Il Catechismo alla “corte” di Re Desiderio

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L’educazione e la formazione religiosa e umana dei ragazzi è sempre stata un preoccupazione della chiesa; ne sono testimonianza, nei primi secoli del cristianesimo, scritti dei padri sia della Chiesa orientale, come il «De educandi liberis» (l’educazione dei figli) di San Giovanni Crisostomo, sia della Chiesa occidentale come il «De catechizandis rudibus» (la catechesi per i principianti) di Sant’Agostino.

Il ruolo educativo era affidato innanzitutto alla famiglia, ma anche ai sacerdoti.

Il Concilio di Trento offrì ai parroci un «Catechismo» per illustrare le verità della fede e i sacramenti ai fedeli. Ma fu San Filippo Neri che diede inizio ad una forma più accattivante per presentare il deposito della fede ai giovani e ai ragazzi. Queste modalità furono fatte proprie anche dai padri Filippini di Brescia che, già agli inizi del XVII secolo, crearono un primo «oratorio» nella cripta della chiesa di San Gaetano, attualmente in via Callegari. L’esempio cittadino fu imitato anche in alcuni paesi della provincia come Carpenedolo e Leno, dove, nel Seicento una chiesa dedicata a San Filippo Neri era adibita ad oratorio, luogo di preghiera e di ritrovo per i giovani.

Contemporaneamente, nel dicembre del 1662, nel paese una decina di Dimesse di Sant’Orsola, figlie di Sant’Angela Merici, in via Collegio – edificio ancora denominato «il Convento» -, spiegavano il catechismo alle ragazze e, durante la settimana, insegnavano a leggere e scrivere e le istruivano nel lavoro domestico. Nel 1814 (l’anno prossimo scade il secondo centenario dell’istituzione) nacque il primo oratorio maschile di Leno. Lo volle il parroco don Paride Vezzoli (ottobre 1782 – 9 febbraio 1822), sull’esempio del primo oratorio fondato dall’ex barnabita padre Fortunato Redolfi… ad Adro, dove era tornato dalla zio parroco dopo la soppressione napoleonica del suo Ordine religioso.

Nemmeno a farlo apposta, don Vezzoli proveniva da Adro e ben conosceva quell’esperienza. Chiamò a dirigerlo l’ex cappuccino padre Onorato da Gussago. Nel 1835 monsignor Tosi, vescovo di Pavia, scriveva all’avvocato bresciano Giuseppe Navarrini, congratulandosi per la presenza degli oratori e per «i buoni metodi di essi, la frequenza dei giovani e dei ragazzi che fedelmente vi assistono, il favore dei genitori e degli ecclesiastici che li invitano». E concludeva: «Oh, fortunata Brescia! Oh, benedetti oratori per formare la gioventù alla soda pietà!». L’oratorio svolgeva il suo ruolo attivo ancora nel 1864 se il sottodelegato di polizia del Circondario di Verolanuova, nel suo rapporto mensile al Prefetto di Brescia, esprimeva diffidenza nei confronti degli oratori di Verolanuova, Cadignano, Leno, Verolavecchia e Quinzano perché li riteneva «sette antipatriottiche e reazionarie». Evidentemente il sottodelegato soffriva di un malcelato anticlericalismo ed aveva una certa disinformazione. Era parroco in quegli anni don Giacomo Moro di Gargnano, che rinunciò alla parrocchia nel 1870.

Dopo il parrocchiato di don Bassano Cremonesini (1871 – 1880) e la breve pausa di don Tobia Caglio di Coccaglio (1880-81) il nuovo parroco don Luigi Olivares di Brescia procurò un ambiente adatto all’oratorio maschile in un edificio accanto alla casa dei fratelli Vincenzo e Cesare Bozzoni (che sarebbe diventata, nel 1906, il Ricovero dei vecchi inabili al lavoro). A rafforzare l’opera di formazione dell’oratorio si aggiunse l’istituzione del Circolo Cattolico Giovanile santi Vitale e Marziale, per contrastare il dilagante liberalismo e la massoneria.

