I due canestri

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Alla fine della vita ci presenteremo tutti al giudizio della storia e di Dio.

Ci guarderemo attorno e vedremo tre file in attesa. Nella prima si incontreranno tanti con il proprio cesto di peccati e miserie.

Tutti riconosceranno le proprie miserie, perché come può un uomo essere giusto e perfetto davanti a Dio?

 Essi chiederanno la misericordia: “Signore… abbiamo peccato…ci dispiace”.

Il Signore dirà: “E io vi perdono… ma avete un cesto soltanto?”

Gli risponderanno stupiti: “Perché? Quanti cesti bisognava portare?”

Nella seconda fila ci saranno altri con due canestri: quello dei peccati e quello delle opere buone.

E il Signore sorriderà nel guardare dentro il secondo cesto e dirà a ciascuno: “Bene, servo buono e generoso. Avevo fame, ero bisognoso e tu… mi hai aiutato”.

E a tutti dirà, soprattutto agli altri: “Nel Vangelo non ho chiesto prima di tutto di essere impeccabili, ma di amare”. E quel secondo cesto che contiene le opere buone diventerà luminoso e pieno di calore, perché contiene l’amore e la benedizione di Dio.

Allora quelli della terza fila si guarderanno le mani; mani senza il cesto dei peccati e senza il cesto delle opere d’amore; mani che – ai loro occhi – non si erano mai macchiate di peccati e sozzure come i peccatori e di cui andavano fieri e orgogliosi; mani linde e pulite: così fino ad allora sembravano. Ma… erano mani vuote. E sentiranno freddo e si sentiranno soli e infelici, perché non hanno conosciuto il fuoco dell’Amore.

Chissà come mai tanti bravi cristiani (e non cristiani) si fanno l’esame di coscienza e si reputano più o meno bravi dicendo: “Quanti peccati ho fatto? Erano peccati piccoli o peccati grandi?”

E pensano che andranno in paradiso o in purgatorio o all’inferno secondo la grandezza e la quantità dei peccati.

E pensano di essere bravi perché sono andati a confessarsi e hanno promesso di non fare più peccati!

Eppure Dio ha detto che guarderà se è pieno il cesto delle buone opere.

Che cosa bisogna fare per andare all’inferno?

Niente! Basta non fare niente !

 Anche nell’amore non devo dire: “Non ho fatto nulla di male?”; ma invece: “Che cosa sto facendo di bene?”

Il grande pericolo di un matrimonio, col passare del tempo, non è che ci si possa fare del male; ma che si perda interesse a farsi del bene (attenzioni, coccole, premure…). Il contrario dell’ amore non è l’odio, ma il disinteresse!

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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