I giorni della Salvezza

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DOMENICA DELLE PALME

Sei giorni prima della sua morte in croce, Gesù entrò trionfalmente in Gerusalemme, accompagnato dai discepoli e da una folla festante, che, agitando rami di palme, gridava: «Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna negli eccelsi!» Fu una manifestazione messianica voluta da Gesù per affermare la sua spirituale regalità, ma fu cosa modesta affinché il popolo non si confermasse nei suoi errori sull’interpretazione politica del Messia. Il rito solenne si svolge nei seguenti momenti:
– Benedizione dei rami di palma o di olivo: Il Sacerdote vestito con abiti rossi, simbolo di regalità, benedice con questa preghiera: «Benedici o Signore questi rami, e donaci la grazia di sentire in noi la Vittoria di Gesù!».
– Distribuzione dei rami: mentre i fanciulli cantano inni di gioia e di trionfo, il sacerdote passa alla distribuzione dei rami.
– Lettura del Vangelo: dove viene ricordato il fatto storico dell’ingresso trionfale di Gesù; mentre tutta la folla agitando rami, osannava al Messia. Solenne processione con i rami benedetti, per ripetere attorno alla Croce l’inno: «Gloria a Te, lode ed onore, o Re Cristo Redentore».
Al termine, la S. Messa introduce al Mistero della rinnovazione del Sacrificio sotto le misteriose apparenze del pane e del vino.

 

GIOVEDI’ SANTO

Il Giovedì Santo è il primo giorno del «Triduo Sacro», che celebra, con solenne austerità, la memoria della passione e della morte del Salvatore e ci fa rivivere avvenimenti lontani nel tempo, ma così vivi nel nostro ricordo e tanto impressi nel nostro cuore da farceli credere e sentire come presenti e come certamente nostri. Nel Giovedì Santo si ricorda principalmente l’istituzione del Sacrificio e del Sacramento eucaristico, gesto supremo di amore compiuto da Gesù alla vigilia della sua morte, al quale l’evangelista S. Giovanni allude con parole che valgono più di ogni altro commento: «Avendo Egli amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Questo è lo svolgimento della solenne liturgia: l’altare è parato a festa ed un velo bianco copre la Croce; il Sacerdote Celebrante, accompagnato dalla solennità degli altri Sacerdoti e del canto, inizia la S. Messa; il momento più commovente è il canto del «Gloria in excelsis», poiché il suono di tutte le campane e dell’organo esplode come d’improvviso, per poi tacere fino alla gioia della notte pasquale. Quasi per rappresentare al vivo la scena narrata dal Vangelo, il Celebrante, lava i piedi a 12 ragazzi; ripetendo il gesto di Gesù prima di istituire la S. Eucaristia. Terminata la S. Messa, il Pane Consacrato viene portato in modo solenne all’altare della Adorazione, preparato con abbondanza di luci e ceri.

Il mistero di questo grande giorno dell’Amore sta riassunto in questa parola di Gesù: «Prendete e mangiate: questo è il Mio Corto sacrificato per voi. Prendete e bevete: questo è il Mio Sangue sparso per voi. Questo fate in memoria di me!»

 

VENERDI’ SANTO

È il giorno più grande che la storia ricordi. Nessun giorno come questo è giorno di morte; nessun giorno come questo è giorno di Vita. Al cospetto del monda intero sta nella maestà della morte il Crocefisso: «La vita offrì la morte per portare con la morte la vita». È in questo giorno che incominciò per l’umanità un’era nuova: dell’amore e della grazia. La solenne funzione liturgica è divisa in quattro parti:

1- Lettura di alcuni grandi fatti del Vecchio Testamento, come il racconto della Pasqua Ebrea, e soprattutto il canto della Passione di Gesù, per narrarci le innumerevoli sofferenze di Gesù per poterci salvare.
2- Sull’altare vengono poste delle tovaglie di lino bianco e poi il Sacerdote celebrante inizia le solenni preghiere per la Chiesa Santa di Dio, per il nostro Beatissimo Papa Giovanni, per i Vescovi ed i Sacerdoti, per coloro che governano i popoli, per coloro che saranno rigenerati dalla grazia del Battesimo, per la necessità dei fedeli cosi presentate al Signore: «Preghiamo fratelli dilettissimi, Dio Padre Onnipotente, affinché purghi il mondo da tutti gli errori, disperda le malattie, scacci la fame, apra le carceri, spezzi le catene, accordi ai pellegrini il ritorno, agli infermi la sanità, ai naviganti il porto della salvezza». Inoltre alza la preghiera per l’unità della Chiesa, per la conversione dei Giudei e degli infedeli.
3- La III parte della solenne liturgia assume un aspetto veramente commovente: un ministro porta all’altare la Croce Velata ed il Sacerdote celebrante ponendosi presso i gradini dell’altare e scoprendo grado grado la Croce Velata canta con tono sempre crescente questa invocazione: «Ecco il legno della Croce, dal quale dipende la salvezza del mondo»; tutto il popolo inginocchiandosi risponde: «Venite, adoriamo!».

