Fondati sulla fede degli Apostoli

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Nessuna comunità può dirsi ed essere Chiesa di Cristo e nessuno di noi può dirsi ed essere cristiano se non in riferimento alla fede trasmessa dagli Apostoli e dai loro successori, i Vescovi. La garanzia che noi oggi viviamo la vera fede nel Dio di Gesù Cristo risiede nel fatto che mai si è interrotta la “successione apostolica”, cioè quella catena di Vescovi che ci riconduce alla persona di Gesù e ai primi suoi Apostoli.

Certo, nei secoli la Chiesa ha vissuto meravigliosi tempi di comunione, ma ha visto anche tante divisioni; ha annoverato nel suo corpo tanti santi, ma anche innumerevoli peccatori; ha avuto tanti martiri, ma anche tanti apostati; ha tenuto comportamenti radicati nel Vangelo, ma anche tante defezioni; ha tenuto comportamenti moralmente retti, ma anche deviati e devianti… Ma, grazie all’assistenza dello Spirito Santo e al succedersi di Vescovi in piena comunione tra di loro e con il deposito della fede ricevuta dagli Apostoli, ha mantenuto intatta la vera fede e noi oggi abbiamo la garanzia di non essere altro, rispetto alla Chiesa che Gesù ha voluto e di non annunciare altro che il suo Vangelo, cercando, seppur con tanti limiti e tanti errori, di far corrispondere ad esso una vita coerente.

Nella storia sono cambiati i modi di mettere in pratica il Vangelo perché cambiano le culture o anche perché i cristiani sbagliano nell’interpretare il Vangelo nella propria vita, ma la fede cristiana rimane sempre la stessa, grazie alla vigilanza di coloro che il Signore ha chiamato a trasmetterla nella sua integralità e per questo ha garantito a loro un’assistenza particolare dello Spirito Santo: prima gli Apostoli e poi i Vescovi. É per questo che noi ora dobbiamo dire grazie a Dio per il nostro Vescovo Luciano, che, dopo dieci anni di servizio pastorale intenso, lascia la nostra Diocesi. L’abbiamo conosciuto come un pastore buono, generoso, sollecito alle necessità di tutti, mite e umile. Un vescovo cosciente che il primo suo impegno è quello di annunciare la Parola e confermare i fratelli nella fede. Un pastore innamorato della Parola e talmente famigliare con essa per cui ha saputo illuminare e discernere gli eventi della nostra storia alla luce delle Scritture e darci le dritte per un cammino di discepolato vero e innamorato del Maestro.

Grazie a Dio, dunque, per avercelo donato e grazie al Vescovo Luciano per aver svolto con impegno e passione il suo ministero, senza cedimenti di fronte alle fatiche, alle avversità e alle resistenze del suo gregge. Grazie per averci testimoniato la gioia del cristianesimo vissuto nell’oggi della storia. Grazie per aver vissuto il suo episcopato nella convinzione che è un meraviglioso dono di Dio per lui e per la Chiesa. Grazie per averci detto tante volte in modo non formale, ma convinto, che è bello essere vescovo in questa nostra Chiesa Bresciana, nonostante gli abbiamo dato anche sofferenze e preoccupazioni. Ed ora prepariamoci ad accogliere il nuovo Vescovo nella persona di Mons. Pierantonio Tremolada, che fa parte di quella catena, che si chiama “successione apostolica”, per cui possiamo essere certi che viene a confermarci e a consolidarci nella fede apostolica e ci aiuterà a trovare i modi migliori per viverla nel tempo che si rinnova.

Ho la gioia di conoscerlo per averlo incontrato in più occasioni quando ero al servizio delle vocazioni e del diaconato permanente, in quanto lui aveva il mio stesso incarico nella Diocesi ambrosiana. Ho potuto già allora constatare la sua preparazione biblica e pastorale, il suo amore per la Chiesa e per l’annuncio del Vangelo e la sua ottima capacità relazionale. Mentre lo attendiamo preghiamo e prepariamo il nostro animo ad accoglierlo con benevolenza, perché il nostro amore per lui e l’accoglienza obbediente delle sue indicazioni pastorali possa permettergli di svolgere con serenità il suo ministero secondo la volontà del Signore, in modo che la nostra Chiesa diocesana compia un cammino di conformazione a Cristo e di autentico discepolato nella fede.

Il suo arrivo non sia un evento che ci trova indifferenti, perché manifesterebbe l’incapacità a riconoscere le radici della nostra fede cristiana e l’incoscienza della necessità del nostro legame con il Vescovo per riconoscerci ed essere pienamente comunità cristiana.

Mons. Giovanni

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