Direttori dell’oratorio e del Circolo Giovanile furono don Angelo Parracchini, fino al 1910, e don Vincenzo D’Acunzo dal 1911 al 1920. Nel 1904 nacque, in via Re Desiderio negli ambienti messi a disposizione da don Olivares, l’oratorio femminile, affidato a tre suore Ancelle della Carità (già presenti nell’ospedale dal 1872). Nel luglio del 1914 moriva don Olivares, che fu sostituito da don Giovanni Marinoni di Alfianello. Questi acquistò e ristrutturò un ambiente in via Ospedale e, agli inizi degli anni Venti, vi trasferì l’oratorio femminile dedicato a Sant’Agnese. Nel gennaio del 1921 subentrò nella direzione dell’oratorio e del Circolo giovanile don Francesco Viviani.

Erano anni difficili e parecchi giovani furono malmenati e «picchiati a sangue» dalle squadracce fasciste. Nel 1928, per la tracotanza e la volontà pervicace del fascismo di arrogarsi il diritto all’educazione «militaresca» della gioventù, i fascisti sciolsero il Circolo e chiusero l’oratorio perché, sostenevano, in oratorio «si facevano giocare i ragazzi» invece di addestrarli in parate paramilitari. Circolo e oratorio furono occupati dai Balilla.

Furono anni di sbandamento, ma la forza di don Viviani, che riuniva i ragazzi in parrocchia e nella casa di Pietro Piccoli in via Signorelli, l’ebbe vinta. Nel 1934 l’oratorio e il Circolo Cattolico si sistemarono nella nuova sede in via Collegio, acquistata dalla parrocchia. Sarebbe lungo elencare tutte le iniziative messe in atto in quegli anni dall’oratorio e dal Circolo Cattolico; basti citare la filodrammatica, il gruppo cantori e la banda, senza trascurare la presenza, novità assoluta, di una fornita biblioteca.

Gli ambienti erano sovraffollati e, a partire dal 1940, si cominciò a pensare ad una sede più adeguata alle nuove esigenze demografiche della gioventù. Nel 1942 il parroco don Marinoni acquistò un vecchio fabbricato e il cortile in via Re Desiderio dal signor Dander, scambiandolo con 13 piò di proprietà della parrocchia. Nel 1949 il nuovo parroco don Battista Galli diede inizio ai lavori di costruzione del salone teatro con 600 posti. Lentamente, nel corso degli anni successivi, si ristrutturarono gli ambienti man mano che le famiglie lasciavano liberi gli appartamenti. Vi trovarono sede l’appartamento del curato dell’oratorio e varie sale per riunioni, il bar, le aule di catechismo e ambienti per la ricreazione e la formazione. Dagli anni Settanta l’oratorio diventò il luogo di ritrovo di tutta la gioventù del paese, animato da valenti direttori come don Franco Bertoni (1956-68), don Renato Soregaroli (1968-73), don Eraldo Fracassi (1973-80), don Gianni Mondini (1980-87), don Luciano Macchina (1987-2007) e don Carlo Tartari (2001-11), che hanno lasciato ricordi in tutte le generazioni di ragazzi che hanno frequentato l’oratorio.

Anche l’oratorio femminile Sant’Agnese scrisse pagine indimenticabili nella storia dell’educazione e della formazione religiosa delle giovani ed ebbe indimenticati direttori.

I successori del parroco don Galli (1943-74) – monsignor Giacomo Capuzzi, a Leno dal 1975 al 1989 e futuro vescovo di Lodi, e l’attuale don Giambattista Targhetti – si sono fatti promotori di iniziative e di ristrutturazioni dell’intero complesso oratoriano per farne quello che attualmente è uno degli oratori migliori della Bassa Bresciana.

Gian Battista Muzzi

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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