Fedeltà per sempre?

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Chi ama veramente vuole pronunciare un sì per sempre. Non ci sono innamorati che non si giurino amore eterno.

Tuttavia, vi sono difficoltà che ci spingono a chiederci se questo “SI’” sia davvero possibile. Come si può prendere una decisione per un futuro che ancora ignoriamo? Non rischiamo di cambiare, oppure di veder cambiare la persona che ci sta accanto? Non sarà meglio lasciare una porta aperta? D’altro canto, questa promessa per sempre sembra eliminare la nostra libertà. Sarà meglio non prendere impegni.

Questo è il sentire comune della mentalità odierna. Come rispondere a tali obiezioni?

Iniziamo con l’affermare che il matrimonio non si basa soltanto sui sentimenti, che vanno e vengono come le onde del mare, ma si sostiene su solide fondamenta: io amo la persona in quanto tale, persona amata in quanto ha una sua dignità eterna.

Significa che lo amiamo non solo per le sue buone qualità, ma perché lui è lui, persona unica e insostituibile con le sue qualità e i suoi difetti.

Quando ci innamoriamo, le nostre emozioni si portano dietro una promessa di felicità e durante il fidanzamento ne verifichiamo la sua fondatezza.

Si tratta di verificare che l’amore sia sufficientemente maturo per poter costruire su solide basi.

Questo momento arriva quando i nostri sentimenti amorosi, invece di essere movimenti passeggeri, ci indicano con sicurezza il bene dell’amato e ci svelano in esso una persona degna di essere amata per se stessa.

Solo allora potremo dire SI’ per sempre, poiché avremo trovato una solida ancora per sostenere la nostra nave: per quante onde ci possano essere, sappiamo che continueremo ad amare, anche se non potremo controllare totalmente il futuro.

C’è una cosa che non cambierà mai: la persona dell’amato e la sua vocazione a un amore eterno.

Se scopriamo qualcosa di eterno nella persona che amiamo, è perché la vediamo alla luce dell’amore di Dio.

Amare significa entrare in una sfera più grande dei due amanti, una sorta di atmosfera divina in cui il loro reciproco amore può respirare.

La promessa di felicità non si basa soltanto sulle forze dei due amanti, ma sull’Amore che li precede e che li accompagna: è l’amore del Creatore.

Il loro amore è stabile perché sostenuto da quello di Dio Padre.

Veniamo alla seconda difficoltà: la paura di rimanere legati e di perdere la libertà.

L’impegno del matrimonio non somiglia forse a una prigione?

Pensare così, significa avere una visione ben misera della libertà.

La vera libertà è radicata nell’amore ed è possibile solo quando qualcuno ci ama e ci invita a donarci.

La più grande espressione della libertà non è allora la ricerca del piacere, senza mai giungere a una vera decisione; è invece la capacità di decidersi per un dono definitivo, nel quale la libertà, donandosi, ritrova pienamente se stessa.

Di fatto, soltanto colui che può promettere per sempre dimostra di essere padrone del proprio futuro, lo tiene tra le sue mani e può offrirlo alla persona amata. Ciò che realmente ci schiavizza, non è l’impegno preso, ma la paura.

Per capire il legame tra libertà e dono d’amore, potremmo utilizzare un’immagine.

Quando gli alpinisti scalano una montagna, lo fanno in cordata, ossia legati l’uno all’altro. La corda non è un ostacolo alla loro libertà, ma permette loro di camminare uniti, di aiutarsi a vicenda, di sostenersi in caso di pericolo di caduta e di giungere insieme alla meta

Senza la corda, che rappresenta la promessa di fedeltà per sempre, gli scalatori non sono liberi, ma vagano senza meta e rischiano di cadere.

Quando manca il vincolo della fedeltà, non abbiamo una vita libera, ma una vera “caduta libera” che finisce col distruggerci. Ora, se consideriamo che la cordata è preceduta da una guida esperta, qualcuno che conosce bene la via e che può orientare i nostri passi, possiamo completare l’immagine: l’essere legati è ciò che orienta il nostro cammino, consentendoci di arrivare alla meta.

 Cristo stesso diventa la guida dell’amore umano. 

Perciò, l’indissolubilità del matrimonio è l’opposto di una catena che ci imprigiona. Ciò che ci unisce è

il vincolo dell’amore, che si rinnova sempre perché è sempre in cammino verso la meta: cresciamo insieme fino all’infinito eterno di Dio.

Quando i due si scambiano i voti nuziali, iniziano a prendere parte all’amore indistruttibile tra Cristo e la Chiesa.

Ciò vuol forse dire che i 2 sposi, grazie a strana magia, diventano incapaci di tradire e o di essere infedeli??

Certamente NO!!

Possono però sempre confidare nella fedeltà di Cristo e non DISPERARE MAI DI AMARSI L’UN L’ALTRO CON IL SUO AMORE, accada quel che accada.

Nel sacramento della Riconciliazione ed Eucaristia, la presenza dell’amore di Cristo diventa viva e concreta.

La più grande paura che proviamo quando amiamo, è che il nostro amore non sia ricambiato o che sia addirittura rifiutato.

E per questo che non osiamo essere i primi a dare, senza attenderci nulla in cambio; non osiamo perdonare per timore che il nostro perdono sia rifiutato o che l’altra persona ci ferisca o ci tradisca di nuovo.

Di conseguenza, l’amore reciproco corre talvolta il rischio di bloccarsi in quanto ambedue gli sposi aspetteranno che sia l’altro a fare il primo passo e nessuno abbandonerà la propria posizione.

Ma così facendo, come sarà possibile costruire un’unione stabile che resista alle insidie del tempo?

Il cristiano dispone di una risposta a tale domanda.

Il suo dono sarà sempre ricevuto da qualcuno: da Gesù, che è salito sulla Croce, il luogo dal quale ci ha amati nonostante fossimo peccatori, da dove ha dato amore in abbondanza a coloro che lo rifiutavano. Così, possiamo osare fare il primo passo nell’amore, poiché siamo già stati precedentemente accolti dall’amore di Gesù.

Nessun atto d’amore rimarrà senza una risposta: Cristo sarà lì per raccoglierlo e per rispondervi.

Gli sposi possono amare generosamente, senza aspettare che l’altro li ami per primo.

Soltanto così la loro alleanza non si paralizzerà.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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