Fa fiorire il deserto – 4 marzo

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III domenica di Quaresima

La terza domenica di quaresima si apre con Gesù nel tempio che scaccia i mercanti. Una Parola che leggiamo con una certa apprensione: in fondo cosa facevano di male? Siamo abituati a trovare buone scuse per evitare di prendere troppo sul serio la radicalità del Vangelo, per accontentarci di una giustizia accomodata. Quella di Dio è invece un’altra strada: dalla corruzione alla giustizia.

Padre Gianni Criveller

Nato a Treviso nel 1961, è missionario del PIME, è stato presidente della commissione storica per la beatificazione di Matteo Ricci e membro dell’analoga commissione per la causa di Xu Guangqi.

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». (Gv 2,13-25)

Dalla Corruzione alla Giustizia

Matteo Ricci, a cui ho dedicato molti anni di studio, portò il vangelo in Cina attraverso l’amicizia, il dialogo, l’arte e la scienza. Era un missionario che non sopportava l’ingiustizia, soprattutto da parte dei potenti. Nella città di Zhaoqing, la sua prima dimora in Cina, aveva costruito una bella casa, con una cappella al secondo piano. La residenza divenne l’attrazione della città, al punto che il governatore la requisì per farne il suo mausoleo. Ricci si oppose fermamente al sopruso, rigettando la lauta ricompensa con la quale il politico voleva abbonirlo, per evitare l’accusa di abuso di potere. Era già sulla via dell’esilio, verso Macau, quando fu richiamato per l’ennesima volta: il governatore temeva di essere accusato dai suoi nemici non solo di abuso, ma di furto vero e proprio. Il missionario gesuita non accettò soldi, chiese piuttosto di essere inviato in un’altra città. Ricci fondò così la seconda presenza in Cina; un’altra tappa verso la capitale Pechino, obbiettivo finale della missione. Ricci perse “il tempio materiale”, ma la sua rettitudine gli permise di salvare “il tempio spirituale” ovvero la sua missione evangelica. Anzi, le diede una svolta importante. Per me, che ho Ricci come ideale, è una lezione preziosa. Resistiamo alle lusinghe del potere e dei vantaggi immediati che i corruttori offrono agli uomini di chiesa. In 28 anni di missione a Hong Kong e in Cina sono stato spesso coinvolto, con amici e collaboratori, in azioni a favore della giustizia e dei diritti umani. Abbiamo sostenuto il diritto dei figli di residenti a Hong Kong, nati in Cina, a riunirsi con le loro famiglie; abbiamo dato vita all’Università popolare per il diritto di residenza, ispirandoci a don Lorenzo Milani; abbiamo fondato un’associazione contro la pena di morte in Cina; abbiamo sostenuto le “madri di Tiananmen”, chiedendo giustizia per i loro figli uccisi dal regime a Pechino il 4 giugno 1989; abbiamo visitato carcerati e accolto rifugiati; abbiamo partecipato al “movimento degli ombrelli” (2014), scendendo in piazza con centinaia di migliaia di studenti di Hong Kong per la democrazia e libertà. Non sono ragioni politiche che ci hanno spinto, ma il Vangelo di Gesù. Abbiamo voluto edificare, per quanto in maniera minuscola, il suo regno di giustizia e di pace. Abbiamo pagato un prezzo: ci è stato impedito di continuare la nostra presenza a Pechino e in Cina per ben cinque anni, impedendoci di realizzare un progetto di presenza culturale ispirato proprio a Matteo Ricci. Ma anche Gesù è stato vittima del potere. E Gesù ci dà la forza per credere nella civiltà dell’amore; in un mondo senza corruzione.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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