Guarda che ti riguarda

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Per diversi anni, dopo l’ultima guerra, spesso, persone senza tetto, povere sotto ogni aspetto, bussavano alle porte delle case. Ero piccola, ma lo ricordo bene, perché mia nonna dava ad ognuno che si presentasse alla nostra porta, qualcosa per coprirsi, se era inverno, del cibo, solitamente del pane e delle monetine. A chi la invitava a non dare soldi, a quella determinata persona perché li avrebbe usati per ubriacarsi rispondeva:

Come li userà, sarà la sua coscienza a deciderlo. Quel che vedo io, ora, è un uomo bisognoso.

Saper guardare in faccia, senza se e senza ma, la sofferenza  ed il bisogno significa non essere indifferenti. L’indifferenza è la caratteristica della società in cui viviamo. Siamo bravi a disquisire sui nostri comportamenti per dimostrare a noi stessi e al prossimo che essi hanno una logica e spendiamo tante parole per dimostrarlo, magari anche colme di buone intenzioni. A parole.

Nella  pratica siamo concentrati su noi stessi, al riparo nel nostro microcosmo e non sappiamo vedere chi ci sta accanto, chi ci è prossimo ed il mondo che ci circonda.

La bellezza della natura che ha ispirato poeti e molte menti illuminate non è più tale.

Abbiamo volutamente tagliato, abbattuto alberi per fare posto al cemento più di quanto servisse. Abbiamo raso al suolo intere foreste incendiandole dolosamente, per creare spazi di coltivazione di grandi imprese agricole. Nella totale indifferenza abbiamo, con i nostri comportamenti, inquinato nostra Madre Terra alterandone gli equilibri e l’armonia, avvelenando l’atmosfera  con esalazioni tossiche e le falde acquifere con discariche pericolose, innescando processi distruttivi e favorendo nuove e gravi malattie. É un’indifferenza, a maggior ragione colpevole perché ottusa, non considerando chi verrà dopo di noi.

Nel Vangelo, la splendida parabola del Samaritano sottolinea come l’indifferenza può contagiare ogni categoria umana. “Guarda che ti riguarda” suggeriva uno slogan che per un periodo, anni fa, non ricordo a che proposito, appariva su un manifesto appeso sui muri del nostro oratorio. Quattro paroline che possiamo far nostre subito se vogliamo destarci dal nostro torpore e realizzare, se non è troppo tardi, che ognuno deve contribuire a combattere l’indifferenza.

Il finale della parabola del Samaritano accende una luce di speranza.

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