Fa fiorire il deserto – 11 marzo

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IV domenica di Quaresima 

La quaresima continua. Nuovamente Gesù richiama il deserto: luogo del silenzio e dell’assenza, luogo del bisogno e della fragilità. È nel deserto che sentiamo più forte il grido di noi stessi. È nel deserto della malattia, del bisogno, della necessità del chiedere che ci scopriamo bisognosi dell’amore che salva.

Dott. Francesco Castelli

Professore ordinario di malattie infettive e direttore della Clinica di Malattie Infettive e Tropicali agli Spedali Civili di Brescia ha avuto esperienze professionali in molti paesi africani ed asiatici.

“Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. (Gv 3,14-21)

Dalla Malattia alla Guarigione

L’amore è tutto. Orfano di padre quando ancora era bambino. Una lunga e dolorosa lotta contro la tossicodipendenza che gli aveva rubato la vita. La progressiva disassuefazione per ritrovare poco a poco la serenità del lavoro, delle amicizie, la gioia del vivere. Una faticosa riconquista della propria dignità che era stata raggiunta con il liberarsi dalla schiavitù della dipendenza. Un controllo degli esami del sangue, fatto per scrupolo, lo riconsegna alla disperazione. L’infezione da HIV viene a oscurare la luce che stava intravedendo alla fine del tunnel dopo anni di apparenti successi e ricadute nell’inferno della droga. Spaventato, era entrato nel ritmo degli esami e delle visite presso l’ospedale, nel perenne timore che qualcuno che conoscesse lo incontrasse “agli Infettivi”, che qualcuno scoprisse il suo segreto e facesse crollare il fragile castello di carte su cui ormai era stato costruito il suo sistema di relazioni sociali. E un giorno l’incontro avvenne, con il cerotto al braccio dopo un prelievo di controllo. Non lo vedemmo più per 5 anni, quando fu riportato in ospedale dal freddo grido dell’ambulanza, in una fredda notte di gennaio. La malattia era progredita, in assenza di cure ed una polmonite gravissima metteva a rischio la sua vita. L’affanno del respiro gli impediva di parlare. Per lui parlò una giovane donna che lo accompagnava. Si erano conosciuti 3 anni prima e si erano innamorati e sposati. La dolcezza e la felicità dell’amore, coinvolgente e appassionante, era stata più forte della sua infezione. La felicità lo rendeva forte. Non aveva più preso i farmaci. Pur amandola, non aveva avuto il coraggio di comunicarle la verità sulla sua infezione. Troppo grande era stato il timore di perdere l’unica cosa bella che lo aggrappava alla vita. In assenza di cure, l’infezione aveva ripreso maligna il suo corso, inesorabile, divorando il suo sistema immunitario ed i suoi sogni e portandolo ora di fronte alla morte, nel letto del reparto di isolamento dell’ospedale. Lei fu sempre presente, di giorno e di notte, attenta anche ai minimi cambiamenti dei suoi rantoli leggeri e rapidi, in una altalena quotidiana tra la morte e la vita. E la verità emerse, sussurrata tra la maschera ad ossigeno, quasi come a voler purificare un sentimento di colpa. Lei, inconsapevole, era stata esposta per amore al rischio del contagio. Ombre del passato ritornano prepotenti ed angoscianti nella mente. Anche quella notte, come tutte le notti da ormai due settimane, lei fu al suo fianco nella stanza di isolamento seguendo il ritmico rumore metallico dei monitor. Fummo felici di consegnarle il risultato negativo del test. Lei, dolcemente, ci disse che non poteva essere infetta. Aveva il compito di essere la colonna della coppia, di essergli vicina ancor più di prima. E mantenne la sua promessa. Insieme stanno conducendo la loro battaglia più importante. Ha ripreso fiducia nel mondo. Ha ripreso la terapia ed il suo stato di salute sta migliorando. La condivisione del suo pesante segreto lo ha reso responsabile e consapevole del grave errore commesso. Insieme possono affrontare tutto.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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