Il coro è una metafora della vita

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Stasera sono in ritardo, tra lavoro e famiglia, a volte ritagliarsi del tempo è un’impresa; il mio corpo anela al letto, ma il mio cervello è già in modalità ripasso spartito…
Inforco la bici e parto fischiettando le melodie delle canzoni che stiamo imparando per un ultimo ripasso al volo…
Nel salire le scale dell’Oratorio che portano alla nostra sala prove sento l’eco delle voci che si stanno riscaldando, sono tutti già in posizione; un saluto veloce, una strizzata d’occhio e subito concentrati.

Non avrei mai pensato di fare parte di un coro, se me l’avessero detto qualche anno fa, mi sarebbe spuntata in faccia un’eloquente quanto lapidaria smorfia tipo “ma ti pare il caso? ti rendi conto di cosa mi stai proponendo?”
E invece, casualmente, grazie al Coro San Michele di Leno, ho scoperto un mondo a me fino a poco fa ignoto, e al contempo un lato del mio essere che la mia parte razionale ha sempre celato: il canto.
É iniziato per gioco un sabato pomeriggio di tre anni fa; un gioco che poi si è trasformato in abitudine, ormai quasi un’esigenza.
Grazie all’accoglienza del gruppo e al sostegno del maestro Giacomo, cantare è diventato più di un semplice piacere, ma un modo per “rigenerarsi” e smaltire le stanchezze quotidiane.

Sembra un controsenso in termini, eppure è così… Ho scoperto anche che cantare (bene) non è facile come molti si aspetterebbero; non è “un gioco”…
Se vuoi fare qualcosa di più che emettere dei suoni quando sei sotto la doccia, oltre alla voce (che si allena e modella con l’esercizio e lo studio) serve impegno, passione e anche un po’ di fatica.
Giacomo durante le prove ci chiede spesso se “stiamo sudando”, diversamente significa che non ci stiamo impegnando abbastanza. La prima volta che l’ho sentito pronunciare questa domanda mi sono messo a ridere… Come è possibile che una persona ferma sul posto che apre “solo” la bocca e fa uscire un po’ di voce possa affaticarsi?
L’ho presto capito con l’esercizio…

Nel coro siamo tutti diversi, non è richiesta una particolare cultura o predisposizione per partecipare; C’è chi ha dimestichezza con le note da anni, e chi invece non ha mai affrontato uno spartito, ma questo conta poco: è un gruppo accolgiente, che da subito ti fa sentire a tuo agio, se hai volgia di metterti un po’ in gioco…

Quello che apprezzo di più nel cantare in un coro, però, è che per me il coro rappresenta una metafora della vita a livello sociale: siamo persone con background, storie, esperienze e capacità disparate, spesso cantiamo parti diverse, ognuno secondo la propria voce, spesso si stona, ci si ferma a parlare per capire come fare, ci si confronta e consiglia, si torna a capo e si ricomincia di nuovo.
A volte non è semplice, ma la dimensione che si riesce a raggiungere in certi momenti, a volte addirittura racchiusa in pochi istanti in cui ognuno con la propria voce contribuisce a quell’idilliaca sintonia, creando quella sensazione in cui tutte le fatiche svaniscono in un attimo.
E credo che sia tutto questo mix di aspetti che mi fa stare stare bene, stare bene insieme…

Raffaele

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ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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