, all’apice di una faticosa salita. Penso che, come noi, vedesse Dio più da vicio. Subito imbracciava la sua inseparabile macchina fotografica, disponeva il gruppo in modo da valorizzare il più possibile lo sfondo e dopo lo scatto, sorrideva soddisfatto.

Ci stupiva e un po’ ci preoccupava, quando lo vedevamo affrontare sentieri impervi ed esposti, ma conosceva bene i suoi limiti e quando l’inesorabile trascorrere del tempo lo costrinse ad adattarsi a cose più semplici, con grande dignità, seppe rinunciare senza drammi, come rinunciò al suo amato giardino di Porzano, quando raggiunse l’età del pensionamento. Allargava le braccia e non si rammaricava per ciò che perdeva, ma con un sorriso sembrava ringraziare Dio di aver avuto molto.

Così lo ricordiamo anche l’ultima volta che ci salutò, prima di rimanere immobile a guardarci mentre ci allontanavamo, in mezzo al corridoio della struttura che lo ha ospitato negli ultimi anni. É stato un gran camminatore, non solo in montagna, e in questo suo instancabile andare, ha incontrato persone, incoraggiandole e condividendo momenti di gioia e di sofferenza, ha affrontato cambiamenti, portando nello zaino una tenace voglia di raggiungere una meta che era sempre la stessa: essere vicini alla comunità che si stringeva intorno a lui, realizzando al meglio la missione che Dio gli aveva affidato.

Ecco perché la lapide che Porzano gli ha dedicato, non è una fredda lastra di marmo, ma racchiude in sé tutto il caloroso abbraccio delle persone che con lui hanno camminato per 27 anni.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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