I nonni e le nostre famiglie

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Siamo certi che molte volte sono i nonni che assicurano la trasmissione dei valori ai loro nipoti e la loro iniziazione alla vita cristiana.

Come Dio ci invita ad essere suoi strumenti per ascoltare la supplica dei poveri, Egli attende anche da noi che ascoltiamo il grido degli anziani. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva della sua comunità. Gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna. Gli anziani aiutano a percepire “la continuità delle generazioni”, con “il carisma di ricucire gli strappi”. Molte volte sono i nonni che assicurano la trasmissione dei grandi valori ai loro nipoti e molte persone possono constatare che proprio ai nonni debbono la loro iniziazione alla vita cristiana. I racconti degli anziani fanno molto bene ai bambini e ai giovani, poiché li mettono in collegamento con la storia vissuta sia della famiglia sia del quartiere e del Paese. Una famiglia che ricorda è una famiglia che ha futuro.
Amoris laetitia 191-193

Le stagioni della vita si rispecchiano nell’esperienza della famiglia e della coppia. Proprio nell’incontro fra generazioni possiamo misurare, come persone, lo scorrere del tempo e, come cristiani, come questo tempo sia occasione di grazia e di salvezza. Occasione di grazia è la meraviglia nel constatare che ogni giorno, come genitori e come figli, siamo impegnati nel costruire le nostre realtà familiari, perché siano piccole comunità di persone ma anche piccole chiese domestiche.

Provare meraviglia significa non dare per scontate le relazioni fra generazioni ma coltivarle in modo franco e aperto; quando vite e storie si intrecciano è inevitabile che vi siano momenti di discussione e di confronto, ma senza mai rinunciare al dialogo. Il confronto è sempre arricchente e mai scontato: da una parte c’è l’esperienza e dall’altra la forza del nuovo. Questi due elementi si traducono per entrambe le parti in un’originale quotidianità che aspira a sfidare il tempo, a patto che si sappia essere aperti, attenti a cambiare per amore dell’altro, in altre parole a “convertirsi”.

Convertirsi: che parolone! Può sembrare molto lontano dalla vita di tutti i giorni, eppure le gioie e i dolori, le difficoltà in genere sono realtà che non ci lasciano uguali a prima, ma ci cambiano e ci spingono a cogliere l’essenziale. È così ci scopriamo a sbirciare con occhi diversi i nostri genitori mentre giocano e sorridono con i nostri figli (e così ci permettono di dedicare del tempo per noi due, per le altre famiglie); quando attendono preoccupati l’esito di un esame medico importante; quando gioiscono di fronte ad un traguardo importante che noi abbiamo raggiunto; quando piangono per la morte dei loro genitori, o di uno dei loro figli; quando si rimboccano le maniche, ora che sono in pensione, per permettere ad altri di stare meglio.

Sommersi dai nostri impegni ammiriamo i nostri genitori per la forza e l’energia interiore che mostrano; e nei loro momenti immancabili di malattia o di stanchezza impariamo a stare loro vicini, in punta di piedi, perché non si sentano in colpa nel darci “tanto disturbo”. Il loro accogliersi fra sposi è intessuto di gesti quotidiani di disponibilità, di rinuncia a favore degli altri, siano essi i mariti/mogli o i nipoti o gli amici o chiunque abbia bisogno. Ci stupisce sempre la loro capacità di accogliere ciò che cambia, senza averlo programmato o pensato: lo accolgono preoccupati di essere all’altezza del compito, per la felicità dell’altro. Chissà chi li sorregge in questa stagione della vita in cui ci parrebbe giusto ricevere almeno in misura paragonabile a quanto hanno dato; noi crediamo che li muova il bisogno di far continuare nei loro figli e nipoti la storia della “Salvezza”, di generazione in generazione.

Antonella e Renato Durante

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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