Il corpo di san Francesco, dopo la morte divenne bellissimo

4

Si legge dalle Fonti Francescane che S. Francesco morì di sera, al tramonto del 3 ottobre 1226; morì disteso sulla nuda terra, nella celletta della Porziuncola, in mezzo alla natura.

«Si fece deporre nudo sulla terra, per essere preparato in quell’ora estrema, in cui il nemico avrebbe potuto ancora sfogare la sua ira, a lottare nudo con un avversario nudo».

Il suo guardiano, frate Angelo da Rieti, gli prestò una tonaca, i calzoni e il cappuccio, con la proibizione di cederli ad altri, che Francesco accettò per santa obbedienza.

Il Santo sentendo il cuore traboccare di gioia, capì di aver tenuto fede, sino alla fine, a madonna Povertà.

Il corpo di Francesco dopo la morte, divenne bellissimo, diafano e flessibile.

Scrive frate Elia nella sua Lettera Enciclica: «Mentre era in vita, aveva un aspetto dimesso e non c’era bellezza nel suo volto: non era rimasto in lui un membro che non fosse straziato. Le sue membra erano rigide, per la contrazione dei nervi. Ma, dopo la morte, il suo volto si fece bellissimo, splendente di mirabile candore e consolante a vedersi». E Tommaso da Celano scrive: «Era di una bellezza sovrumana che comprovava in lui il premio della beata resurrezione».

Prima della morte, leggiamo ancora in Tommaso da Celano, che il Santo celebrò simbolicamente l’ultima Cena. «Mentre i frati versavano amarissime lacrime e si lamentavano desolati, si fece portare del pane, lo benedisse, lo spezzò e ne diede da mangiare un pezzetto a ciascuno».

Inoltre si fece leggere quel brano del Vangelo di Giovanni, che è una preparazione alla festa di Pasqua e all’ultima Cena.

S. Francesco contemplava l’umiltà di Dio nell’Eucarestia e ardeva d’amore per il Corpo e Sangue del Signore. A Lui offriva il sacrificio di tutto se stesso e mandava i suoi frati nelle chiese con pissidi preziose, per riporre il Santissimo Sacramento in luoghi decorosi.

È nel tempo del Poverello di Assisi che l’Eucarestia passa dalla sacrestia alla custodia nel Tabernacolo e si introduce l’uso di mettere una lampada che arde giorno e notte, segno della presenza reale del Signore nel Santissimo Sacramento.

Il pensiero va al monte Sinai, dove Mosè vide il roveto ardere senza consumarsi, segno della presenza di Dio.

Così il cero posto vicino al Tabernacolo ci invita a tenere viva la nostra fede con la preghiera e ci richiama a non far tacere il nostro desiderio di eternità: la vita non si spegne se abitata dalla presenza di Dio.

S. Francesco nella prima Ammonizione scriveva: «…vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, ma contemplando con gli occhi della fede, vediamo e fermamente crediamo che il suo santissimo corpo e sangue sono vivi e veri…».

Per questa profonda fede e devozione del Santo, la fraternità francescana offrirà durante la celebrazione della S. Messa del 4 ottobre delle ore 9,30, l’olio che servirà per la lampada Eucaristica che arderà tutto l’anno davanti al Santissimo Sacramento.

•• •―•• / ―•―• ――― •―• •――• ――― / ―•• •• / ••• •― ―• / ••―• •―• •― ―• ―•―• • ••• ―•―• ――― ――••―― / ―•• ――― •――• ――― / •―•• •― / ―― ――― •―• ― • / ―•• •• •••― • ―• ―• • / ―••• • •―•• •―•• •• ••• ••• •• ―― ―――
ORANews

ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


Commenti