I nostri missionari ci scrivono

Suor Erminia Petrogalli, nativa di Leno e sorella di Padre Eugenio Petrogalli, tornata dal Sudan per un po’ di vacanza ci ha trasmesso questa commovente testimonianza. 

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Sono partita per la prima volta per il Sudan, la mia seconda patria ed anche culla della nostra congregazione comboniana perché fondata mentre S. Daniele Comboni nostro fondatore era in Sudan, e dove li ha vissuto, lavorato, sofferto ed è morto, ma come un seme sotto terra  ha portato e continua a portare frutti, nonostante le tribolazioni. Il Sudan è uno dei paesi più grandi dell’Africa. 52milioni circa di abitanti dei quali 12milioni circa sono nel Sud Sudan. Il 70% circa musulmani, gli altri cristiani o di religioni tradizionali. Dopo l’indipendenza avvenuta nel 1956 si è verificata una serie di colpi di stato che hanno sempre portato al potere gruppi di musulmani, il cui comune obiettivo era l’islamizzazione del paese nonostante l’estrema diversità etnica, culturale e religiosa che lo caratterizza.

Dal 1983 al 2005 il Sudan è stato dominato da una guerra civile che ha insanguinato il paese, portando: fame, malattie, distruzione e morte. Il conflitto avveniva quasi sempre nel Sud, zona del petrolio, e la popolazione per sopravvivere scappava continuamente verso il nord o nei paesi limitrofi. Nel 2005 fu firmato un contratto di pace fra il Nord e Sud, ma in pratica i diritti umani, parte integrante del contratto, rimasero non attuati. Il 09 luglio del 2011 ci furono le votazioni ed il Sud, a pieni voti ottenne l’ indipendenza dal Nord e divenne il paese più giovane dell’ Africa chiamandosi Sud Sudan.

L’esultanza per la libertà fu grande ma durò poco. Nel dicembre 2013 scoppiò una violenta guerra civile che piombò il paese in una situazione catastrofica, incontrollabile e attualmente si vive sotto la regola del fucile, con tutte le sue conseguenze di insicurezza, violenze povertà, fame e morte. Questa è una terra irrorata dal sangue di migliaia di innocenti, ma lo fu molto di più nel 1964 dopo l’ espulsione di massa dal paese di tutti i missionari cattolici e protestanti e di tutte le organizzazioni internazionali.

Solo il Signore conosce il numero dei martiri dell’ingiustizia delle torture, e prigionie. I cristiani però resistettero nella fede e la trasmisero alle generazioni future e bloccarono l’ avanzata del musulmanesimo al sud del paese.

Ora arriviamo a me, arrivai nel Sudan nel 1974 e fui destinata a dare il mio servizio nella maternità che abbiamo a Khartoum, capitale del Nord e vi rimasi fin al 1987. Oltre a donne del Nord affluivano alla nostra maternità anche quelle del Sud che scappavano dalla guerra. Considerando il bisogno, il servizio era sempre molto limitato, quello che si poteva fare lo facevamo con gioia ma era sempre un angoscia quando si doveva dire: “Non c’è più posto”.

Nel 1988 sono stata trasferita a Renk, grosso centro di collegamento tra Nord e Sud, sulla sponda del Nilo Bianco. Lì era zona coltivabile, grandi piantagioni di durra, un cereale che è loro cibo base, piantagioni di arachidi, sesamo e cotone. Tanta gente che scappava dalle zone di guerra si rifugiava lì per trovare lavoro (anche se stagionale e mal retribuito), ma che permette loro di sopravvivere. Lì a motivo di quei fratelli, noi suore comboniane abbiamo aperto una comunità.

La Diocesi non disponeva di sacerdote, ma un catechista funzionava da responsabile della parrocchia. In quella zona c’ erano già molti cristiani perché provenienti dalle missioni del Sud rimasti senza assistenza religiosa, dopo l’ espulsione di massa del 1964 di tutti i missionari ma i catechisti ed anziani, mantennero viva la fede, nel popolo.

Ci siamo stabilite lì perché la scelta dei più poveri continuava ad essere una priorità ed esigenza di fedeltà al nostro carisma comboniano. É emersa subito la necessità della scuola per la promozione umana e l’ evangelizzazione. Il consiglio dei genitori ci ha ottenuto il permesso e si è iniziato subito con due capannoni di paglia per due classi di prima elementare con 50 bambini per classe. Nel giro di pochi anni avevamo 800 bambini in un ampia scuola in muratura, ed insegnanti tutti sudanesi. Più tardi si apri la scuola superiore.

Nel frattempo arrivarono due sacerdoti sudanesi, si aprirono 7 cappelle nei villaggi circostanti, con rispettivi asili e scuole e si è formata una comunità cristiana giovane, attiva e gioiosa, con catecumenati, per preparazione ai sacramenti, gruppi di preghiera, di liturgia, di canto, e gruppi scout. Qualche giovane chiedeva di entrare in seminario. Beh, noi stesse eravamo meravigliate di tutto questo che con l’ aiuto di Do, benefattori e tanta fatica, siamo riuscite a fare in un angolino di terra sudanese. Erano piccoli segni di risurrezione in un campo doloroso.

La chiesa è sempre stata ed è tutt’ora la forza più credibile ed attiva nel campo dell’assistenza e sviluppo ed è speranza di questo popolo.

Poi, nel 2002 i miei superiori mi hanno richiamata in Italia per un servizio alle nostre consorelle ammalate e anziane, reduci dalla missione e vi sono rimasta fino al 2014. Nel frattempo ho avuto anche il dono di poter assistere la mamma nei suoi ultimi giorni… dopo di che espressi il mio desiderio di ritornare in Sudan. Tornarvi dopo tanti anni è stata una sfida non indifferente e vi ritornai quasi in punta di piedi, ma ho trovato me stessa tra il popolo con il quale ho condiviso gioia e dolore. Che mi ha amata ed è diventata parte di me… e che ora più che mai continua a lottare per la giustizia, la libertà e la pace.

Ora sono ritornata nel Nord del Sud, ma ciò è sempre in funzione di aiutare i sudisti che continuamente vi ritornano, a causa della situazione di guerra che continua nel Sud, in più ora ritornano non più come cittadini sudanesi, ma come profughi. Fino a quando continuerà questa situazione. La speranza è sempre l’ ultima a morire. Sarà per le generazioni future. Perché sicuramente il bene trionferà.

Un grazie a tutti voi per il sostegno di tutti questi anni.

Suor Erminia Petrogalli

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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