Il diritto ad essere informati

I media tra disintermediazione e la sfida per una comunicazione a servizio della verità.
Intervento del Vescovo Pierantonio Tremolada nell’incontro con i giornalisti presso il Centro Pastorale Paolo VI, 23 gennaio 2018

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Vedo tre caratteristiche attuali dell’informazione:

  • velocità di comunicazione e inondazione di notizie;
  • “disintermediazione”: tendenza cioè a escludere la mediazione, ricercando l’accesso diretto alle fonti e il filo diretto con i destinatari;
  • carenza di controllo sulle informazioni e incognita sulla veridicità delle fonti.

Tutto viene percepito come una sorta di rumore (non di suono), difficile da decifrare e che facilmente lascia spazio alle cosiddette fake news, cioè a notizie prive di fondamento. Il rischio è questo: che manchi la profondità e quindi la rilevanza dell’informazione in ordine alla vita. In questo modo, difficilmente l’informazione produce un incremento “culturale”, cioè un sapere che deriva da ciò che accade e consente di vivere sempre meglio.
Un paradosso del momento attuale:

Abbiamo a disposizione una enorme quantità di informazioni, almeno in teoria, ma abbiamo una minore capacità di comprendere cosa sta accadendo e cosa sta per accadere… La quantità di informazione non va di pari passo con la quantità di conoscenza, anzi sta diventando inversamente proporzionale.

(Z. Baumann)

L’informazione dovrebbe sempre portare con sé la comprensione di quanto succede e questo suppone che chi trasmette notizie si impegni onestamente a offrire anche un’interpretazione dei fatti. Il compito di chi fa giornalismo è questo: aiutare a capire ciò che accade, valutandolo e raccontandolo. È ciò che fa lo storico sul lungo termine. Il giornalista lo fa nel breve termine, dentro il flusso del processo, mentre cioè la storia è ancora in corso, mentre si sta nel cantiere. Tuttavia di interpretazione si tratta. La stessa cronaca porta in sé, nel modo stesso di riferire la notizia, cioè nella pur ridotta dimensione del narrare che è propria della cronaca, l’interpretazione di ciò che è accaduto. Di questo è giusto essere pienamente consapevoli. È ciò che avviene in modo evidente negli editoriali sui grandi eventi o sui macro fenomeni in corso; in modo forse meno immediato ed esplicito, tuttavia lo stesso avviene anche negli articoli di cronaca sulle vicende della città e dei paesi.

La distinzione tipica del giornalismo tra opinionisti e cronisti è legittima e del tutto comprensibile, tuttavia, sia gli uni che gli altri – appunto in quanto giornalisti – sono chiamati a fornire, pur in modo differente, una lettura dei fatti. Ognuno che scrive mette in gioco la sua personale interpretazione degli avvenimenti e se ne rende perciò pubblicamente responsabile, offrendo ai destinatari della sua comunicazione la propria visione delle cose e introducendola nel circolo del vissuto sociale con inevitabili effetti positivi o negativi.

Si tratta di un’interpretazione che riguarda il quotidiano ma che non è affatto banale. Essa richiede una dote piuttosto rara, cioè la capacità di valutare quanto sta accadendo giorno per giorno in modo non superficiale, fornendo chiavi di letture non di parte, sulla base di una propria visione della vita che si presume consapevole, riflessa, coscienziosa, onesta, profonda. In una parola, si tratta di offrire una lettura sapienziale del quotidiano, che contribuisca a coglierne positivamente il senso, nella sua inevitabile dialettica e complessità, a sostegno di una socialità armonica e vitale. Una lettura che cresce di spessore con tempo e con l’esperienza stessa.

Se è vero che oggi, a mediare tra le notizie e lettori sono sempre meno i giornalisti (poiché si cerca il filo diretto tra fonti e destinatari dell’informazione = “disintermediazione”), resta vero – a mio giudizio – che il ruolo del giornalista non cambia. Pur dentro uno scenario che di fatto tende ad annullare le mediazioni, credo che per il fruitore di informazioni rimanga intatto il bisogno di avere qualcuno di cui potersi fidare, che di fronte all’inondazione e alla velocità delle notizie aiuti a non sentirsi smarrito. La stessa selezione delle notizie diventa importante; poi viene l’interpretazione presentata in modo da favorire la comprensione dei fatti, interpretazione che è fondata sull’onestà e la serietà di chi svolge il suo compito di informatore con coscienza, sensibilità e professionalità. Questo, credo, ci si debba aspettare da un giornalista.

L’esigenza è quella di essere veramente informati e istruiti su ciò che sta accadendo, a fronte di un’alluvione di notizie che rischia di non lasciare traccia.

L’accesso immediato alle fonti e il contatto diretto con i destinatario dell’informazione produce l’effetto tzunami: tutto viene semplicemente presentato o meglio riversato sul soggetto, senza un minimo di ordine, senza impegnarsi a distinguere secondo criteri di rilevanza e di valore, come si trattasse di prodotti esposti alla rinfusa su enormi tavoli all’attenzione di chi fosse interessato.

Così, schematicamente, credo si possa dire che da un giornalista di ci attende un contributo che ha quattro caratteristiche sostanziali:

  • una selezione intelligente delle notizie
  • una comunicazione onesta dei fatti
  • un’interpretazione profonda degli stessi
  • un’intenzione costruttiva nel modo di presentarli.

Assistiamo al crescente primato dell’informazione personalizzata. Questa potrebbe essere una chiave di lettura per comprendere il presente e il futuro del giornalismo. Si potrebbe intendere l’informazione personalizzata anzitutto nel senso di una informazione affidabile di cui ciascuno personalmente avverte l’esigenza. Che si scelga Facebook o la carta stampata, You Tube o il giornale radio, sarà sempre apprezzato e quindi convincente lo stile proprio del vero giornalismo, con le sue due principali caratteristiche del selezionare con intelligenza e dell’interpretare con profondità e in modo costruttivo. La qualità dei contenuti sarà sempre decisiva, anche per il momento attuale. Essa dipenderà dal coraggio e dalla serietà nel vagliare e offrire ciò che è di reale utilità al destinatario della comunicazione, senza escludere anche eventi in sé negativi ma certo privilegiando quelli positivi; dall’arte di raccontare in modo sapiente quanto accade e di condividere con lucidità ed eleganza il proprio pensiero; dall’onestà nel riferire con chiarezza e per il bene comune tutto ciò, e soltanto ciò, che in coscienza è ritenuto vero; dalla capacità di farlo con quella giusta dose di umorismo e di creatività che permettono a chi ascolta di sentirsi arricchito e insieme allietato.

Mentre vi ringrazio per il compito che svolgete, vi auguro di proseguirlo rendendolo sempre più conforme alla preziosa finalità che possiede e volentieri invoco su di voi la benedizione del Signore.

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