Giuda: un uomo

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Non ricordo la sua voce, ma la maestria nel raccontare e la sua capacità di attanagliare l’attenzione mia e dei miei fratelli alle parole. La mia nonna paterna, raccontando, sapeva colmare le grandi attese. L’attesa di S. Lucia, per esempio, del Natale, soprattutto l’attesa della mamma, pioniera del lavoro femminile, fuori casa. Ricorrente era la storia di Gesù, narrata con grande trasporto e, posso affermare oggi, con grande fede. Attraverso le sue parole imparavo a conoscere Gesù che conquistava, sempre più, il mio immaginario di bimba e mai avrei voluto che un certo Giuda venisse in quel racconto a guastare tutto! Giuda Iscariota, l’apostolo traditore che, per trenta miseri denari, consegnò Gesù nelle mani di chi lo crocifisse, era per me, abitante il mondo dell’infanzia, una persona semplicemente cattiva.

Nello scorrere degli anni, la vita, togliendo il filtro dell’innocenza, indossando quello dell’esperienza, dimostra come, in ogni persona umana, il confine tra il bene e il male sia labile, quasi impercettibile. Ogni uomo e quindi ognuno di noi ha in sé le potenzialità di operare sia per il bene che per il male. Giuda, agendo per il male, raffigura la nostra ombra oscura, il pieno fallimento ogni qual volta, deliberatamente, allontaniamo Dio dalla nostra anima, dalla nostra vita, patteggiando con la coscienza una pace illusoria.

Giuda ebbe comunque la percezione chiara del male commesso: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente” (Mt. 27,3-4). È quasi un grido di fede. La fede senza la speranza non salva. Giuda si disperò. Non aveva proprio capito l’annuncio d’amore del Maestro. Se l’avesse capito, gli sarebbe bastato alzare gli occhi verso quella croce per avere il perdono e ritrovare se stesso.

Se anche noi, nei momenti più bui della vita, trovassimo il coraggio d’incrociare lo sguardo con chi su quella croce è finito anche per noi, avremmo in risposta la tenerezza dell’amore e la forza della speranza.

…“Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore e credo che nessuno di noi debba vergognarsi di lui. Chiamandolo fratello noi siamo nel linguaggio del Signore…” (Don Primo Mazzolari, omelia giovedì santo 1958).

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