Gesti e segni

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E’ il mattino del Sabato santo. Inginocchiata nel banco della chiesa, osservo il Crocifisso “svelato” nella liturgia del Venerdì santo, oggi steso sui gradini dell’altare maggiore. Non riesco a pregare. Ripenso alla storia che ha portato Gesù su quella Croce.

Intanto, un silenzioso ed assorto viavai di persone si avvicenda alla croce per rendere omaggio a Cristo. Una signora, presumibilmente la nonna, tenendo per mano una bambina di tre o quattro anni si avvicina al Crocifisso. Lo bacia e invita la bimba a fare lo stesso. La bimba esegue, quindi insieme si lasciano la croce alle spalle. Ma fatti pochi passi verso l’uscita, come rispondendo ad un richiamo, la bimba sfila decisa la manina da quella della nonna e torna sui suoi passi correndo, risale i gradini dell’altare maggiore e si accovaccia vicino al volto di Gesù. Accarezzandolo, lo guarda con dolcezza e tenerezza struggenti. E’ una scena toccante ed eloquente. Mi sento invasa da una commozione gioiosa: “Lasciate che i bambini vengano a me” pronunciano le mie labbra e capisco meglio perchè Gesù amava tanto i bambini. Egli si specchiava nel loro sguardo limpido, gioiva della loro spontaneità. Rivedo la scena analoga di quel bimbo che, riuscito ad avvicinarsi a Papa Francesco non se ne vuole più andare, anzi si siede tranquillo sulla poltrona del Papa a mangiarsi una caramella che qualcuno gli ha offerto per allontanarlo. Il Papa ama questi fuori programma. Egli è conquistato, e si vede, dalla carica spontanea dei bambini. La semplicità, l’attenzione all’altro, chiunque sia, gli appartengono. A mio avviso rappresenta degnamente, qui sulla terra, quel pellegrino che i due discepoli di Emmaus non hanno riconosciuto subito. Quel pellegrino, camminando con loro, si è dato da fare per consolarli, tranquillizzarli, infondendo loro nuova speranza, dopo i fatti traumatizzanti avvenuti a Gerusalemme. “Non ardeva forse il nostro cuore quando egli lungo la via ci parlava e ci spiegava le Scritture?”(Lc 24,32). I gesti dei bambini, del Papa, ogni gesto nostro, anche il più piccolo, che nasce spontaneo dal cuore, sia esso rivolto a Dio o al prossimo, hanno grande importanza, perchè testimoniano la stessa attenzione che Gesù ha avuto ed ha per l’umanità intera. Ogni gesto è segno che lascia intravvedere che dietro c’è un contenuto da scoprire, c’è un’ispirazione divina. Le nostre celebrazioni liturgiche non dovrebbero mai dimenticarsi di questo. Talvolta, invece, i nostri riti sembrano compiacersi un po’ troppo dell’esteriorità, quasi dimenticando la centralità del mistero. Il culto, i riti devono comunicare nelle loro simbologie, rendendole comprensibili a tutti, il vero volto del Sacerdote che ha amato fino al dono di se stesso, riscoprendo l’Essenziale per poterlo vedere e guardare con gli occhi trasparenti e la tenerezza dei bimbi di cui ho raccontato.

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