Il capro espiatorio

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Dal droghiere, dal fruttivendolo, dal farmacista… ovunque, quando entrava Paola i presenti si lanciavano reciproche occhiate ammiccanti: «Chissà che cosa avrà combinato il Luca questa volta?».

Luca era l’unico figlio di Paola e di Eugenio e, a detta della mamma, non ne faceva mai una giusta. Che «il» Luca non ne facesse mai una giusta, poi, non era certo storia recente. Gli abitanti del piccolo paese, che conoscevano virtù e miserie gli uni degli altri, e che spesso ci sguazzavano assai a raccontarsele al caffè, ricamandoci sopra particolari più o meno strabilianti, avrebbero potuto rifare la storia delle «gesta eroiche» del piccolo Luca, poi del ragazzo Luca, quindi dell’adolescente Luca e, ormai, del giovane e quasi adulto Luca. Gesta che la madre raccontava a tutti, ma proprio a tutti, quando all’edicola, o dal panettiere, o dal macellaio aspettava il proprio turno e a voce alta riferiva delle malefatte quotidiane del figlio.

Attorno ai suoi tre anni, infatti: «Il Luca non mangia… mi sputa tutto nel piatto… non ne vuole sapere! Sono disperata!». Attorno ai suoi sei anni: «Il Luca non sa ancora scrivere! E sì che le parole le capisce… lo ha detto anche la maestra. Ma di prendere in mano la penna, non ne vuole sapere! Sono disperata!». At torno ai suoi undici anni: «Il Luca risponde male, a tono, come se fosse un adulto; e dice perfino le parolacce! Con lui non si riesce più a ragionare. Sono disperata!». Attorno ai suoi quindici anni: «Il Luca non è mai a casa… sempre in giro con quel motorino, quanto mai glielo abbiamo comperato! E il casco… è sempre giù in garage, mai una volta che se lo metta! Sono disperata!». E via dicendo.

A vent’anni, però, Luca ne fece una un po’ più grossa delle precedenti; e a segnalare il fatto non furono questa volta le parole concitate della mamma, ma quelle asettiche, eppure pesanti come pietre, del codice penale: «Detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti». Se la cavò con poco, fortunatamente, e gli fu concesso di scontare la pena in una comunità terapeutica, dove trascorse quasi tre anni. Ne uscì profondamente cambiato, con tanta voglia di vivere e molti progetti per il futuro.

L’unica che parve non accorgersi del cambiamento fu però Paola, la mamma. Non era trascorsa una settimana dal rientro ed ecco che la sua cantilena di lamentele verso il figlio era già ricominciata. La cosa, però, non riuscì a durare a lungo perché nel giro di sei mesi Luca andò a vivere per conto proprio, in un altro paese.

Ma il papà, Eugenio, dov’era? Anzi: dov’era stato in tutti quegli anni?

Eugenio e Paola si erano sposati venticinque anni prima, senza troppo amore e senza troppa convinzione. Perplesso era lui; perplessa era lei. Ma qualche cattivo consigliere aveva sentenziato che con il matrimonio le cose si aggiustano. Niente di tutto questo; anzi: la mancanza di intesa, di dialogo, di affetto, avevano generato in Eugenio e in Paola profondi sentimenti di frustrazione, di disagio, perfino di rabbia.

Ma c’era Luca e per lui bisognava andare avanti.

Già… Quindi il problema era lui! Ecco la scoperta: «Luca è il nostro problema!». E Luca, a forza di sentirsi dire di essere un problema, aveva finito per crederci, diventando veramente un problema per la sua famiglia e per se stesso.

Quando affiorano problemi e conflitti nella vita matrimoniale non si può ritenere ingenuamente che questi si risolvano da soli. Più probabilmente, invece, a non fare nulla i conflitti finiscono per peggiorare oppure per spostarsi su una questione diversa o, addirittura, su una persona diversa. Come nel caso di Luca, divenuto il capro espiatorio per ciò che Eugenio e Paola non avevano il coraggio o la forza di affrontare. Con il risultato, drammatico e paradossale, che i problemi di Luca dovevano essere in qualche modo tenuti in vita: se si fossero risolti, il conflitto tra Eugenio e Paola avrebbe dovuto far ritorno da dove era venuto. E questo avrebbe costretto i due coniugi a guardare in faccia a una realtà che per molti anni non avevano voluto ammettere, perché troppo faticosa da affrontare.

Ora che Luca se n’è andato, che cosa faranno Paola ed Eugenio?

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don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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