Facebook: andata e ritorno

1

Facebook è divenuto un fenomeno mondiale, oramai tutti conoscono questa realtà virtuale, anche i più digiuni e lontani dalla rete hanno sentito parlare di questo social network. Dall’11 settembre 2006, chiunque abbia più di 13 anni può parteciparvi. Gli utenti possono fare parte di una o più reti partecipanti, come la scuola superiore, il luogo di lavoro o la regione geografica. Se lo scopo iniziale di Facebook era di far mantenere i contatti tra studenti di università e licei di tutto il mondo, con il passare del tempo si è trasformato in una rete sociale che abbraccia trasversalmente tutti gli utenti di internet.

Dal settembre 2006 al settembre 2007 la posizione nella graduatoria del traffico dei siti è passata dalla sessantesima alla settima posizione. Dal luglio 2007 figura nella classifica dei 10 siti più visitati al mondo ed è il sito numero uno negli Stati Uniti per foto visualizzabili, con oltre 60 milioni di foto caricate settimanalmente.

Il fenomeno facebook è entrato prepotentemente nel quotidiano di tanti nostri ragazzi e forse questo dato di fatto merita qualche considerazione. Vi confesso che anch’io faccio fatica ad esprimere un parere univoco, oscillo tra sensazioni diversissime: un’ammirazione per la potenza e la globalità del mezzo, una repulsione e un fastidio per l’appiattimento e la banalità che talvolta contraddistingue l’utilizzo di questa risorsa.

Sono abbastanza affascinato dalla tecnologia e dai progressi continui che rapidamente si susseguono, non ho quindi un atteggiamento pregiudizialmente negativo nei confronti dei nuovi orizzonti che quotidianamente si aprono. Talvolta si ha la sensazione di avere una finestra aperta sul mondo e di poterlo incontrare comodamente seduti davanti allo schermo del pc.

Per motivi anagrafici ho dovuto imparare molto, ma i nostri ragazzi, ben più svegli, sviluppano una famigliarità sorprendente con il magico mondo di internet. Quando è emerso il fenomeno facebook ho voluto subito capire di cosa si trattasse, ho immediatamente aperto un profilo personale (è una procedura semplicissima, basta avere un indirizzo e-mail ed il gioco è fatto).

I passi successivi sono consequenziali, si cominciano a condividere pensieri, stati d’animo, cronache quotidiane, fotografie, si può aderire a gruppi di interesse, programmare e pubblicizzare eventi, ma il cuore del “gioco” è la creazione del gruppo di contatti.

Un giorno captando il dialogo tra due adolescenti uno di essi ebbe a dire riferendosi ad una terza persona: “è un mio amico di facebook!” Si è accesa in me una lampadina, quasi un moto di ribellione, si è affacciata una domanda:”dove stiamo andando?” Il rischio è che la parola amico venga divorata, metabolizzata e trasformata dal fenomeno facebook. Un amico è una persona significativa, qualcuno con il quale condivido interessi, passioni, avventure, tempo; è qualcuno che ho bisogno di incontrare, sentire, vedere. Su facebook non è così! l’amico è chiunque si trova nel gruppo dei contatti, è qualcuno che è finito lì per i motivi più diversi, non esistono distinzioni, in facebook si è tutti “amici”, poi magari per strada quando ci si vede si fa fatica a salutarsi…

Su facebook si può rinunciare a pensare, è più comodo! qualcuno elabora un pensiero e, senza troppa fatica, posso semplicemente clikkare (si dice così!) su “mi piace” / “non mi piace”, è possibile anche cambiare opinione… Su facebook la riservatezza è messa a dura prova (oggi si chiama “diritto alla privacy”) soprattutto per i più sprovveduti e spesso i nostri ragazzi sono un po’ imprudenti: c’è il rischio che questo social network degradi in gossip globale; una  sorta di “mercato virtuale” in cui è possibile sapere tutto di tutti. Facebook appiattisce tutto! Vi puoi trovare i pensieri di Madre Teresa di Calcutta o di Martin Luther King e sullo stesso piano le blasfemie più volgari… tutto sullo stesso piano.

All’entusiasmo iniziale per il mondo a portata di click è subentrata una crisi di rigetto: ho cancellato il mio profilo per alcuni mesi e sono sopravvissuto!!

Potrà sembrare emotivo e ondivago il mio atteggiamento, ma credo che in noi adulti e educatori questo fenomeno ingovernabile e capillare debba far nascere qualche riflessione. Facebook è uno strumento potente e versatile e come tutti i fenomeni umani può essere usato benissimo o malissimo, l’importante credo sia non lasciarsi fagocitare dal mezzo. Mi pare opportuno lasciar prevalere sempre e comunque le relazioni vere faccia a faccia, voce a voce.

Facebook può offrire opportunità pastorali importanti, ma se si entra nel gioco è bene essere consapevoli che le regole sono già date e non è possibile modificarle. Da qualche settimana ho riattivato il mio profilo sul social network, non è cambiato molto, ma forse c’è una consapevolezza diversa circa opportunità e rischi.

Il nostro oratorio ha più di una pagina virtuale legata agli eventi e ai gruppi (da www.oratorioleno.it è possibile accedervi agilmente). Mi piacerebbe aprire un confronto reale su questo aspetto del nostro mondo e del mondo dei ragazzi: ci vediamo su facebook?

don Carlo

••―• •― ―•―• • ―••• ――― ――― ―•― ―――••• / •― ―• ―•• •― ― •― / • / •―• •• ― ――― •―• ―• ―――

Commenti