Terminato il rito dello scoprimento della Santa Croce, iniziando dal Sacerdote, tutti passano ad adorare la Croce ed a baciare il Crocefisso. Mentre con grande silenzio e raccoglimento si svolge questo rito, la Scuola di Canto ripete: «Popolo mio che ti ho fatto? O in che ti ho contristato? Rispondimi! lo ti esaltai con grande potenza e tu mi sospendesti al patibolo della Croce».
La S. Comunione termina poi il solenne rito del Venerdì Santo.

 

SABATO SANTO

Prima del tramonto di Venerdì, la salma di Gesù era nel sepolcro. La fine di colui che si era proclamato Figlio di Dio non poteva essere più ingloriosa: tradito da un discepolo, scomunicato dal Sinedrio, bestemmiato da un popolo intero, abbandonato perfino dai suoi apostoli, era morto sul patibolo degli schiavi in mezzo a due volgari malviventi. Ora il suo corpo giaceva nel sepolcro.
La vittoria dei nemici di Gesù era completa. Solo che il sedicente Figlio di Dio, ora chiuso e sigillato nel sepolcro, quando era ancora vivo aveva detto: «Dopo tre giorni risorgo!». La mattina della Domenica, le pie donne e i discepoli trovarono il sepolcro vuoto! Non il sepolcro, ma la risurrezione gloriosa è la conclusione della vita terrena di Gesù. Con le feste pasquali celebriamo solennemente il ricordo della risurrezione di Cristo; e perché questo ricordo sia veramente efficace, la Chiesa con riti solenni e suggestivi ci invita a cogliere abbondanti frutti della risurrezione di Cristo, mediante una completa e definitiva rinnovazione inferiore. I riti solenni della veglia pasquale li possiamo presentare in questo modo:

– Il canto della Luce: davanti alla porta della Chiesa viene benedetto il fuoco ed il grosso Cero Pasquale, simbolo di Cristo. Entrando poi dalla porta principale della Chiesa, il diacono che regge il cero, canta a voce solenne: «Lume di Cristo» mentre tutti rispondono: «Siano grazie a Dio». Mentre la processione della Luce entra in Chiesa con i ministri, tutte le luci vanno grado grado accendendosi. Quando il Cero è giunto all’altare, viene posto in centro e circondato da luce e incenso, viene esaltato nel suo simbolismo, con queste mirabili parole: «Si rallegri la terra irradiata da sì grandi splendori, e, illuminata dal fulgore dell’eterno Re, senta di essere finalmente liberata dalle ombre che avvolgevano il mondo intero».
– Il canto dell’acqua: mentre tutti invocano l’aiuto dei Santi, è posto davanti all’altare un recipiente d’acqua. Il Celebrante inizia la solenne benedizione e consacrazione, perché quest’acqua dovrà servire al Battesimo di tutti i nuovi bambini dell’anno. Terminato questo rito, prima che l’acqua sia portata al Sacro Fonte Battesimale, i presenti rinnovano le Promesse battesimali con le quali si rinunzia a Satana ed alle sue opere al mondo che è nemico di Dio e si promette di servire fedelmente il Signore nella Chiesa Cattolica.
– Il canto dell’Alleluia: tutto è pronto; i ministri hanno indossati gli abiti della gioia e l’altare è parato a festa con fiori e luci, ed ecco il momento solenne: con voce commossa il Sacerdote Celebrante canta il «Gloria in Excelsis», prorompe il suono dell’organo, tutte le campane sciolgono il loro concerto. È PASQUA DI RISURREZIONE! Ed allora: «Fratelli, se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose del cielo, ove Cristo siede alla destra di Dio; abbiate il gusto delle cose celesti, non di quelle terrene. Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora anche voi apparirete con lui nella gloria».

 

PREGHIERA DI RESURREZIONE

Per tutto il dolore sofferto ridammi, Dio, la
speranza per cui ho sognato ad occhi aperti.
Tutto un seguir di nuvole sono stati i miei
pensieri; dolce mondo di favole.

Le cose tutte hanno spesso confinato col cielo e
pur mi ritrovo distante da Te.

Non più le piante, i fiori, il mare le albe, i tramonti
mi fanno piangere di gioia: è morta al mio viso
ogni traccia d’incanto. Il tempo ha scandito coi
giorni e le ore anche il vuoto nella mia vita.

C’era nelle stelle un mistero che m’incantava ed
ora non intendo più.

Di nient’altro ho bisogno, o Signore che di
risorgere con Te, null’altro desidero che Te.
Inasprisci il dolore, ma ridonami la resurrezione!

don Pierino

 

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don Pierino Casnici

Curato a Leno dal 1960 al 1970, dopo essere stato a Rovato e Ciliverghe. Poi a Castelletto, in qualità di Arciprete dal 1971 al 1976. Di nuovo come curato a Leno, dove nel periodo tra il 1985 e il 1995 è stato anche cappellano dell'ospedale.


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