I doppi messaggi

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Giovanna, Armando ed Emanuele
ovvero
I doppi messaggi

«Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti disse loro…». Così viene introdotta dall’evangelista Luca una parabola di Gesù che termina con queste parole: “Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Chissà, forse Gesù inventando questa parabola non aveva in mente gli invitati alle messe domenicali del giorno d’oggi in molte chiese del mondo. Effettivamente assistiamo a un fenomeno frequente: che la gente va a sedersi nelle ultime file, lasciando le prime vuote; e non sembra per umiltà.
Qualche volta, forse, vi sarà capitato di partecipare alla messa serale di una domenica d’autunno, fredda e triste; in una chiesa vecchiotta e poco illuminata; con il prete afono e il microfono che sibila; venti file di panche vuote e, in fondo, un grappolo di fedeli immobili e muti, tranne uno, quello stonato, il solo a cantare e a rispondere alle orazioni. E forse vi sarete domandati se quella era l’eucaristia del Signore o il set di un film di Hitchcock.
A ogni buon conto, anche nelle chiese più illuminate pare che i grandi estimatori delle ultimissime file siano soprattutto gli adolescenti. E il loro «messaggio» sembra abbastanza amaro: «Sono il più vicino all’uscita. Inoltre io vedo tutti, ma nessuno vede me (tranne il prete; ma quello, magari, è miope). Dunque, oltre ad essere il primo a uscire, posso essere, prima o poi, anche il prossimo a… non entrare». In effetti questo è ciò che con l’adolescenza accade di frequente.
Da lì in poi in qualche famiglia si scatena una guerra… di nervi.
E così era per Giovanna dal giorno in cui aveva scoperto che il figlio Emanuele faceva sì la strada con lei fino alla chiesa, ma poi, con la scusa degli amici, in realtà non entrava, e rimaneva sul sagrato per tutta la durata della messa!
Giovanna aveva provato a parlarne con il marito Armando. Questi, però, non essendo credente, a messa non ci andava mai e alle lamentele di Giovanna si limitava a stringere le spalle e non diceva nulla.
«Ma non è questione di crederci o no! – rilanciava Giovanna – È una questione di correttezza: se Emanuele dice che ci va, allora perché se ne sta fuori?». A quel punto Armando azzardava: «E allora che non ci vada più ! ».
Ma qui si scatenava la rabbia della moglie: «Ma ti rendi conto? Certo: tu sei sempre il solito! Per te queste sono cose da bigotti e da beghine ! Ma chissà cosa ti ha insegnato tua madre… poveretta! Eppure lei di rosari ne sgranava di continuo…!». L’evocazione della madre, però, irritava non poco Armando: «Adesso non ricominciamo con mia madre ! Questi sono affari miei!». E via dicendo…

Accade non di rado che due sposi abbiano una diversa visione della vita e da qui, anche della fede.
Questo in se stesso non è un problema, ma lo diventa nel momento in cui una questione importante come quella del credere viene relegata nel campo dei gusti o in quello delle opinioni.
Sarebbe come dire: «A mia moglie, piacciono i fiori, i gatti, i cuscini dai colori pastello, la cucina francese e…..dire le preghiere»? Eh no! Amare i fiori e dire le preghiere non si trovano sullo stesso piano. Se mia moglie prega è molto probabile che abbia una visione del mondo di un certo tipo e questo dice un modo di intendere la vita, le relazioni interpersonali, l’educazione dei figli…, che ha a che fare con la verità profonda delle cose e non solo con i gusti o le inclinazioni personali.
È possibile che due sposi abbiano del mondo visioni diverse; ma con la consapevolezza che di visioni del mondo si tratta e non di preferenze alimentari o di hobby personali.
Da qui è decisivo che le scelte educative che coinvolgono” le visioni del mondo siano confrontate anche se non condivise.
Altrimenti i figli riceveranno tanti doppi messaggi.
Un doppio messaggio è un’indicazione data in modo doppiamente contraddittorio, perché scredita il contenuto del messaggio e anche chi lo pronuncia.
Se la mamma insiste con un figlio affinché vada a messa, e il papà, che non ci va, insiste anche lui – per far contenta la mamma – ma poi rimane a letto fino a mezzogiorno, il figlio non riceverà soltanto un messaggio contraddittorio, ma profondamente svalutativo nei confronti della fede e della mamma. Perché se pregare è alternativo a… dormire, certamente è più comodo dormire. Se il papà, non credente, proporrà invece al figlio una mattinata di volontariato per la pulizia di un parco, la visita a un museo, o la partecipazione a un incontro culturale, allora il figlio crescerà con la consapevolezza che esistono diverse visioni del mondo e a un certo punto sceglierà la propria.
Il doppio messaggio, al contrario, è una delle strategie educative più fallimentari che esistano. E può creare realmente molti problemi.

Di fronte alle insistenze di Giovanna, alla fine Armando decise di intervenire. Prese il figlio Emanuele in disparte e in modo perentorio sentenziò: «Quando avrai diciott’anni farai quello che vorrai! Adesso fai quello che dico io e a messa ci vai!». E come per voler dare vigore alle proprie parole, concluse con una
solenne bestemmia.
Un altro bel doppio messaggio. Che si commenta da sé!!

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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