Fa fiorire il deserto – 25 marzo

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Domenica delle Palme

Con la Domenica delle Palme inizia la Settimana Santa. Gesù entra nella città, Gerusalemme, in una festa di popolo, lo stesso popolo che, dopo pochi giorni, lo abbandonerà alla morte di croce. Il peccato si mostra in tutta la sua menzogna: rende l’uomo capace di ogni ingiustizia. Ma la salvezza di Dio arriva fino a queste profondità: con la Croce di Gesù siamo salvati dal peccato e dalla morte.

Suor Elisa Kidanè

Suora comboniana, ama definirsi: eritrea per nascita, comboniana per vocazione, cittadina del mondo per scelta. È nata a Segheneiti, Eritrea ed è stata per il suo istituto in Ecuador, Perù e Costa Rica

[I due discepoli] portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!». (Mc 11, 1-10)

Dal Peccato alla Salvezza

Spesso ho raccontato un aneddoto, come una divertente storiella, capitatomi quando mi trovavo nella missione di Santa Maria de los Caypas in Ecuador. Stavo preparando dei ragazzini alla Cresima. Premessa obbligatoria: Santa Maria de los Cayapas è una comunità sulle sponde del fiume Cayapas e raggiungibile solo in canoa; si trova dentro una foresta lussureggiante. Avevo parlato ai ragazzini del deserto e del suo significato teologico. Mi ero dilungata sul viaggio del popolo di Israele nel deserto, delle fatiche e tentazioni e mi ero addentrata anche nel racconto dei 40 giorni di Gesù passati nel deserto. Eppure qualcosa mi diceva che questa storia del deserto non veniva percepita come avrei voluto io! Mi venne allora l’idea di chiedere che cosa fosse per loro il deserto. Uno rispose allegramente: El desierto? Es un monte lleno de arboles”. Il deserto? È una montagna piena di alberi. Non avevano la minima idea di un paesaggio che non fosse coperto di erba e alberi. Ogni tanto ho raccontato questa storia come un aneddoto divertente. Fino all’anno scorso. Perché questa stessa risposta me la sono ritrovata mille miglia di distanza, dopo oltre vent’anni e nel cuore di un deserto vero e proprio. Mi trovavo a Kulluku, in Eritrea. Una delle zone più desertiche del paese. Da qualche anno le comboniane hanno aperto una comunità. Ho passato qualche giorno con le consorelle e uno di questi siamo andate a visitare una comunità cristiana. Nell’andare ragionavamo sulla bontà del nostro essere lì, sul fatto che i Kunama sono il gruppo etnico più isolato e spesso dimenticato. Sull’importanza della formazione dei leader e via discorrendo. Al nostro arrivo ci vennero incontro due catechisti. Due contadini che a differenza degli altri sanno leggere e scrivere, quindi ritenuti maestri e ascoltati dalla comunità tutta. Ci sediamo e iniziamo a discorrere. I discorsi vertono sulla difficile situazione economica e sociale. Il sogno, e la fatica di realizzarlo, di una scuoletta per i bambini. […] Non possiamo non cogliere il lento cammino fatto di piccoli e impercettibili passi. Il deserto per noi che ci viviamo è una scuola di vita. Hai visto quel piccolo orticello? Ebbene, a turno, uomini, donne bambini, lo custodiamo. Sono tante le insidie che vorrebbero soffocare la vita che vuole nascere. Ed è una gioia indescrivibile quando riusciamo ad avere qualche frutto. Così, anche noi siamo dei piccoli orti… Ed è solo la cura, la disciplina, l’aiuto reciproco che impedirà al peccato di farla franca. Così spiego ai miei ragazzi il significato della vera Salvezza. Non è un miraggio o un miracolo che accade d’improvviso, ma un cammino lento, sofferto, fatto di delusioni, di voglia di mollare. Un cammino che qui nel deserto sembra non lasciare traccia, perché il vento scompiglia la sabbia e le orme vengono disfatte; ma il deserto ti insegna anche ad essere tenace, a saper resistere, ad affidarti a quel Dio che ha avuto il coraggio di inviarci suo figlio, un figlio, Gesù, che a sua volta non ha avuto timore di sperimentare le asperità del deserto. La salvezza non è la fine di un percorso: è compagna di viaggio. Il peccato, la debolezza, la fragilità sono sempre lì, che tentano di farci desistere, ma la salvezza continua a darci il coraggio necessario per andare avanti. (Trovi la testimonianza e la biografia completa su bit.ly/missioniQuaresima2018)

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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