Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce

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24 dicembre 2016

Dopo la proclamazione del Vangelo della nascita di Gesù, il verbo annunciato si è fatto carne, è venuto ad abitare in mezzo a noi. É per questo che gli angeli cantano “gloria”, come abbiamo sentito ripetere anche dal nostro coro. Questo è il senso di questa notte, sì, proprio questo: noi non stiamo celebrando semplicemente il ricordo di un evento passato, noi celebriamo oggi, per mezzo della liturgia, l’incarnazione del Figlio di Dio. non come qualcosa che si ripete (è già avvenuto), noi celebriamo il riconoscimento di questo Dio che si è fatto carne le suo Figlio Gesù, che è morto ed è risorto, e che vive in mezzo noi.

É vivo tra noi. La carne umana ha fatto sì che anche lui provasse la morte, ma l’amore di Dio che era in questa carne umana, e che è vita per sempre, ha sconfitto la morte introducendo anche noi nella Vita. Ecco allora che le tenebre della morte e del peccato sono state eliminate da questa presenza. Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, e questa luce è Cristo Signore. Questa luce rischiara le tenebre dell’umanità affinché l’umanità sappia dove porre i suoi piedi per poter camminare e giungere alla meta che è eternità, la salvezza eterna per tutti. E questo miracolo d’amore avviene in un semplice gesto, che vorrei dire quotidiano nell’umanità, che è quello della nascita di un bambino. Un bambino che si inserisce nella storia dell’umanità come tutti i bambini. Luca, nella sua ricerca, ci ha detto anche le motivazioni storiche che ad un certo punto questa famiglia di Giuseppe e Maria, e poi del loro figlio, per cui si trova a Betlemme: il censimento di Quirinio. Vivono nella storia dell’umanità. Dio entra nella storia dell’umanità così ritenendo che i tempi siano maturi per rivelarsi a quest’umanità e dare un segno di speranza. Anche in quel momento l’umanità era nelle tenebre. Anche oggi l’umanità vede le tenebre: quanti motivi di buio, di sconforto ci sono nella nostra vita oggi. Anche nella nostra vita ci sono motivi di tenebra, di peccato, di morte interiore, anche nelle nostre famiglie ci possono essere motivi di buio, di sconfitta, e quindi di delusione.

Ebbene è in queste tenebre della nostra umanità che oggi nasce questo bambino. In queste tenebre ancora una volta una luce rifulge, e se noi vogliamo cogliere questa luce, in Cristo Signore Abbiamo la possibilità di lasciare che metta pure a nudo anche il nostro peccato, i nostri errori, le nostre cattiverie, ma non per farci vergognare, ma per dirci che se le vuole assumere lui tutte queste negatività della nostra vita, tutti questi peccati della nostra esistenza, tutte queste miserie della nostra umanità. Se le vuole assumere Lui. Quindi non per farci vergognare, ma per darci una speranza, che nonostante la nostra debolezza, nonostante i nostri peccati, nonostante l’insicurezza che viviamo in questo nostro tempo, nonostante il terrorismo, la guerra, l’odio, nonostante tutto questo noi abbiamo la possibilità di sperare in una speranza che è certa, perché si fonda su un evento di amore e sconfigge ogni nostra povertà, ogni nostra miseria, in quell’evento che è oggi l’incarnazione del Figlio di Dio e domani la sua morte e resurrezione. E allora anche per noi risuoni quel “non temere, io non vengo a voi come un fantasma di spavento, on vengo a voi come uno che promette cose che poi non sa mantenere, non vengo a voi come un samaritano, che dice fandonie o menzogne solo per attirare a sé. Vengo a voi come un Dio che ama, e ve lo dimostro dando la mia vita”.

Le icone bizantine disegnano la culla di Gesù come un sepolcro, e infatti egli viene per questo. Viene in una mangiatoia dove lui si farà pane di vita, da mangiare perché noi possiamo avere la vita. Viene in un sepolcro perché lui è destinato alla morte ed alla sepoltura. Ma su quel sepolcro rifulge l’immagine di questo Dio trionfante che dal sepolcro esce vivo, risorto e vittorioso. Questo bambino è adagiato in fasce per ricordare, o meglio per anticipare profeticamente, che sarà avvolto in fasce dopo la sua morte, e deposto nel sepolcro. Ma quelle fasce, dopo la sua sepoltura, saranno piegate con impressa la sua immagine, impressa dalla luce folgorante della sua resurrezione.

Ecco perché non dobbiamo temere, perché questo bambino così debole è più forte di ogni potente della terra, questo bambino inerme è più potente di ogni stato militarizzato, perché la sua arma non è un’arma che uccide, ma un’arma che da la vita. La sua arma è questo amore che è grande, forte, invisibile ma vero, l’amore che salva tutti gli uomini. non temeremmo, ma abbi fiducia, ma impara da queso bambino ad aprire le braccia verso tutta l’umanità, verso ogni uomo, sapendo che Egli non viene solo per me è per te, non viene solo per noi che già siamo cristiano perché battezzati, viene per ogni uomo sulla terra, che abbia bisogno di redenzione, di amore, di speranza, di pace, di gioia, di giustizia. E allora anche noi impariamo da Lui ad allargare le braccia e accogliere ogni fratello che desideri la pace, la giustizia e l’amore.

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