Il bello dell’estate

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Quando si avvicina l’estate e le giornate si allungano ci sembra di vivere di più. La luce dà pienezza ai nostri giorni, completezza alle nostre relazioni e pare rendere più chiara ed evidente la verità. Perfino la vita spirituale sembra rifiorire e riscaldarsi insieme alla natura e al calore del sole: quando al mattino ci svegliano i raggi del sole ci par di essere baciati della tenerezza di un Dio che conosciamo come Padre; camminando nella campagna per un po’ di svago e per dare vigore al nostro corpo godiamo della bellezza della natura che ci avvolge con tutti i colori: dall’azzurro al blu del cielo, dal bianco al giallo  della luce, dal rosa all’oro e al rosso del sole… per passare poi al verde della natura, all’oro del frumento, al colore della terra… e, ancora, ai variopinti fiori e frutti. E che dire del canto degli uccelli: il passerotto, la rondine, la gazza ladra, l’upupa, il merlo, la cornacchia, lo stornello, il fringuello… E, poi, ecco il guizzo di una biscia d’acqua, i salti di un leprotto, la corsa di un coniglietto, il canto di un gallo, la risposta di una gallina, il volo di un gabbiano… il saluto di un cucciolo… E, da lontano la vita, del paese: le grida di bambini che giocano, i nomi gridati a voce alta, i rumori della strada, i rintocchi delle ore, il suono delle campane. E qui viene alla mente l’”Ave Maria” di Carducci: 

Ave Maria! La campana squilli
ammonitrice: il campanil risorto
canti di clivo in clivo a la campagna.
Ave Maria!
Quando su l’aure corre
l’umil saluto, i piccioli mortali
scovrono il capo, curvano la fronte
Dante ed Aroldo.

Allora la brezza leggera, il vento che ti accarezza, l’aria che sfiora il viso sembrano segni di una Presenza, autore di tutta questa bellezza, che pare ci dica: “Guarda, ammira, accogli, contempla, stupisci e… loda, ringrazia, gioisci e condividi. E, ancora, ci soccorre la poesia di Carducci:

Una di flauti lenta melodia
passa invisibil fra la terra e il cielo:
spiriti forse che furon, che sono
e che saranno?
Un oblio lene de la faticosa
vita, un pensoso sospirar quïete,
una soave volontà di pianto
l’anime invade.
Taccion le fiere e gli uomini e le cose,
roseo ’l tramonto ne l’azzurro sfuma,
mormoran gli alti vertici ondeggianti
Ave Maria.

Tutto questo apre l’animo alla contemplazione e alla preghiera e ci prepara al ritorno nel contesto umano con uno spirito nuovo: quella luce, quel canto, quello spazio, quei colori, quelle voci, quei suoni, quel vento, quegli incontri… tutto rimanda a quella Presenza che tutto ha creato e che tutto ha offerto all’uomo: quella Presenza è Dio e si chiama Padre, che ci ha donato suo Figlio Gesù e lo Spirito dell’amore. E’ Lui che ha messo nelle mani dell’uomo questo meraviglioso creato perché possiamo curarlo come dono prezioso, onde possa sempre parlarci di Lui e la nostra cura sia una delle  espressioni dell’uomo per dire il nostro grazie e il nostro amore a Colui che “ci ha amati per primo”.

Sì, l’estate con la sua luce, il suo splendore, il suo calore e i tempi di riposo che ci concede, può diventare il tempo per rinsaldare i nostri legami con Dio e con i fratelli; per riscaldare il nostro cuore e renderlo sempre più sensibile verso i bisogni del prossimo e del creato che Dio ci ha affidato. Può essere il tempo e l’occasione per ricordarci che, come abbiamo il dovere di curare la nostra vita fisica, il nostro corpo, la nostra bellezza, così dobbiamo dare un senso a questa cura riconoscendo che siamo opera di Dio, insieme a tutto il creato, e solo se riconosciamo questa verità e impareremo a sentirci parte del creato e a curarlo come curiamo e desideriamo essere curati noi stessi.

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